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Stefano Leo, suo padre piange, lui è morto per un sorriso

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:11
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Il papà di Stefano Leo, Maurizio Leo, non si dà pace per la morte del figlio. Proprio ieri il killer si è costituito e ha motivato così il suo gesto spregevole: “L’ho ucciso perché aveva un’aria felice. Doveva soffrire come soffro io”.

Stefano Leo, il padre Maurizio si dispera - Leggilo

Maurizio Leo, padre del povero Stefano Leo, ucciso lo scorso febbraio, non si dà pace e non riesce ad accettare la morte di suo figlio. Proprio ieri il reo confesso dell’omicidio di Stefano si è costituito alle Forze dell’ordine, con motivazioni che hanno lasciato di stucco. L’omicida ha raccontato che, dopo la separazione con la sua ex compagna, era caduto in uno stato di depressione cronica e che voleva farla pagare a qualcuno. Non importava chi. Non conosceva Stefano, ma doveva uccidere la sua felicità.

Stefano, che viene ricordato dagli amici e familiari come una persona solare, magari ha sorriso al suo assassino, perché lo vedeva triste e voleva confortarlo. Forse era semplicemente sorridente come tutti i giorni. Nessuno lo saprà mai. L’assassino però ha detto: “Non lo avevo mai incontrato, mai visto. Mi ha sorriso, ho solo pensato che anche lui doveva soffrire, come me.” La depressione l’ha portato ad uccidere un ragazzo innocente, un giovane che camminava per strada per andare al lavoro. Un giovane che aveva ancora tanto da dare e da ricevere in questa vita.

Il padre, Maurizio Leo, non si dà pace e ha dichiarato: “Il pensiero che mio figlio Stefano sia morto per un semplice sguardo, forse per un sorriso regalato alla persona sbagliata, è inaccettabile”. Un dolore inspiegabile, una morte inaccettabile e che si fa fatica a comprendere, come riportato da La Stampa.

La vita di Stefano è stata portata via da un pazzo – dice il padre, l’uomo più triste del mondo – Da uno che dice: era felice mentre io ero triste. Uno che avrebbe potuto ammazzare chiunque. Non c’è nessun sollievo in questo. Sono sconvolto. Sono arrabbiato” Sapere la verità non l’ha aiutato. Perché è un epilogo senza senso: “Volevo un nome. Una ragione. Non questa. Sono senza fiato. Che senso ha scoprire che un ragazzo di trent’anni ammazza un suo coetaneo senza neanche conoscerlo? Che è bastato uno sguardo? Non mi sento meglio. Mi sento malissimo e sto entrando dallo psicologo. Sapere che è stato un folle non aiuta me e dovrebbe impensierire tutti”  E e qui Maurizio racconta un particolare struggente – Ieri ho camminato sul lungo Po dalla casa di mio figlio al punto esatto in cui un folle gli ha tagliato la gola. In mezzo a quelle persone venute a rendergli omaggio con i palloncini rossi. Commovente. E mi sono sentito veramente disperato“.

Maurizio parla degli altri figli: “Il più piccolo, Alessandro, è quello che l’ha presa peggio. A scuola ha disegnato piangendo il ritratto di Stefano e tutta la classe per consolarlo si è messa a disegnare con lui“. E continua a raccontare, Maurizio, ricordando uno degli ultimi momenti passati con il figlio, serenamente, nella certezza che ci sarebbe stato un domani da condivdere, e un’altro ancora. “Una delle nostre sere, pochi giorni prima che succedesse eravamo in cucina e mi raccontava della vita, dei viaggi e della speranza. Era un ragazzo a posto, aveva studiato e girato il mondo. Era venuto a Torino e mi mandava le fotografie di questo angolo di città bellissimo che era diventato la sua casa. Mi parlava dei ciliegi in fiore in Giappone.

Un ragazzo sorridente, Stefano e quel sorriso lo ha condannato: “Attenti tutti. Non bisogna ridere, meglio andare in giro con il broncio. Siamo al cortocircuito. Ma non sentite l’enormità di questa cosa? Che posto è questo? Che scherzo ci stanno facendo? Non ho parole. Mio figlio è stato ucciso perché sorrideva…” E Maurizio ha inziato a parlare della vita di ogni giorno, degli affanni e dei pensieri. Una vita come tante altre che ora dovrà confrontarsi con una vicenda straziante prima e inspegabile dopo, quando la si è potuta osservare in tutta la sua assurdità: “Mi lasci essere banale…” aggiunge il papà: “cosa devono fare gli italiani per non avere paura, per non sentirsi sempre una spada di Damocle sulla testa. Più che lavorare e pagare le tasse, io non lo so più cosa fare. Lo scorso weekend ho macinato 1.300 chilometri da Chiavari a Milano e poi Torino, Genova, di nuovo Chiavari dove ho una casa. Cosa devono chiedere ancora a un padre di famiglia? Stamattina è arrivata quella notizia pazzesca ma sono andato lo stesso in ufficio e ho portato i bambini a scuola….”.

Il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha promesso di aiutare la famiglia: “Ha scelto lui perché aveva un’aria felice. Farò di tutto perché la famiglia di Stefano abbia Giustizia”, ha scritto su Twitter. Come lui, anche la famiglia del ragazzo chiede giustizia a gran voce.

Solo il ricordo del suo sorriso mi fa andare avanti” dice papà Maurizio pensando al figlio. Avrà bisogno fi tutta la forza del mondo.

Fonti: La Stampa, Twitter Matteo Salvini

 

 

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