Home Cronaca Uomo di 64 anni bruciato vivo in auto. Il 13 enne: “Il...

Uomo di 64 anni bruciato vivo in auto. Il 13 enne: “Il mio sogno è uccidere una persona”

CONDIVIDI

Un uomo di 64 ucciso per noia. Un uomo in difficoltàe conomiche, scambiato erroneamente per un clochard, è morto carbonizzato  in una cittadina del veronese, Santa Maria a Zevio. Ad ucciderlo due ragazzini annoiati.

clochard bruciato, erano stati due ragazzini

Lui era Ahmed Fdil, di origini marocchine in Italia da 30 anni. Era soprannominato ‘il Baffo’. Sebbene indigente non era un clochard per vocazione, ma un esodato in attesa di regolare pensione. Era nato nel 1953 in un piccola città del Marocco ed era migrato in Italia trent’anni fa per lavorare a lungo come saldatore. A causa della crisi economica, aveva perso il posto. Dapprima Fdil aveva vissuto a Zevio, poi nella frazione di Santa Maria. Ma la sua situazione economica non gli consentiva di avere una casa ed è per questo che si era ridotto a vivere in un’auto. I

Era mite e benvoluto dalla comunità. La sua condizione marginale ha tuttavia attirato l’attenzione di due ragazzini che hanno iniziato a tormentarlo in ogni modo. E alla fine, il 13 dicembre scorso, è morto in una maniera atroce. La famiglia di Ahmed da mesi chiede giustizia, e oggi il Corriere del Veneto rivela come i due minorenni accusati, di 13 e 17 anni, abbiano ammesso di dare spesso fastidio all’uomo, che loro consideravano un clochard con cui divertirsi, per noia appunto. Semba non volessero ucciderlo, ma solo fingere di farlo: ma l’auto in cui stava dormendo, prese fuoco, togliendogli la vita in modo tragico. Una persona del luogo, Gino Capo, tentò di salvarlo, ma Ahmed era rimasto incastrato nell’auto e morì davanti ai suoi occhi. Inizialmente i Carabinieri pensarono a un incidente, ma col passare del tempo le indagini hanno poi indicato quei due ragazzini che lo tormentavano: uno, 13 anni, non è imputabile.

L’ammissione, da parte dei due, poi la ricostruzione: lanciarono nell’auto dei fazzoletti di carta ai quali avevano dato fuoco. Il maggiore dei due, un 17enne, è finito in una struttura protetta, e ora il pm ha chiesto per lui il giudizio immediato. Alcune intercettazioni tra i due ragazzini, con frasi abbastanza eloquenti: il tredicenne afferma di volersi fare un tatuaggio, «qualcosa con significato, non che sia a caso… Voglio la morte in faccia». Il 17enne gli ribatte: «Ti faccio vedere il Baffo, così ti ricordi che hai ammazzato un barbone». Poi la frase choc: «Quando eravamo dal kebabbaro cosa mi hai detto? “Ho realizzato il mio sogno di ammazzare una persona”». E il 13enne gli ribatte: «Il mio sogno era di ammazzare un gatto».