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“Violenza brutale e fanatismo religioso. Quelle due ragazze sono entrate nella tana del lupo”

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E’ stata una morte macabra quella di Louisa Vesteragen Jespersen e della sua amica Maren Ueland, le due turiste uccise in Marocco poco meno di una settimana fa. Louisa, lo ricordiamo, di 24 anni, originaria della Danimarca, e Maren, norvegese di 28 anni, sono state uccise mentre erano in vacanza: le due ragazze si trovavano alle pendici del monte Toukbal, un’area a 70 km da Marrakech, considerata meta sicura per il turismo.

E’ vero. Si dovrebbe poter scegliere, come meta di un viaggio, una qualsiasi parte del mondo senza paura di essere uccisi. Ogni posto del mondo dovrebbe essere sicuro e assicurare la sopravvivenza. Ma così non è: spesso, ciò che dovrebbe essere resta solo una vaga ipotesi senza riscontro. Forse, le ragazze sarebbero state uccise comunque su un’isola tropicale, o nella Grande Mela. Ma a Hajin, ultima roccaforte dello Stato Islamico ad est della Siria, al confine con l’Iraq, i pericoli sono maggiori. A poco a poco sono emersi particolari agghiaccianti sulla morte delle due, che raggelano tanto più se si pensa che quanto accaduto è ancora oggi visibile, si può riprodurre, come in un film dell’orrore dove le protagoniste sono improvvisate e non conoscono il copione. Trattate come vittime sacrificali, violentante, denudate, scannate, in «nome della Siria», o forse anche in nome di Allah, avranno tristemente ipotizzato la fine del film. Le due, stando alle ultime indagini, sarebbero vittime del terrorismo islamico, come riportato da Il Corriere della Sera. Nulla a che fare quindi con un omicidio a sfondo sessuale.

L’intelligence di Copenhagen non ha dubbi e anche le attività degli inquirenti marocchini seguono la pista terroristica: nove persone arrestate nei giorni scorsi in diverse città del Marocco avrebbero legami con gli autori dell’attacco. In effetti, la ripresa della scena della decapitazione non fa altro che alimentare questa pista. Lo Stato Islamico – perché parliamo di uno Stato, con una sua organizzazione, un suo apparato mediatico e logistico, un suo intento di istituzionalizzazione e autoaffermazione – si nutre di ciò che si vede. La videocamera non è solo il mezzo per arrivare alle persone, ma anche l’unico fine reale: l’obiettivo che si nasconde dietro la morte è proprio essere visibile. Solo così si spiegano i video di decapitazioni, le immagini dell’orrore, la morte rappresentata su uno schermo e riprodotta. Terrorismo, cioè «suscitare terrore», tanto più se si può riprendere, vedere, condividere. La morte prende così le sembianze di un gesto simbolico, e l’unico piano d’azione è quello mediatico. I video ci portano all’interno di quella tenda, e ci rendono testimoni impotenti. Le immagini della ragazza in slip a supplicare i suoi aguzzini sono terribili ma sono anche catalizzatori d’attenzione. Questo meccanismo, che ritroviamo nel duplice omicidio, insieme agli uomini in tunica nera che si vedono nel video, sono tutti indizi che alimentano questa tesi.

Ancora da decidere se sia meglio o peggio considerare le due come vittime di un perverso omicidio erotico o di una disturbata azione islamica. Inoltre, la modalità di assassinio – non a caso una delle prime immagini dell’orrore è stata la decapitazione brutale del reporter americano John Cantle, dapprima preso come ostaggio dell’Isis e poi, dopo giorni di riprese della sua agonia, decapitato – è un leit motiv islamico, insieme con l’idea della morte come sacrificio. Il Bureau Central d’investigations judiciaires, la polizia federale del Marocco, ha fino ad oggi neutralizzato 57 cellule di terrorismo islamico. Negli ultimi anni almeno 1666 marocchini sono partiti per lo Jihad, arruolandosi in questo gigantesco apparato logistico e criminale, per cui oggi non abbiamo ancora armi per combatterlo. E’ un nemico che ci attacca in casa. Sparso per il mondo. Ma ogni nemico, se anche si muove nel mondo, ha sempre una base dove tornare. Se poi si entra in casa sua, il terrore non solo si rafforza, ma si moltiplica.

Chiara Feleppa

Fonte: Il Corriere della Sera

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