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Asia Bibi 3300 giorni di carcere. Il silenzio di chi avrebbe dovuto dire una parola. E ha taciuto

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Asia Bibi, la donna pakistana di religione cristiana accusata di blasfemia, è finalmente uscita dal carcere dopo  l’assoluzione della Corte Suprema. Il marito chiede di lasciare il Pakistan: “Abbiamo paura”

La donna ed i suoi congiunti, nonostante l’assoluzione, corrono un serio pericolo di vita. I media locali hanno confermato che la Bibi, dopo giorni passati all’esterno del carcere di Multan dove era detenuta e non più in cella, è stata trasferita all’aeroporto militare di Rawalpindi, presso Islamabad, dove sono arrivati anche i congiunti, per anni vissuti in “clandestinità” a causa del rischio di ritorsioni da parte dei fondamentalisti musulmani.

Qui, sotto stretta sorveglianza, Asia si è ricongiunta al marito, ma non ai figli. La donna si è espressa con queste parole: «vorrei incontrare – ha riferito il marito Ashiq Masih – il Santo Padre e ringraziarlo per la vicinanza con la preghiera». Fonti locali hanno confermato la consegna del passaporto a Asia Bibi e la probabilità della concessione  di un visto dell’Unione Europea valido per l’espatrio in ogni Paese dell’Unione Europea. Non ci sarebbero ostacoli legali all’espatrio, anche se formalmente la donna in attesa del giudizio di revisione della sentenza di assoluzione della Corte Suprema chiesto dagli avvocati del suo principale accusatore. A confermarlo il ministero dell’Interno, il cui portavoce Muhammad Faisal  «Asia Bibi si trova in un luogo sicuro. E’ una libera cittadina e può andare dove vuole. Non ci sono limitazioni ai movimenti di un libero cittadino».

Asia Bibi: la vicenda 

Una vicenda lunga nove anni quella di Asia Bibi. I fatti incominciano il 14 giugno 2009 quando Asia – lavoratrice agricola a giornata – ha un diverbio con alcune lavoratrici musulmane. Secondo queste ultime Asia, per motivi religiosi, non avrebbe dovuto toccare un recipiente contenente dell’acqua.. Qualche giorno dopo le stesse lavoratrici la denunciano, sostenendo che durante la discussione Asia Bibi aveva offeso Maometto. A seguito di questa denuncia, Asia viene picchiata, chiusa in uno stanzino, stuprata e infine arrestata, nonostante contro di lei non ci sia nessuna prova.

L’11 novembre 2010, oltre un anno dopo l’arresto, il giudice  Naveed Iqbal, emise una sentenza di colpevolezza; la famiglia presentò ricorso davanti l’Alta Corte di Lahore. L’anno successivo la Ong Masihi Foundation visitò Asia in carcere, trovandola in condizioni igieniche e psicologiche drammatiche. Passano ancora un paio di anni e la Bibi nel 2013 viene trasferita per ragioni di sicurezza nel carcere femminile di Multan, rendendo così ai suoi famigliari ancora più difficile vederla: la prigione distava 6 ore di auto dalla loro casa.

A dicembre 2014 uno degli avvocati di Asia, Sardar Mushtaq Gill, lamentò gravissime irregolarità e intimidazioni nel processo. Tra i fatti riferiti anche una minaccia esplicita: un cancelliere del tribunale aveva perfino puntato una pistola alla testa dell’avvocato difensore. Il 16 ottobre 2014, dopo quasi quattro anni dalla presentazione del ricorso, l’Alta Corte di Lahore conferma la pena di morte per Asia. La fu sospesa nel giugno 2015.
Il 31 ottobre del 2018 la Corte Suprema decreta l’assoluzione e l’immediata scarcerazione, ma – a seguito delle proteste degli islamisti – Asia si trova nuovamente in carcere, ufficialmente per  motivi di sicurezza. Il Governo però accetta che la pubblica accusa – rappresentata da un procuratore fondamentalista – possa fare ricorso. In realtà, viene raggiunto un accordo con i capi dei gruppi islamisti, che prevede il divieto per Asia Bibi di lasciare il paese e la non opposizione del governo alla richiesta di rivedere l’assoluzione.
Il marito della donna e il capo degli avvocati, Saif ul-Malook, musulmano anti-fondamentalista, vengono minacciati di morte e devono lasciare il Pakistan. “Chiedo al governo italiano e faccio un appello: aiutateci a fare uscire dal Pakistan me e la mia famiglia perché siamo in pericolo” ha detto Ashiq Masih, che continua: “È molto importante l’attenzione della comunità internazionale e dei media per mantenere viva Asia Bibi e per proteggerci”. Il Ministro dell’interno Matteo Salvini gli ha risposto durante un’intervista in radio: “Ci stiamo lavorando con altri Paesi occidentali, con discrezione per evitare problemi in loco alla famiglia che vuole avere un futuro. Posso assicurare che io, da ministro ma anche da leghista, ci tengo che donne e bambini a rischio della vita, possano avere un futuro”.

In tutti questi anni Papa Francesco si è espresso pochissime volte sul caso Bibi; l’ultima dichiarazione pubblica risale a febbraio 2018 quando il marito e la figlia della donna sono stati ricevuti in udienza dal Pontefice. “Penso molto spesso a tua madre e prego per lei” disse il Papa alla figlia di Asia, Eisham. “Quando prima di partire ho incontrato mia madre mi ha chiesto di darle un bacio” rispose ragazzina. “Santo Padre – disse in quell’occasione il marito di Asia, Ashiq – le chiedo di pregare, uniti in Cristo, per mia moglie e per tutti i cristiani perseguitati”. Da allora silenzio,  “Papa Francesco vuole aiutare Asia – spiegò Padre Bernardo Cervellera, missionario Pime e direttore di Asianewse sa che per aiutarla bisogna mantenere questa linea di cautela, di discrezione. Al contrario accendere i riflettori con interventi pubblici sulla donna pachistana può sortire l’effetto contrario. Per tutti noi, in primis con Asianews che segue da vicino quotidianamente le dinamiche dei cristiani nel sud-est asiatico, sarebbe semplice condannare, gridare contro questo o quello, lanciare sottoscrizioni di firme, ecc, ma è meglio non procedere in questa direzione”. Lo stesso atteggiamento era stato mantenuto anche da Papa Benedetto XVI. Una prudenza, quella dei pontefici, comprensibile ma non esente da qualche perplessità. Non meno sorprendete è apparso in questi anni il silenzio di parte della Sinistra italiana e dell’ex Presidente della Camera, Laura Boldrini, di cui non si ricordano dichiarazioni a difesa di Asia Bibi – più nota ed evidente la solidarietà espressa verso Asia Argento .«Bisogna restare qui e combattere, parlare. Ed è importante essere qui stasera perché le donne di tutto il mondo dovrebbero essere alleate nel combattere ogni forma di abuso» disse la ex Presidente della Camera nell’aprile scorso al Women in the World Summit elogiando Asia Argento ma senza dedicare una sola parola al dramma di Asia Bibi. Ricordiamo male? Nel caso risultasse il contrario facciamo ammenda, anticipatamente.

Silenzio su Bibi anche da parte del movimento Me Too, sostenuto con passione dalla stessa Asia Argento. Silenzio da parte di Gino Strada, di Roberto Saviano, di Gard Lerner, Vauro e gli altri. Scelta diversa da parte del Ministro Lorenzo Fontana che prima della sentenza dichiarava: “Mi unisco alle preghiere per Asia Bibi, la cui unica colpa è quella di essere cristiana in Pakistan“. Scelta diversa quella di Daniela Santanché, parlamentare di Fratelli d’Italia che ora auspica una destinazione sicura per la donna pakistana e per i famigliari. E sul silenzio delle femministe ha commentato: «Non mi meraviglia affatto. Cosa vuole importi loro di una povera pakistana che è stata otto anni in carcere e ha rischiato di essere impiccata per aver difeso la sua fede? Per loro Asia Bibi è un simbolo negativo, in aperto contrasto con la difesa del politicamente corretto che porta a discriminare tutti coloro che portano avanti battaglie anticonformiste. E cosa c’è di più anticonformista che difendere la propria fede, per giunta cristiana, al prezzo della vita?». Un silenzio, quello dei difensori “a metà” ben evidenziato lo scorso giugno da un editoriale di Pierluigi Battista sul Corriere della Sera “Asia Bibi in cella da 3.300 giorni”.

Asia Bibi scarcerata, ma resta in Pakistan

Asia Bibi quindi, nonostante la scarcerazione, resta in Pakistan; a dirlo il portavoce del ministero degli Esteri di Islamabad. Un avvocato della donna aveva invece riferito che la donna – dopo essere stata trasferita dalla prigione in massima sicurezza –  aveva lasciato il Paese per una destinazione sconosciuta.
Sulla testa della Bibi pesa l’ira degli estremisti islamici che vogliono ucciderla per la sua religione e che nei giorni scorsi avevano chiesto che Asia venisse inserita nella lista delle persone che non possono lasciare il Pakistan.  In un’intervista il ministro degli Interni Shehryar Afridi ha ribadito che questa decisione si può prendere solo in caso di colpevolezza o per ordine della Corte Suprema, cosa che per il momento non è avvenuta.

Pubblicato da Leggilo.Org su Domenica 2 settembre 2018