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Rifiuta le chemio per salvare il figlio che portava in grembo: morti entrambi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:04
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Brianna Rawlings, ragazza australiana di appena 19 anni, è morta per una forma di tumore molto rara e aggressiva. Aveva rifiutato le cure per salvare il bimbo che portava in grembo.

Brianna Rawlings rifiuta le chemio

La storia di Brianna è quella di una madre che ha deciso di fare la madre ancora prima che il suo bimbo venisse al mondo. E’ la storia di chi, a un certo punto della sua vita, ha dovuto scegliere tra salvare la sua vita o quella di un’altra persona. Brianna ha scelto gli altri, ed è morta. Non sempre essere donne implica l’essere madre e la maternità comporta responsabilità e scelte che molte non sono ancora pronte a compiere. Molte, dopo il parto, si sentono incapaci, non si accettano in un nuovo ruolo, non si riconoscono in se stesse, e i casi di depressione post-partum lo dimostrano. Invece, Brianna è andata in contro alla morte, pur di non mettere a rischio la vita di quello che era ancora un feto e che sentiva già suo figlio.

Brianna Rawlings, ragazza australiana di appena 19 anni, è morta non molto tempo fa a causa di una leucemia a cellule KN, grave forma di malattia del sangue rara e aggressiva. Poteva curarsi, fare la chemioterapia. Ma quando le è stato diagnosticato il tumore, la ragazza era incinta di 17 settimane. Per questo, aveva scelto di posticipare la cura, pur di dare alla luce suo figlio. E così è stato. Il bimbo è nato, ma dopo qualche giorno di vita, è morto. La donna aveva contratto un’infezione, quand’era ancora incinta, e per questo si era proceduto con un cesareo d’emergenza tre mesi prima del termine. Kayden, il piccoloè riuscito a sopravvivere per 12 giorni, prima di morire. La madre, devastata, ha continuato combattere. Poi, le sue condizioni sono peggiorate, fino all’epilogo. Dopo poco, Brianna è morta, dopo aver fatto di tutto per salvare il bimbo che portava in grembo. Inutili i tentativi dei medici, che avevano tentato una cura sperimentale dal costo di $ 3000 ogni tre settimane. La sua famiglia aveva iniziato la raccolta di fondi per coprire il costo del trattamento.

“Non trovo neanche le parole … Non riesco a pensare senza piangere”, ha detto dopo la perdita sua sorella Kourt, disperata. “Voglio dire a tutti di star vicino ai propri cari e non smettere mai di esprimere vostro amore per loro”, ha continuato la donna.

Brianna, originaria di Colyton, un sobborgo di Sydney, non ci aveva pensato due volte a rifiutare le cure. Le alternative erano l’aborto, oppure, il piccolo sarebbe potuto nascere con gravi complicanze e poche possibilità di sopravvivenza, come riportato dal Mirror. “È stato molto duro, lungo, estenuante e doloroso. Anche se Kyden non è più con noi, mi ha dato la forza per andare avanti e sconfiggere questo male”, aveva detto Brianna a FEMAIL dopo la scomparsa del suo primogenito. “Ero molto felice ed entusiasta di essere una madre, tutto ciò che avrei mai voluto era avere famiglia. Quei 12 giorni che ho potuto trascorrere con il mio bambino Kyden, tenendolo in braccio, contando le dita dei piedi e delle manine, parlando con lui come avrei fatto quando era nella mia pancia. Erano così speciali, sono stati i migliori 12 giorni della mia vita!” , erano state le commoventi parole della mamma.

Pensava davvero di farcela, di riuscire a sopravvivere: “Voglio sconfiggere questa orribile malattia. Credo di poterlo fare e ho fatto una promessa a mio figlio “, aveva detto. Invece, il destino è crudele e non ha lasciato speranze a nessuno dei due.

Chiara Feleppa

Fonti: Mirror, Femail

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