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Imane Fadil, esaminati reni e fegato. Sgarbi: “io c’ero quelle notti. E ho visto”

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Imane Fadil, morta lo scorso 1 marzo, non era una presenza “fondamentale” nelle cene ad Arcore, secondo quanto sostenuto sia da Lele Mora che da Vittorio Sgarbi. Primi esiti della biopsia.

Imane Fadil domani autopsia - Leggilo

Su quanto la presenza di Imane Fadil alle cene ad Arcore potesse essere superflua ci aveva già messo il punto l’ex agente dei Vip Lele Mora. Ma oggi, a confermare il fatto che la ragazza si trovasse lì quasi inutilmente, e che la sua presenza fosse un surplus, nulla di determinante, ci ha pensato il critico d’arte e deputato Vittorio Sgarbi, che ha definito la ragazza – testimone chiave nel processo contro Silvio Berlusconi, deceduta lo scorso 1 marzo per avvelenamento – una semplice “comparsa”.

Imane Fadil è la donna che non sapeva nulla“, dice Sgarbi, “era una presenza laterale ad Arcore. Lei a queste cene è venuta qualche volta, ho letto otto volte, ma era una comparsa, una presenza laterale, probabile che Berlusconi non se ne ricordi”.  Come Mora, anche per Sgarbi Imane Fadil , 34enne marocchina, appare una ragazza in cerca di notorietà e giri che potessero favorirle una condizione sociale diversa. “Erano cene” – osserva Sgarbi – “Io e Berlusconi eravamo gli unici maschi. Sempre e solo io e lui. Io portavo dieci ragazze, le sue erano una ventina”. Secondo il critico, le cene ad Arcore erano ben diverse di quello che c’era scritto sui giornali. Silvio cantava, a cena finita. Poi, nella saletta sotterranea le ragazze ballavano lap dance, fino alle due. “Noi chiacchieravamo, sì, qualcuna è andata a letto con lui. Ma non mi interessa. I balli, i toccamenti, le avances, è tutta fantasia”, prosegue Sgarbi.

Quello che è certo, però, che anche se Imane Fadil viene descritta come una presenza poco rilevante e poco determinante ai fini di un processo, non tanto da poter essere uccisa, quella dell’avvelenamento sembra essere la pista attualmente più seguita dagli inquirenti. La Procura di Milano indaga per omicidio volontario, e a confermare l’ipotesi emergono i primi risultati delle analisi. Eseguita – con un protocollo ben preciso per evitare contaminazioni – una sorta di biopsia su due organi, all’Istituto di Medicina Legale, da un pool di consulenti nominati dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e dai pm Antonia Pavan e Luca Gaglio e guidati da Cristina Cattaneo.Dagli esiti dei primi esami effettuati sui campioni di tessuti prelevati da fegato e reni della modella marocchina, non ci sono tracce di elementi radioattivi, come confermato dagli gli esperti dell’Arpa di Milano e dell’istituto di Fisica dell’Università Statale, nominati dalla Procura.

I risultati escludono tracce di radioattività da raggi alfa, i più dannosi, come il polonio 210 utilizzato, nel 2006, per uccidere Litvinenko, l’ex spia russa. Le suggestioni sul decesso della ragazza – suscitate dai comunicati della Procura, ingigantite e strumentalizzate da certa stampa – suggestioni che vedevano sullo sfondo della vicenda l’ex premier Silvio Berlusconi come mandante o persona ricattata attraverso l’omicidio della ragazza – appaiono destinate a sfumare.

Gli esami erano propedeutici allo svolgimento dell’autopsia. Il loro esito era molto atteso perché se fosse stato positivo, sarebbero servite precauzioni eccezionali per evitare contaminazioni nei prelievi sulla salma. Per estremo scrupolo i campioni sono stati inviati anche all’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile – l’Enea – per avere un ulteriore riscontro a breve.

L’autopsia è attesa per i prossimi giorni, probabilmente domani. Resta da capire l’origine dei metalli trovati nelle urine e nel sangue della modella, tra cui cadmio, cobalto, antimonio negli esami effettuati prima del decesso. Soprattutto capire la provenienza di queste sostanze. La pista seguita dagli inquirenti resta questa, dunque, ma una malattia rara e autoimmune rimane una probabilità che si cercherà di escludere con l’esame autoptico. La malattia, eventualmente, avrebbe aggredito midollo e causato il cedimenti degli organi interni. Alla notizia dell’assenza di sostanze radioattive anche il legale della modella e dei suoi parenti, Paolo Sevesi, è apparso più sollevato. Ma la stessa Imane, poco prima di morire, aveva espresso la sua paura nell’essere stata avvelenata. Una faccenda ancora tutta da risolvere.

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