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Fabrizio Frizzi, il silenzio di Flavio Insinna

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Fabrizio Frizzi e Flavio Insinna , i “buoni” della televisione  quasi per antonomasia, sono ora divisi dalla morte prematura del primo. Ma qualcosa li aveva divisi anche prima, improvvisamente: quell’attributo comune –  il saper essere comunicativi come pochi altri, professionali e affabili sul piccolo schermo e allo stesso tempo il saper esprimere un’empatia immediata al contatto con la gente comune -ecco questo dono che sembrava caratterizzarli non meno del primo svanì, per Insinna, in pochi giorni. Accadde quando vennero resi noti al pubbico alcuni fuorionda dove il conduttore tv perdeva le staffe con i propri collaboratori, ironizzava pesantemente sugli ospiti dell trasmissione, inveiva, sfidava provocatoriamente il pubblico in studio durante gli stacchi della pubblicità.

Cose che accadono, verrebbe da dire. Ma nel caso del malcapitato Insinna la rivelazione cozzava pesantemente con le credenziali di “brava persona” o, quantomeno, di persona gentile e a modo che si era guadagnato in anni di professionismo. Sebbene  abbia commesso degli errori, Insinna subì un colpo basso, più basso delle mancanze che gli venivano rimproverate. Non aveva torto a lamentarsente. Quel giorno per lui è inziato un lungo cammino: da quel drammatico “punto e a capo” a un nuovo inzio, almeno per la sua immagine, ancora lontano dal venire. E intanto accade che Fabrizio Frizzi muore. Lui, anche lui, non meno di Insinna è stato un volto buono: attento alle persone comuni, umile, signorile. Ma con una differenza che è tutto. Perchè non c’era suna seconda verità in Fabrizio: lui era come appariva. Una brava persona davvero, dicono, un “uomo buono”.

La commozione è stata unanime e sincera. Sono stati in molti a sottolineare l’assenza di doppiezza in Frizzi: “Come persona era ancora migliore, non era un buono tanto per apparire“. E’ possibile che nessuno, tra quelli che hanno parlato dell’uomo prematuramente scomparso la scorsa notte, abbia pensato a Insinna e alla sua “falsa bontà”. O forse sì. Certo che sorprende – ma a pensarci bene non dovrebbe – l’assenza di parole sulla morte di Fabrizio Frizzi da parte dell’altro “uomo buono” – o meglio l’uomo che voleva apparire buono e non lo era. Sembra che Insinna fosse presente all’Ospedale Sant’Andrea. In queste ore hanno parlato tutti. Lui no o almeno ma non risultano dichiarazioni. Sul profilo FB l’ultimo post è del 22 marzo su Instagram di 4 giorni fa, su Twitter si è limitato a riproporre un video diffuso da un altro account. Nessuna parola su Fabrizio. Certo non era obbligato, ognuno il dolore lo vive come crede.

Ma se qualcosa si è intuito di Insinna, sui suoi umori, su quel vivere le emozioni in modo particolare e inprevedibile, come una sommessa e sfinente sfida con sè stesso e contro tutti, questo silenzio non appare casuale. Significa qualcosa. Potrebbe voler dire: “Mi dispiace da morire per Fabrizio. Non dico nulla, non mi credereste. Mi avete bollato come una persona doppia e non posso esprimere quello che provo senza passare da insincero. E allora, sia, parlate voi“. O forse no.

Forse ha prevalso un antagonismo, inconsapevole, verso chi se ne è andato via accompagnato da una fama immacolata, meritatamente. Mentre la considerazione degli altri che avevano di lui, Insinna, è crollata. Forse immeritatamente. Ma qual’è stata, alla fine, la differenza tra Frizzi e Insinna?  Un uomo buono e sincero il primo, un uomo cattivo e doppio l’altro? La verità non è così semplice. Forse una frase per capire Fabrizio e Falvio, e la differenza che li ha segnati, l’ha espressa in queste ore Andrea Bocelli, cha ha parlato di Frizzi come di un “uomo in pace con se stesso“. In virtù di questa Grazia, verrebbe da dire, Fabrizio è riuscito ad essere l’uomo che voleva essere. O fose quest’ultima condizione ha reso possibile la prima. Per Flavio sembra essere accaduto qualcosa di diverso: non è riuscito ad essere la persona che avrebbe voluto, non ancora. Questo lo ha portato ha lottare con se stesso. Quando quella lotta è emersa, e ha coinvolto le persone che le sono state accanto, lo ha travolto. Senza ucciderlo, per fortuna. L’augurio è che trovi modo e maniera per aprire la porta di quella pace come, prima di conoscere l’altra, è riuscito a Fabrizio su questa Terra. E che quando verrà il suo momento possa andarsene lasciando un’immagine ed un ricordo di sè non meno bello di quello lasciato da Fabrizio. Riuscendo ad essere la persona che vuole essere, vincendo su se stesso e camminando finalmente nella pace, dopo la caduta.