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Maria Ungureanu: la procura nega la riesumazione della salma

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Niente riesumazione della salma della piccola Maria Ungureanu, la bimba rumena di 9 anni, morta il 19 giugno 2016 a San Salvatore Telesino, in circostanze tuttora misteriose. Infatti, la procura di Benevento ha accolto la Riserva di incidente probatorio presentata dalla difesa dei fratelli Ciocan, indagati a piede libero per la vicenda. La pubblica accusa ritiene che sia stato il 22enne Daniel Ciocan ad abusare della bimba, per poi gettarla nella piscina del resort, sapendo che Maria Ungureanu non era in grado di nuotare.

Diversa la tesi difensiva che punta l’indice contro il padre della piccola, che in più occasioni avrebbe abusato di lei, quindi sottolinea che la bambina è caduta nella piscina per una fatalità. Spiega a UrbanPost la criminologa Ursula Franco, facente parte del team difensivo dei Ciocan: “Per quattro volte la Procura di Benevento ha chiesto l’arresto e per quattro volte i giudici italiani, anche quelli della Suprema Corte di Cassazione, glielo hanno negato. I Giudici del Tribunale del Riesame hanno perfino accusato la Procura di razzismo e tutti i Giudici (GIP, 3 Giudici del Riesame di Napoli, Giudici della Suprema Corte) hanno suggerito alla Procura di incriminare Marius Ungureanu, il padre di Maria, per gli abusi sessuali sulla bambina in quanto il suo sperma è stato trovato sui vestiti dalla bambina e sulla coperta del suo piccolo letto”.

Poi aggiunge: “I Giudici hanno tutti suggerito alla Procura di percorrere l’ipotesi della morte accidentale seguita ad un gioco ed hanno escluso che Daniel Petru e Cristina Ciocan fossero in paese mentre la bambina moriva. La difesa dei Ciocan, di cui io faccio parte in veste di criminologo consulente, ha sempre sostenuto che Maria, la sera della sua morte, aveva un appuntamento con un’amica, ormai maggiorenne, e con lei si diresse in piscina per fare un bagno, si spogliò e purtroppo affogò. L’amica era più grande e molto intima, per questo motivo Maria si fidò e non si vergognò di lei. Gli abusi sessuali sono sicuramente attribuibili al padre di Maria e purtroppo dalle indagini emerge che la madre di Maria, Elena non poteva non sapere delle terribili violenze e sofferenze patite dalla bambina visto le gravi infezioni e lesioni vaginali che aveva e che le producevano perdite che sporcavano i suoi indumenti intimi”.

La consulente della difesa conclude: “Per quanto riguarda la riesumazione del cadavere di Maria alla ricerca di segni di una colluttazione che sono stati esclusi dai due precedenti medici legali, consulenti della Procura, non posso che dirmene disgustata, la Procura non riesce ad ammettere di aver commesso un errore, continua a buttare i soldi dei contribuenti in indagini inutili invece di seguire le indicazioni dei Giudici e della difesa. L’aver scambiato un semplice caso di morte accidentale, in un contesto familiare degradato, per un omicidio, ha distrutto la vita di due giovani che sono estranei ai fatti, lo provano i testimoni, le celle telefoniche, l’assenza di un movente, ma, soprattutto, Daniel Petru e Cristina Ciocan non si trovavano a San Salvatore Telesino mentre Maria moriva in compagnia dell’amica di famiglia la quale per paura non la soccorse”.