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Alice, morta di dolore: “Avrebbe voluto che qualcuno l’amasse. E avere una famiglia”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:01
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Una storia semplice nella sua tristezza, ma colpisce per la feroce ineluttabilità di un dolore personale,  contro cui si tenta di lottare e ci si accorge, alla fine, che è invano. Può capitare agli altri, ma sappiamo che è un’esperienza comune e, se non lo è ancora stata, lo sara. Per questo ferisce e commuove sapere di Alice Signorini, la ragazza che non ha retto alla morte dei genitori.
È morta a 26 anni, due anni dopo la scomparsa del papà e sei mesi dopo quella della mamma: sulla pelle aveva tatuato “mamma” e “papà”, un modo per ricordarli e omaggiarli, ma le due perdite non l’hanno risparmiata, come riportato da Il Corriere della Sera. A dare l’allarme zia Donatella, sorella di Paolo, il babbo di Alice, deceduto, come la moglie Angelina. In un paio d’anni, Alice era rimasta senza genitori.
Due giorni è stata trovata senza vita, sul divano di casa sua a Legnago nel Veronese. A causare la morte della ragazza un attacco di cuore nel sonno, provocato dal troppo dolore provato negli ultimi mesi. Un malore che ha vinto facilmente il suo fisico provato.
Alice pesava 30 chili. Per la zia, la causa della sua morte è stata la magrezza: «Io dico che è stata l’anoressia, un collasso per la mancanza di forze. Ne soffriva da sei anni, non ne usciva – ha detto la zia al Corriere della Sera – Io lo so bene perché ci sentivamo tutti giorni. Aveva un dolore grande per la morte dei genitori, ma non era depressa: amava la vita, sorrideva e sognava».
 Da un mese Alice si era trasferita da Bergantino a Legnago per lavoro. Il medico, le aveva consentito di tornare al suo lavoro di bancaria. Ed il sei marzo, dopo un anno di stop per malattia, lo aveva ripreso. Un breve periodo a Legnago e poi il trasferimento nella filiale del Monte dei Paschi di Siena, a Cologna Veneta.

La ragazza, ormai provata dalla mancanza di cibo, debole e magra, quasi scheletrica, per la zia sognava di tornare in salute e di prendere qualche chilo: «Voleva trovarsi un ragazzo, farsi una famiglia. È stata ricoverata due volte in ospedale, lei voleva riprendersi la sua vita». Alice lavorava in banca, dove era stata assunta al posto del padre dopo la sua perdita: l’anno scorso si era laureata, a Verona, ma da anni faceva i conti con i problemi di anoressia. La zia non ha dubbi: la sua forza mentale ha combattuto con la debolezza del corpo, fino ad avere la peggio.

Fonte: Il Corriere della Sera
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