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Achille Lauro: “Tagliavamo la coca in una cantina. Una dose in ogni bustina”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:54
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Da una vita che la vita me l’arrangio io/Ho avuto 30 motorini, neanche uno mio“. E’ una frase tratta dal repertorio di Achille Lauro, rapper e cantante capitolino, finito a fare – suo malgrado, o forse no –  la “pecora nera” al Festival di Sanremo. La pietra dello scandalo è stata la canzone “Rolls Royceper quelli che sono sembrati riferimenti alla droga e alla vita sballata.

Achille Lauro, e la droga, polemiche a Sanremo - Leggilo

Una canzone di rara bruttezza, cantata da cani, un testo ridicolo. Claudio Baglioni, dopo averla scelta è caduto dal pero quando “Striscia la Notizia” ha fatto due più due e sottolinato significati appena sottintesi: si nominano cantanti morti, si auspica la “fine” e altre cose da bimbetti – quando sono nella fase in cui amano assumere la posa da maledetti, i pulcini. Sballo e modi per simulare un carisma e una personalità che non hanno, certo. Tutti, stupidamente, uguali. E se non si fregano il cervello – che hanno avuto per scommessa – faranno la loro grigia vita come gi altri, loro, che si sono fumati l’impossibile sentendosi speciali.

La fine è nota” scriveva qualcuno. Ma prima devono regalare un po’ di soldi agli sciacalli che si sono presi la briga di apparecchiare la colonna sonora della loro inutile adolescenza.

Gli artisti di quelle notti si chiamano Sfera Ebbasta o  Achille Lauro, per esempio: quest’ultimo, classe 1990, ha deciso di raccontare nel libro ‘Sono io Amleto’ parte della sua esistenza. Il libro è stato pubblicato il 15 gennaio scorso. Sanremo si avvicinava e c’era la voglia di creare il personaggio, certo. Marketing si chiama: non Jean GenetEdward Bunker. Ma intanto ci prova, Lauro De Marinis, questo il suo vero nome, a creare con l’aiuto della casa discografica il piccolo mito di sè stesso. Parla degli anni della sua adolescenza e della prima giovinezza, vissute lontano dai genitori, sembra. Ma potrebbe essere parte del mito. Achille dice di essersi dedicato a spaccio di sostanze stupefacenti e furto di motorini e di aver partecipato ad alcune rapine a mano armata. Originale, allora è anche un artista, dovremmo pensare.

 

Ci fregavamo gli scooter, era un gioco marinavamo il liceo. Che follia andare a scuola, pensavamo. Come Pinocchio e Lucignolo!  Poi abbiamo capito che potevamo farci qualche soldo“. Imparando a rubare. Per prima cosa i motorini, appunto. “Ne avevamo rubati così tanti che iniziavamo a fare casini, anche perché stavamo sempre fatti e sciroccati ci proposero di vendere un chilo di marijuana, accettammo“. Achille capisce presto la sua vocazione, altro che musica: “2000 euro di erba venduta in un attimo, abbiamo capito che potevamo guadagnare molto.” Il fututo artista scelto da un Claudio Baglioni che non capisce arriva presto alla cocaina. Un’attività descritta in un suo brano ‘Pusher‘, il cui testo è riportato nella biografia – Achille crede forse che sia un capolavoro – invece è la solita carmmella per bambini sballati: “Tagliavamo la coca in una cantina. Ogni dose in ogni bustina“. Achille racconta anche quella che ritiene la parte più rimarchevole della sua vita criminale, la rapina a mano armata:  “La prima rapina la feci in un market speedy pizza. Nel negozio siamo entrati con delle pistolette vere, incappucciati, ma non ho mai sparato e mai pensato di farlo“. Bravo ragazzo. Se non avesse sparato balle, da fottuto ipocrita, quando Valerio Staffelli gli si è parato davanti a dargli del pusher. Eh no, li non poteva mentire, perche Achille aveva intutio che se si azzardava a negare quello gli avrebbe sbattuto in faccia qualche pagina del suo capolavoro dato alle stampe prima di arrivare in mezzo ai fiori. Per fare il figo e parlare di Rolls Royce.

Lui fa il figo e Baglioni il tonto, bella coppia, con la Sony casa discografica di entrambi. Eh Baglioni così tonto non è. Magari un po’ cinico. E un po’ ci prende in giro, parlando di bontà e di migranti da una parte e dall’altra facendo cantare a Sanremo un ragazzino con zero talento che inneggia alla droga e alla morte. Perchè sei sei migrante e muori in mare dispiace, ma se hai vent’anni e muori di droga va bene. Antonio e Claudio: due ingenui, due candidi. O due ipocriti. Due che dicono la verità. “Rolls Royce non parla di droga” dice il primo dopo aver dato alle stampe l’autobigrafia dove si racconta pusher e “non mi sembra parli di droga, chiedete a lui”  dice l’altro, Cuor di leone.  Comunque, casa discografica a parte, qualcosa li lega. E non ci meravigliamo. Magari lo prendono come un complimento. Ma noi ci meritavamo di meglio: se non un Lou Reed un Jim Carroll, almeno.

E, come non bastasse, per qualcuno quello schifo di canzone “Rolls Royce” sarebbe perfino copiata. Pensa che artisti. Achille sarebbe stao denunciato per plagio: il brano, conterrebbe una traccia sovrapponibile a quella presente in Delicatamente della band Enter. La canzone fu presentata dal gruppo al Festival del 2014 ed è regolarmente registrata alla Siae. Lo studio legale Riccio & Narciso di Caserta, che rappresenta la band, avrebbe depositato al Tribunale di Imperia il ricorso per chiedere l’esclusione di Lauro dalla competizione o la sospensione del Festival. “Nel mirino c’è la traccia di fondo realizzata con la chitarra elettrica al minuto 1 della canzone”, ha spiegato l’avvocato Domenica Abbo. “Questa è la caratteristica più evidente, ma ci son anche molte altre caratteristiche riprese, che la commissione apposita del Festival non può non avere colto” ha detto il legale.

Secondo l’Imperia Post, le due tracce audio sarebbero state comparate da un perito del Tribunale di Roma. L’esame avrebbe confermato che i brani hanno caratteristiche sovrapponibili. “Il giudice sta esaminando i documenti per valutare se ci sono gli estremi per procedere”, ha concluso l’avvocato Abbo. Al legale ha replicato Valentina Aiuto, portavoce dell’ufficio stampa di Lauro, escludendo ipotesi di plagio. Roba buona e originale, insomma. Garantisce il nostro Achille, che di roba buona se ne intende e, da artista, scrive brani “culturali” ora.

 

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