Home Cronaca Carlotta, vittima di un virus rarissimo. Il papà: “Poteva essere salvata”

Carlotta, vittima di un virus rarissimo. Il papà: “Poteva essere salvata”

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(Websource/archivio)

Padova. Una tragedia forse evitabile, un virus più che raro e la morte di una bimba di soli 9 anni. Questo è quanto accaduto nel nosocomio della città, nel reparto di nefrologia pediatrica dove la piccola Carlotta, di Fiesso d’Artico in provincia di Venezia, era ricoverata dalla fine di agosto ed è deceduta lo scorso 30 Dicembre. A luglio la giovane, ha passato le vacanze a Laggio di Cadore in un campo scuola organizzato dalla parrocchia fiessese. Tornata a casa ha cominciato ad avere malori e i sintomi che ha lamentato, sono stati scambiati per quelli di un una forma di gastroenterite. Alla fine però, si è scoperta la vera causa del suo star male: è stata colpita dalla Seu (Sindrome emolitico-uremica, una malattia molto rara provocata dal batterio escherichia coli). Quando la malattia però, è stata individuata era ormai troppo tardi. Un calvario quello di Carlotta e della sua famiglia, durato esattamente cinque mesi.

A pochi giorni dal suo funerale, il papà Umberto si sfoga scrivendo di suo pugno una lettera e lancia molte accuse alle strutture mediche che hanno avuto in cura la bambina. Parole piene di rabbia e disperazione rivolte anche a se stesso per non essere stato in grado di proteggere la sua piccola: “Carlotta si poteva salvare con danni limitati o nulli? Sì, si poteva fare molto a partire sicuramente dal primo giorno in pronto soccorso a Dolo, dove siamo stati rispediti a casa senza che fosse diagnosticata la malattia che avanzava, nonostante le foto delle chiazze di sangue dal diametro preoccupante fatte vedere ai medici. Ora mi sento in colpa per non essere stato insistente. Due giorni dopo Carlotta è stata nuovamente ricoverata a Dolo. Dopo qualche ora il tracollo”.

Così è stato necessario un nuovo trasferimento con massima urgenza a Padova: “I nuovi esami del sangue si sono dimostrati disastrosi. Carlotta ha passato tutta la notte al pronto soccorso, in delirio, tra dolori e allucinazioni. Bisognava aspettare la mattina. Reputo che dovesse essere subito trasferita in terapia intensiva, non c’era tempo da perdere. Invece il silenzio. Ma cosa stava accadendo? Perché non veniva fatto niente? All’alba trovo una figlia irriconoscibile. Carlotta comincia a vomitare sangue. Vengono fatti altri esami, nessuno evidentemente capisce la gravità della situazione. Le dinamiche cerebrali sono devastanti, perde quasi totalmente la lucidità. Prima di individuare la malattia è arrivata la sera ma ormai sono passati quattro giorni che potevano salvare mia figlia e limitare al minimo i problemi. Esiste un farmaco in grado di bloccare i danni cerebrali, purtroppo a Carlotta è stato dato dopo una decina di giorni. Poi inizia la terapia intensiva e sembra tutto nuovo anche per i gli addetti del reparto. da qui inizia però il precipizio: risonanze magnetiche dal risultato infausto, pressioni basse, cervello, reni, stomaco e pancreas distrutti”.

Il papà, distrutto, continua con i suoi ricordi: “I giorni passano e Carlotta è lì, immobile, fredda e gonfia di liquidi. Poi arriva una piaga che va in necrosi e ulteriori infezioni. Dovrebbe essere operata, ma va in arresto cardiaco e viene così rianimata sul posto, resiste ancora e non molla. Parlare con i medici risulta sempre più difficile. Abbiamo fatto da infermieri io e mia moglie mentre la mia gioia urla per i dolori. Poi arriva una gastroenterite, seguita da una polmonite. La morfina non basta più. I medici decidono di sospendere la dialisi e inaspettatamente la bambina sembra migliorare. Invece all’alba del 30 dicembre muore”. Il suo strazio, il suo dolore ed il suo malinconico stato d’anima, si riflette tutto sulla parte finale della sua lettera, dove manda un messaggio di scuse alla figlia deceduta: “Io, Carlotta, non mi darò pace per tutta la vita. Se solo avessi avuto il coraggio di portarti via in tempo, forse avremmo festeggiato assieme il nuovo anno”.

In un nota diffusa dall’ospedale di Dolo il primario di Pediatria dell’Ulss Serenissima, Luigi Vecchiato, precisa che la bambina è giunta in ospedale a Dolo per gastroenterite e che le sue condizioni erano buone: “Nessun segno di allarme era in quel momento verificabile. È con il secondo accesso che sono stati colti tempestivamente i segnali di allarme. Una volta ipotizzata la diagnosi, confermata dagli esami di laboratorio, che evidenziavano la rarissima patologia determinata da un batterio in grado di produrre una potente tossina capace di provocare danni renali e cerebrali, si è trasferita la paziente immediatamente nella terapia intensiva pediatrica di Padova, quale Centro specializzato”.  E conclude il medico: “Un eventuale ricovero anticipato, non avrebbe in ogni caso modificato il decorso della malattia o portato alcun beneficio alla piccola paziente”. Chi abbia torto o ragione non sta a noi stabilirlo, purtroppo però, l’unica cosa che rimane è la morte della piccola Carlotta.

GVR