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Il fondatore di “Mama Africa” accusato di abusi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:33
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Vincenzo Liguoro, fondatore di “MamAfrica”, associazione Onlus di volontariato, è accusato di aver abusato sessualmente di un minore ospitato in una casa famiglia, in Togo.

Ancora una storia di abusi sessuali e violenze su minori, ma questa volta il Vaticano non c’entra. Enzo Liguoro, ex professore di Scienze politiche e fondatore di “MamAfrica”, associazione Onlus di volontariato, pare sia agli arresti domiciliari. Una terribile notizia per l’associazione, strenua avversaria del vicepremier Matteo Salvini e del Sovranismo  e convinta sostenitrice dello Ius Soli.  Un danno d’immagine e credibilità enormi, che potrebbe comprometterne l’operato, almeno nel breve periodo. Liguoro, ex docente, opera da decenni in Togo e ha organizzato tra l’Italia e l’Africa frequenti spedizioni, grazie alle quali ha inviato materiale sanitario, alimenti e altri beni, devoluti agli ospiti di una casa-famiglia di Togoville, nel Sud del Paese. Un’attività encomiabile, che rischia un epilogo molto triste, almeno per chi l’ha ideata.

Sembra che nei confronti del fondatore sia stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare dal Tribunale di Nola, come riportato dall’Ansa. Il 72enne è accusato di aver abusato sessualmente di un minore ospitato in una casa famiglia, in Togo, che sarebbe stato minacciato di essere allontanato dalla struttura se non avesse acconsentito ai rapporti. I fatti risalgono ad un periodo compreso tra il 2007 e il 2014, quando Liguoro era impegnato in attività umanitarie in Africa. Si stenta a credere ad un resoconto del genere e la stessa Onlus è apparsa addolorata e incredula dinanzi alle accuse mosse contro il fondatore. A poche ore dalla diffusione della notizia sulla pagina FB dell’Associazione è comparso un comunicato dove si delinea in breve la vicenda, onestamente e senza sminuirne la portata:

MamAfrica comunicato FB - Leggilo

Secondo le ipotesi investigative emerse, la vittima, allora minorenne, avrebbe vissuto anni con il terrore di essere allontanato dalla struttura in cui era ospite. Il minore avrebbe ceduto alle avances per il rischio di perdere, in caso contrario, ogni tipo di assistenza e tutela che invece gli venivano fornite: cibo, acqua, copertura sanitaria e diritto allo studio. Tutta la sua vita, in pratica, sarebbe crollata.

I fatti sarebbero emersi grazie ad un operatore italiano, che lavorava per “MamAfrica” – la Onlus, pertanto, non sembra poter essere accusata di omertà. L’operatore avrebbe notato degli atteggiamenti poco consoni tra Liguoro e il minore africano. Ha quindi segnalato l’anomalia alla Polizia italiana, denunciando “situazioni strane”, che ha di conseguenza aperto le investigazioni del caso, dopo avere ottenuto le debite autorizzazioni internazionali. Gli agenti della squadra mobile di Napoli, coordinati dai pubblici ministeri della Procura di Nola, avrebbero delineato “un grave, univoco e concordante quadro indiziario ai danni della persona indagata”. Ma il condizionale è d’obbligo. Intanto la pagina Facebook della Onlus, che contava più di 500mila followers non è più accessibile.

Il silenzio dei media

Non è stato reso noto il motivo. Forse una scelta della stessa Assciazione. Ma al di là di queste scelte, comprensibili, quello che sorprende è il silenzio di larga parte dei media sulla vicenda. Sono gli stessi, non ha caso, che si dilettano spesso oltre il necessario a discettare su danni e disastri del Governo xenofobolo e populista, sul Congresso di Verona, sulle derive più o meno fasciste nella perfiferia di Roma e, sopratutto, sull’odioso Ministro dell’interno. Testate giornalistiche che inviavano reporter nella piccola proprietà di Antonio Di Maio, padre del viceministro, per fare inchieste su un abuso edilzio come fosse una discarica di veleni, ora tacciono sul fondatore di MamAfrica. Si ha la sensazione che Gad Lerner e Roberto Saviano, che pur cinguettano spesso su Salvini, non parlerebbero di lui neanche sotto tortura. Chissà se farebbero la stessa scelta qualora un caso simile coinvolgesse qualcuno di CasaPound.

Silenzio sulla stampa mainstream e quella di Sinistra – e spesso le due cose coincidono. Il Mattino di Napoli ne parla, ma è così gentile da evitare come la peste il nome di “MamAfrica” e quello del fondatore. Nessuna inchiesta, fosse anche per difendere un uomo che, alla fine, ben potrebbe essere stato accusato ingiustamente. Ma la scelta “giornalistica” è di fare silenzio. Una vicenda esemplare questa, l’ennesima, per chi ancora racconta la favola del giornalismo come baluardo delle democrazia e garanzia di obiettività.

Il Comunicato di Mama Africaaggiornamento 17.4.19 

E’ necessario rispettate “il principio per cui le difese e le
allegazioni del caso vanno effettuate nel processo e nelle sedi di accertamento dellafondatezza o meno di accuse“. Con un breve comunicato l’Associazione Mama Africa ha ribadito pena fiducia nell’operato della Magistratura “certa che il prof. Enzo Liguoro potrà chiarire nelle sedi competenti la completa estraneità alle ipotesi di reato contestate“. L’Associazione ha reso noto che il fondatore “per motivi di trasparenza, il predetto ha inteso sin dall’avvio delle investigazioni nel 2017, dismettere ogni incarico dall’Associazione“. La Onlus sottolinea inoltre che il “procedimento penale pende ancora nella fase delle indagini preliminari e che, pertanto, alcuna decisione in merito alla sua innocenza o colpevolezza risulta rassegnata dall’Autorità Giudiziaria. Quanto alla custodia preventiva, non va neanche sottaciuto che i giudici della cautela, si sono espressi in maniera contrastante in ordine alla sussistenza della gravità indiziaria. Infatti, il Giudie per le Indafini Preliminari in prima istanza, ritenendo fondate le difese del Liguoro, respingeva la mozione cautelare, poi parzialmente accordata in seguito all’appello promosso dalla Procura di Nola“. La Onlus evidenzia, in tal modo che “solo l’approfondimento processuale potrà fornire risposte adeguate agli interrogativi legittimamente sollevati“.

 

 

 

Fonti: Ansa, Facebook Mama Africa, Comunicato stampa Mama Africa

 

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