Federico, dopo i morsi sostituisce la foto dell bimba con quell del cane

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Alice, picchiata davanti agli occhi impietriti della gemellina. Due bottiglie di champagne per festeggiare l’orrore

La piccola Alice, di 22 mesi, è stata ridotta in fin di vita dal compagno della madre, Federico Zeoli, che le si è scagliato contro per il fastidio del suo pianto.  

Piangeva troppo, non volevo. E’ stato un raptus“. Ha detto così Federico Zeoli, l’uomo che ha picchiato e morso, fino a ridurla in fin di vita, Alice, la figlia della compagna di soli 22 mesi. La donna era uscita di casa per portare delle medicine al padre, che abitava poco distante da Genzano, dove la coppia conviveva da circa due mesi. Intanto, in una casa degradata di via San Carlino, si consumava la tragedia. La piccola Alice, davanti agli occhi impietriti di sua sorella gemella, veniva morsa e picchiata su tutto il corpo. Ora, lotta tra la vita e la morte ed è ricoverata in prognosi riservata.

L’uomo, 25enne di Campobasso, è il nuovo mostro che riempie le pagine dei giornali e dei Tg. Il suo, ora, è un volto diabolico, simile a quello di un animale, proprio come giorni fa lo era stato quello di Tony Essobti Badre, l’italo-tunisino che aveva picchiato, fino ad ucciderlo, il piccolo Giuseppe, figlio della sua compagna. Anche in quel caso, a guardare il tutto c’era Noemy, ridotta anche lei in gravi condizioni per le lesioni provocate dalle botte ricevute.

Ma se Tony si limitò, dopo la tragedia, al silenzio, lasciando i suoi profili social privi di alcun commento, Federico ha avuto il tempo, la forza e il coraggio, tra un pentimento e un altro – che ora sembrano fasulli e privi di senso –  di aggiornare il suo profilo Facebook. Potrebbe essere stato qualcun’altro che ha accesso alla sua pagina, ma sembra improbabile. Così, la sua foto del profilo è stata sostituita da un cane in vestaglietta; mentre come immagine di copertina sono apparse due bottiglie di champagne. Due, come la piccola Alice e la sua gemellina, che ha assistito inerme e terrorizzata al pestaggio. L’ira social si è riversata nei commenti. “Fai schifo“, scrive uno. “I bimbi si ammazzano di baci, non di botte”, scrive un altro. “Non stai bene, hai problemi“, si legge ancora.

C’è chi cerca un motivo, chi cerca di dare un senso a un gesto così estremo. Troppo poco e troppo facile pensare ad un raptus. Perché, nonostante i casi di cronaca nera di ogni giorno dimostrano quanto l’uomo possa essere cattivo, non si vuole proprio credere che si possa arrivare a tanto.

Chiara Feleppa

Fonte: Facebook Federico Zeoli