Julen, il bimbo nel pozzo: oggi avrebbero dovuto tirarlo fuori. Ma è ancora lì

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“Lo tireremo fuori al massimo entro lunedì”, avevano detto i soccorritori. Avevano così dato una speranza ai genitori, e soprattutto un tempo. C’era una data prevista a segnare la fine delle aspettative e, forse, l’inizio di un dolore ancor più difficile da sopportare. L’attesa, probabilmente, è l’elemento più tragico di questa triste vicenda che arriva dalla Spagna. Un pozzo a separare vita e morte. Due spazi così diversi e una circonferenza di soli 25 centimetri a separare luce e buio. Fuori, all’aria aperta, i genitori fermi ad aspettare notizie, senza poter agire né comunicare con Julen, tra la speranza che sia vivo e la consapevolezza che non può essere così. E il bimbo dentro, intrappolato sotto terra, da solo e senza acqua, senza cibo, al buio. Così, Julen, a morire.

Julen Rossello, il bimbo nel pozzo è ancora lì sotto

I soccorritori stanno continuando a scavare per cercare di tirar fuori Julen Rossello, il bimbo di due anni caduto nel pozzo Domenica scorsa a Totalan, paesino nei pressi di Malaga, in Spagna. Sono ormai passati più di 7 giorni, e tutti sanno che le speranze che il bimbo sia ancora in vita sono vane. Non si gettano le armi, però. Il tempo stringe, e molti dei piani di salvataggio sono falliti. L’ultimo tentativo, ancora in corso, come ha fatto sapere Angel Garcìa Vidal, che coordina i lavori di scavo, consiste nello scavare due tunnel verticali di circa 80 metri, ritenendo che il bimbo si trovi a quella profondità. Dopo aver realizzato questi due fori, il terreno sarà perforato con una galleria orizzontale, utilizzando picconi e pale, per non compromettere l’integrità di Julen. 

Ma oggi cattive notizie giungono dai media spagnoli: la trivella usata per creare il corridoio parallelo al foro dove è caduto il piccolo ha colpito un tratto rocciosoIntanto la capsula metallica, ideata e fabbricata in questi giorni per far scendere i minatori, è già posizionata e si stanno facendo lavori di cementificazione vicino all’area di lavoro per evitare frane.  Ad aggravare la situazione si è messo anche il maltempo. La pioggia di questi giorni ha reso tutto più difficoltoso. Fino ad ora, i soccorritori hanno scavato 33 dei 60 metri che separano Julen dalla superficie, come riportato da Il Corriere della Sera. “È come fosse il figlio di tutti noi. E non si lascia un figlio là sotto. Lo tireremo fuori”, ha detto Vidal. La collina che imprigiona il bimbo assomiglia ora più a un cantiere. Sul posto più di 300 persone sono impegnate attivamente nei soccorsi con turni di 8 ore. 

E’ vero, Julen è il figlio di tutti noi, e la vicenda ci tiene col fiato sospeso. La distanza che ci separa dalla Spagna sembra non esistere, siamo tutti lì, ad aspettare che il bimbo venga tirato fuori. Siamo con i genitori che forse, inconsciamente, sperano che il bimbo non venga mai tirato fuori per non vederne il cadavere. Così come, due anni fa, hanno visto quello del loro primogenito di soli tre anni. Non si sa cosa renda certe tragedie così drammatiche, così insuperabili anche solo al pensiero. Non si sa perché il destino sembra mirare due persone e accanirsi contro. Mancano 27 metri per mettere fine a questa triste ricerca. E’ strano come il volo di Julen sia durato così poco, qualche secondo tutto al più, e il nostro ci stia mettendo così tanto. Ma ormai ci siamo. Siamo tutti a un passo da quel buio.

Chiara Feleppa

Fonte: Il Corriere della Sera

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