Home News Mondo Strage delle moschee, l’Isis ritorna: “Presto ci sarà sangue nelle Chiese”

Strage delle moschee, l’Isis ritorna: “Presto ci sarà sangue nelle Chiese”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:32
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Brenton Tarrant è l’autore della strage delle moschee, in Nuova Zelanda. A muovere i fucili un odio verso lo straniero e l’obiettivo di terrorizzare i musulmani. Ma l’Isis ha annunciato vendetta.

Lorenzo Orsetti, combatteva per la causa curda - Leggilo

Ha un volto e un nome l’attentatore che ha seminato terrore e morte in due moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda, uccidendo 49 persone e ferendone altre 20. Si chiama Brenton Tarrant e non ha nulla a che fare con l’Isis, il nemico dell’Occidente ormai da mesi. L’Isis non è complice, in questo caso, ma vittima. Un attentato che sa di nuovo e che apre un nuovo scontro ideologico, dove a giocare sono due estremisti che invece di andare d’accordo si fanno guerra. Brenton Tarrant non ha gridato “Allah Akbar”, prima di sparare all’impazzata sui fedeli; non ha agito in nome di un Dio, se non della sua testa; e il suo atto di fede è stato un manifesto anti-migranti di 74 pagine in cui ha parlato di “una vendetta contro gli invasori“. Non è membro di alcuna organizzazione, nessuno ne ha coordinato l’attacco e il suo arrivo in Nuova Zelanda non aveva altro obiettivo se non prepararsi alla strage, come riportato da La Stampa. Un lupo solitario che non dipendeva da Al Qaida, né voleva farne le veci. Eppure il suo potrebbe dirsi un attentato in piena regola, perfetto per rientrare nei canoni estremisti. Una dinamica che poco si distanzia dalla strage del Bataclan: fucili, colpi a raffica, un buon numero di morti e la ripresa degli spari, diffusa tragicamente sul web. 17 minuti in diretta Facebook: da un lato la gente che guarda, impotente, ferma, spettatrice di una realtà funerea e disastrosa. Dall’altra la gente che muore. Il video è stato poi rimosso ma ormai l’obiettivo era ormai raggiunto. Così, il dolore si è potuto vedere e Tarrant potrebbe dirsi l’affiliato perfetto di Al Qaida.

Ma così non è. Il suo atto di violenza senza precedenti è servito piuttosto a creare scompiglio all’interno dell’Islamic State, tanto che l’Isis non ha tardato a rispondere, minacciando vendetta per la strage delle moschee. Su Telegram – un servizio di messaggistica russo di difficile decriptaggio – gli jihadisti hanno fatto riferimento a una “guerra dei Crociati portata avanti contro i musulmani” e hanno prospettato le prossime mosse per il futuro: “Risponderemo col sangue”. Così, un nuovo appello ad “attaccare le Chiese”. Si prospetta una guerra tra nemici. Il colpo di Tarrant è un attacco senza precedenti perché nessuno, fino ad ora, aveva risposto ai colpi islamici. Ma all’orizzonte il sangue non sembra finito.

Chi è Brenton Tarrant

Quello del 28enne australiano è una risposta, esasperata, all’immigrazione di massa. E se la Francia è stato il posto perfetto per gli attentati islamici, la Nuova Zelanda dimostra che anche i posti remoti non sono esenti dal pericolo dello straniero. “The Great Replacement”, cioè “La grande sostituzione etnica”, è il manifesto anti-migranti pubblicato su Internet: 74 pagine dove trapela una scioccante dichiarazione di guerra in cui l’omicida parla di sé come di una persona “timida, bianca e introversa”. Emerge anche che l’uomo pianificasse gli attacchi da due anni, per scegliere di colpire la Nuova Zelanda solo tre mesi fa. Tarrant fa riferimento ad una “vendetta contro gli invasori, per le centinaia di migliaia di morti causate da invasori stranieri sulle terre europee nella storia, per la schiavitù di milioni di europei prelevati dalle loro terre dagli schiavisti islamici, per le migliaia di vite umane perse in attacchi terroristici in tutte le terre europee”. L’obiettivo è creare “un clima di terrore per i musulmani“. Una strage programmata da due anni che gli ha lasciato come unico rimorso il desiderio di “uccidere più invasori e traditori“. Brenton Tarrant, che racconta di aver avuto un’infanzia normale, si descrive etno-nazionalista e fascista, ma è anche uno che conosce le dinamiche islamiche e decide di colpirle imitandole: “Ho scelto le armi da fuoco per l’effetto che avrebbero avuto sui media e sulla politica degli Stati Uniti e quindi del mondo”, scrive.

La sua follia ha basi lontane. In una foto postata sui social si vedono i caricatori delle mitragliatrici ricoperti di scritte in inchiostro bianco che fanno riferimento ad antiche battaglie e più recenti attacchi contro le comunità musulmane. C’è Luca Traini, l’autore del raid razzista di Macerata del 3 febbraio 2018; Sebastiano Venier, l’87esimo Doge della Repubblica di Venezia che nel 1571 nella battaglia di Lepanto inflisse una dura sconfitta ai turchi; Alexandre Bissonette, 29enne che nel 2017 uccise sei persone in una moschea di Quebec City, in Canada.

Il mondo di Tarrant appare un miscuglio di rabbia e odio, una follia portata fino all’estremo e un’ideologia sanguinosa. Il profilo che emerge è quello di una persona fortemente disturbata, che minaccia di morte la Cancelliera tedesca Angela Merkel, il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il Sindaco di Londra Sadiq Khan. Invece, Donald Trump è il “simbolo di una rinnovata identità bianca” e la Cina è la nazione che più riconosce come amica. La sua radicalizzazione era cominciata dopo la morte del padre, per un cancro, nell’aprile del 2010. Tarrant aveva deciso di partire per un viaggio in giro per il mondo destinato a durare sette anni. È stato durante questo girovagare, secondo alcuni dei suoi ex amici, che il giovane si è “probabilmente radicalizzato”.

Lorenzo Orsetti, l’italiano ucciso

Intanto, mentre la Polizia ha esortato ad evitare le moschee, i posti aperti e ha non condividere il video della strage – filmato in diretta dal terrorista – l’Isis ha annunciato di “aver ucciso un crociato italiano in Siria”, nel combattimenti a Baghuz. Su Telegram – un servizio di messaggistica russa utilizzato dagli jihadisti – è stata mostrata la foto della tessera sanitaria e della carta di credito di Lorenzo Orsetti. “Mi chiamo Lorenzo, ho 32 anni, sono nato e cresciuto a Firenze. Ho lavorato per 13 anni nell’alta ristorazione: ho fatto il cameriere, il sommelier, il cuoco. Mi sono avvicinato alla causa curda perché mi convincevano gli ideali che la ispirano, vogliono costruire una società più giusta più equa”, ha detto Orsetti tempo fa, come riportato dall’Adnkronos. Poi, è volato nella parte orientale del paese per aiutare la popolazione civile a difendersi. “L’emancipazione della donna, la cooperazione sociale, l’ecologia sociale e, naturalmente, la democrazia. Per questi ideali sarei stato pronto a combattere anche altrove, in altri contesti”, aveva detto il combattente. Ora, è morto. La madre ha sentito pronunciare il suo nome ed e le crollato il mondo addosso: “Stavo sonnecchiando quando ho sentito il nome di Lorenzo e ho intravisto la sua fotografia al Tg3 della Toscana. Cos’è successo? È da ieri che Lorenzo non risponde al telefono” ha detto, raggiunta dai giornlisti.

Chiara Feleppa

Fonte: La Stampa, Adnkronos

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