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Obama: oggi l’America è un posto migliore

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Barack Obama e il sogno americano, cioè come un politico di colore, abbia creato così tante aspettative tra gli statunitensi (e non solo), di far sperare che potesse cambiare il mondo. Invece, a parte una riforma sanitaria molto discussa, per quanto riguarda la politica estera nulla è cambiato con i suoi 8 anni alla Casa Bianca. Colui che è stato l’uomo più potente del mondo fino allo scorso anno, ha dato alle stampe il suo discorso di commiato, che si è tenuto il 10 gennaio scorso a Chicago, al McCormick Place, lo spazio per convegni più grande del Nord America. Il 6 gennaio invece era stata la moglie Michelle a tenere il suo ultimo discorso alla Casa Bianca. Quei due discorsi sono ora riuniti in un volume in uscita giovedì per La nave di Teseo nella traduzione di Deborah Delasio. Si intitola Yes we can. Yes we did, ossia «Sì, possiamo», lo slogan della campagna elettorale di Obama, nel 2008, e «Sì, l’abbiamo fatto», le parole con cui nel 2017 si è congedato dai suoi sostenitori. Ecco alcuni stralci del discorso di Obama:

“Qui [a Chicago] ho imparato che il cambiamento arriva solo quando le persone comuni sono coinvolte, impegnate, e unite nel l’esigerlo.

Dopo otto anni da vostro presidente, ne sono ancora convinto. E non è soltanto una mia convinzione. È il cuore pulsante della nostra idea di America, il nostro audace esperimento di autogoverno. È la convinzione che nasciamo tutti uguali, dotati dal Creatore di diritti inalienabili come quelli alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità. È l’insistente consapevolezza che questi diritti, sebbene autoevidenti, non si realizzano da sé; che Noi, il Popolo, attraverso lo strumento della democrazia siamo chiamati a formare un’unione sempre più perfetta.

Che idea radicale! Un grande dono che i padri fondatori ci hanno fatto: la libertà di inseguire i nostri sogni individuali attraverso il sudore, la fatica e l’immaginazione, e al tempo stesso l’imperativo di lottare insieme per raggiungere un obiettivo comune, un bene superiore.

Da duecentoquarant’anni, la chiamata della nostra nazione a una cittadinanza attiva ha dato lavoro e scopo alle nuove generazioni. È ciò che ha portato i nostri patrioti a scegliere la repubblica contro la tirannia, i pionieri ad andare verso l’Ovest, gli schiavi a costruirsi con ogni mezzo una strada verso la libertà. È ciò che ha spinto migranti e profughi ad attraversare gli oceani e il Rio Grande. Ha spinto le donne a inseguire il diritto di voto, ha dato agli operai la forza di organizzarsi e ai nostri eroi quella di combattere a Omaha Beach e Iwo Jima, in Iraq e Afghanistan.

Per questa causa, donne e uomini da Selma a Stonewall sono stati disposti a dare la propria vita. Ecco cosa intendiamo quando diciamo che l’America è eccezionale: non che la nostra nazione sia perfetta, da sempre, ma che noi abbiamo mostrato di saper cambiare e di poter migliorare la vita per le future generazioni. Sì, i nostri progressi sono stati discontinui. Il lavoro della democrazia è sempre stato duro. Controverso. Persino sanguinoso. Per ogni due passi avanti, ci è spesso sembrato di averne fatto uno indietro. Ma il lungo cammino dell’America è stato caratterizzato in ogni momento dalla spinta ad avanzare, dalla costante volontà che il credo dei padri fondatori si allargasse ad abbracciare tutti, non solo alcuni.

Se otto anni fa vi avessi detto che l’America avrebbe superato un’enorme recessione, rilanciato l’industria automobilistica e avviato il più lungo periodo di crescita dell’occupazione nella nostra storia, se vi avessi detto che avremmo aperto un nuovo capitolo con il popolo cubano, fermato il programma nucleare iraniano senza sparare nemmeno un colpo ed eliminato l’ideatore dell’11 settembre, se vi avessi detto che avremmo ottenuto il riconoscimento federale dei matrimoni tra persone dello stesso sesso e il diritto alle cure sanitarie per altri venti milioni di nostri concittadini, ebbene, se vi avessi detto tutto questo avreste pensato che stavamo alzando un po’ troppo l’asticella.

Eppure è proprio ciò che abbiamo fatto. Ciò che avete fatto. L’avete fatto voi. Voi siete stati il cambiamento. Voi avete risposto alle speranze della gente. E, grazie a voi, oggi l’America è un posto migliore sotto quasi ogni punto di vista, ed è più forte di quando abbiamo cominciato”.