Home News Mondo Spari a Strasburgo, Antonio è morto: “Abbiamo tentato di salvarlo”

Spari a Strasburgo, Antonio è morto: “Abbiamo tentato di salvarlo”

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La speranza era appesa ad un filo e quel filo si è spezzato: Antonio Megalizzi, il giornalista italiano rimasto gravemente ferito nell’attentato di Strasburgo di martedì sera, è morto. Aveva solo 28 anni, era in coma, ricoverato da martedì sera nell’ospedale Hautepierre di Strasburgo,  e le sue condizioni erano apparse disperate «irreversibili» secondo i bollettini medici. Antonio non era stato giudicato operabile. Il maggiore ostacolo era la posizione del proiettile che lo ha colpito. La notizia della morte è stata confermata anche da fonti della Farnesina. Con Antonio salgono a 4 delle vittime del conflitto a fuoco che l’altra sera ha sconvolto la piccola città francese, come riportato dall’Adnkronos.

Martedì sera al mercatino di Natale a Strasburgo, in Francia, un uomo ha aperto il fuoco sulla folla. C’è stato un fuggi fuggi tra i turisti. I colpi sono stati esplosi in rue des Grandes-Arcades. Il centro città è stato bloccato per un raggio di 200 metri attorno alla piazza Gutenberg. Hanno raccontato i testimoni che uomo armato ha sparato contro dapprima contro dei militari, che hanno risposto al fuoco, come riportato dall’Agi

Due morti e  11 feriti è stato il primo bilancio dello scontro a fuoco. «Ho visto due donne a terra. Ora sono riparato con altre persone in un cortile. Ci hanno fatto entrare perché la polizia bloccava ogni spostamento sia a piedi che in auto» ha scritto su twitter Marco Affronte europarlamentare dei Verdi che ha descritto in tempo reale la paura ed il caos di quei momenti «Sono ancora qua fuori, nel cortile. La coppia di ragazzi che era con me –  ha scritto in un altro tweet – ha chiesto ospitalità nella casa. Lei era molto scossa, la sento piangere  la finestra da qua sotto. Nessuna novità dalla Polizia».

«Sono dentro a un ristorante vicino al luogo dell’attentato. Hanno chiuso tutto, sono con una trentina di persone e siamo blindati dentro al locale. Siamo spaventati, non sappiamo cosa succede là fuori» ha raccontato Alessandra Mussolini raggiunta quella sera telefonicamente dall’Adnkronos a Strasburgo. L’europarlamentare con un filo di voce ha raccontato di essersi trovata nel ristorante dove stava cenando con alcuni assistenti parlamentari quando improvvisamente i proprietari «hanno chiuso tutto, anche le tende e ho capito subito…» ha detto Mussolini riferendo di aver percorso poco prima la Grande Rue, la strada con tutte le luminarie nei pressi della Cattedrale.

Non meno drammatico il racconto di Giovanni La Via, parlamentare europeo, anche lui bloccato in un ristorante di Strasburgo «C’è un morto davanti a me». È il drammatico «Mi trovo a Pont Saint Martin – aveva riferito l’eurodeputato – bloccato in un ristorante dalla polizia. Hanno portato qui una vittima, è un uomo. Gli avevano sparato, hanno tentato invano di rianimarla, ma è morto».

«Ho dato ordine di chiudere il Parlamento, nessuno può entrare e nessuno può uscire. L’attentato è stato a 3 km da qui, in centro». Così il presidente dell’Europarlamento, Antonio Taiani, in collegamento con Sky aveva raccontato come all’interno del palazzo si stavano vivendo quei momenti «Tutti coloro che sono dentro all’interno del Parlamento sono sicuri. La nostra sicurezza quella armata e non si è già mobilitata quindi per quanto riguarda il Parlamento è tutto a posto», ha aggiunto Tajani «La seduta continua regolarmente. La vita deve continuare», ha detto Tajani a proposito della plenaria in corso a Strasburgo mentre nelle strade c’era il panico. Sono state ore in cui l’Europa e la Francia in particolare hanno rivissuto la breve ma tragica stagione del terrorismo islamico nel cuore del Vecchio Continente. Il presidente francese, Emmanuel Macron aveva in anticipo un ricevimento in corso all’Eliseo per seguire personalmente i fatti di Strasburgo, mentre il sindaco della città invitata la popolazione a chiudersi in casa e a non uscire per nessun motivo.

L’attentatore, Cherif Chekatt, identificato subito dopo l’attentato e ferito durante il conflitto a fuoco,  è stato ucciso in un blitz delle forze speciali poche ore fa. Era fuggito i taxi e non aveva mai lasciato la città. Aveva con sé una pistola e un coltello. Intanto l’Isis, poco dopo la morte dell’attentatore, ha rivendicato l’attacco, affermando che Cherif Chekatt era un “soldato” dello Stato Islamico. Era  come elemento “radicalizzato”​: il suo dossier sarebbe stato segnato con la ‘S’ che indica, appunto, i radicalizzati islamici.

Fonti: Agi, Adnkronos
 
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