Home Politica Pd, Franceschini: no rese conti, uniti come avversari

Pd, Franceschini: no rese conti, uniti come avversari

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Il Partito Democratico è forse nella fase più difficile della sua (relativamente) giovane vita. Solo pochi anni fa Matteo Renzi era arrivato alla guida del Partito e poi del Paese e la sua sembrava una ascesa inarrestabile, tanto che il più grande avversario del centro-sinistra, Silvio Berlusconi, lo aveva indicato come possibile suo erede politico. Ora, dopo il risultato delle elezioni siciliane, il PD e Renzi sembrano ormai costituire il più grosso fallimento dell’intero arco costituzionale. C’è da raccogliere i pezzi insomma, e a tentare di farlo è il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, che in una intervista al Corriere della Sera da la sua lettura del momento vissuto dal PD:1

“Non avrebbe senso una resa dei conti nel Pd che infatti non ci sarà. Credo sia necessario trovare un minimo comun denominatore tra centristi, Pd e sinistra di governo: insieme potremo essere competitivi, divisi saremo colpevoli”.

“Sabato ci sarà l’assemblea di Pisapia, poi la Direzione del Pd, infine l’Assemblea di Mdp. Il nodo va sciolto subito, sapendo che abbiamo nelle nostre mani destino del Paese”, sottolinea ribadendo che per Palazzo Chigi il Pd “avrà come suo candidato il proprio segretario, come dice lo statuto” mentre “il campo di governo alla sinistra del Pd ne indicherà un altro, mantenendo la sua originalità. Stessa cosa potranno fare i centristi. In questo quadro di competizione, le forze potrebbero essere sommate e non si eliderebbero”. E’, secondo Franceschini, “un’operazione doverosa: se fino a sei mesi fa siamo stati nello stesso partito, perchè non potremmo stare nella stessa alleanza?, “lo so le lacerazioni sono fresche e i rapporti complicati. Ma si può avere per una volta un approccio pragmatico? Il nuovo sistema di voto porta a costruire delle alleanze. Nei trecento collegi uninominali, dove vince chi prende un voto in più degli altri, questo campo non sarebbe competitivo se si presentasse diviso”. “Parlo di un’alleanza – conclude Franceschini – non mi rifaccio alle esperienze dell’Ulivo e dell’Unione. Non ci sono le condizioni nè il tempo per poter riproporre simili modelli. Ma ognuno con il proprio simbolo e il proprio leader potrebbe collaborare alla costruzione di un’alleanza”.