L’obiettivo è “la ripresa dei flussi regolari”, dice il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, intenzionata a “sottrarre tanti migranti allo sfruttamento dei trafficanti”. Dopo le modifiche ai Decreti Sicurezza, quindi, la titolare del Viminale guarda alle misure che dovranno essere adottate in futuro. 

Ha appena modificato, insieme agli altri componenti del Governo, i Decreti Sicurezza, eppure il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese guarda già al futuro, ad una prospettiva in cui la gestione dei flussi migratori – con il superamento dell’emergenza dovuta alla pandemia in corso – venga declinata in maniera completamente diversa da quanto fatto finora. Lo afferma nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano Avvenire: “Il mio obiettivo è arrivare, appena l’emergenza Covid-19 lo consentirà, a una ripresa dei flussi regolari, anche perché questo è il modo più efficace per sottrarre tanti migranti allo sfruttamento dei trafficanti di esseri umani“.

Arrivata al Viminale dopo una lunga carriera da Prefetto, Lamorgese mantiene il suo ormai caratteristico basso profilo, pur cercando di tracciare in modo netto le linee guida del suo operato. Tanto per le scelte già fatte, quanto per quelle che la attenderanno in futuro. Respinte fermamente, ad esempio, le critiche di chi avrebbe voluto un intervento più netto di alleggerimento delle responsabilità delle Ong rispetto ai decreti firmati dal suo predecessore Matteo Salvini: “Giudizio ingeneroso“, dice. “Chiunque opera in mare è tenuto a rispettare le regole“.

I criteri dei nuovi decreti: accoglienza e sicurezza

D’altra parte, riuscire a mettere insieme le diverse anime della maggioranza su un argomento complesso come le modifiche ai Decreti Sicurezza non dev’essere stata impresa facile: “Abbiamo cercato di non perdere mai di vista due parametri di riferimento fondamentali in tema di immigrazione: la dignità delle persone che vengono accolte e la sicurezza delle comunità che accolgono“, afferma il Ministro, che spiega poi come il Governo abbia lavorato per cercare di intervenire su un complesso di norme che avevano “sostanzialmente desertificato il sistema di accoglienza diffuso nei territori, finendo così per alimentare un esercito di `fantasmi’ senza volto e senza identità“. Un intervento che, a suo giudizio, va anche nella direzione di una maggior tutela della sicurezza, attraverso l’introduzione dei Sai – sistemi di accoglienza e integrazione – che attraverso una rete capillare diffusa in piccoli centri su tutto il territorio nazionale, fa sì che gli immigrati abbiano “un nome, i documenti, un domicilio certo e magari anche la possibilità di essere impiegati regolarmente o di essere reclutati per lavori socialmente utili“.

Usa parole precise e forti, Lamorgese, con l’intento di rimarcare tutte le novità che il sistema recentemente introdotto presenta rispetto al precedente Siproimi. “Mentre le attività di prima assistenza continueranno a essere svolte nei centri governativi ordinari e straordinari, il Sai si articolerà su due livelli di prestazioni: il primo è dedicato ai richiedenti protezione internazionale, il secondo riguarda i titolari di protezione e prevede servizi aggiuntivi finalizzati all’integrazione“. Si tratta, spiega ancora il Ministro, di itinerari che dovranno essere avviati alla conclusione del periodo di accoglienza nel quadro del piano nazionale dell’integrazione, che viene “aggiornato secondo linee direttrici su formazione linguistica, informazione sui diritti e doveri individuali, orientamento ai servizi e inserimento lavorativo“.

Quando le viene fatto notare che Matteo Salvini non risparmia critiche agli interventi da lei  varati, la nuova titolare del Viminale non si scompone, sottolineando che l’impianto normativo precedente aveva sottoposto il sistema di accoglienza ad una condizione di stress tale da “renderlo inefficace“. Quello che è accaduto con i Decreti di Matteo Salvini, secondo Lamorgese, è che moltissime persone siano rimaste escluse dai meccanismi di accoglienza, spingendoli “in una terra di nessuno in condizioni di precarietà e clandestinità“.

La tenuta della Maggioranza

Poi, il Ministro sottolinea il grande lavoro svolto da tutte le forze che compongono la coalizione di Governo, chiamate ad un complesso lavoro di mediazione. A guidarne l’operato, spiega Lamorgese, “la consapevolezza che l’immigrazione è un fenomeno complesso da gestire in un perimetro di regole chiare per chi viene accolto nel nostro Paese“. Un lavoro che ora rivendica con orgoglio, convinta che l’intervento misurato operato sulla questione delle protezione umanitaria abbia consentito al tempo stesso un miglioramento delle modalità di gestione dei flussi oltre che il pieno rispetto degli obblighi internazionali che l’Italia deve osservare. Modifiche, spiega ancora Lamorgese, che vanno in direzione delle osservazioni formulate dalla Presidenza della Repubblica in occasione del varo dei decreti nel 2018: “Abbiamo operato con una tipizzazione dei casi speciali, che ora comprendono pure chi, nel proprio Paese, rischia di essere sottoposto non solo a tortura, ma anche a trattamenti inumani e degradanti; chi è fuggito per gravi calamità; chi presenta gravi patologie o è stato minacciato nel diritto alla vita privata e familiare“.

Le multe alle Ong

Sulla questione delle Ong, che come riporta Il Fatto Quotidiano avrebbero preferito un intervento più drastico, il Ministro sottolinea l’obbligo assoluto, per chiunque operi in mare, di agire all’interno del quadro normativo di riferimento, rispettando le norme vigenti. “Stabilire un perimetro per le operazioni Search and Rescue non significa criminalizzare“, afferma. “Inoltre, non sono più previste le sanzioni amministrative fino a un milione di euro, oggetto di una delle osservazioni della Presidenza della Repubblica“. Attraverso queste modifiche, le violazioni da parte delle Ong rientrano nuovamente nel perimetro del regime sanzionatorio del codice della navigazione – con multe che arrivano ad un massimo di 50 mila euro.

I nuovi decreti, licenziati dal Consiglio dei Ministri, dovranno presto essere convertiti in legge attraverso un passaggio parlamentare che, secondo membri della Maggioranza, potrebbe essere l’occasione per apportare modifiche al testo. Una prospettiva che Lamorgese spera non vada ad incidere in modo così netto da “rimettere in discussione tutto il provvedimento“, guidato da una ratio di duplice natura. Da una parte il dovere di “garantire la piena dignità e un trattamento umano per tutti“, dall’altra l’importanza degli aspetti legati alla sicurezza: “Nel decreto c’è perciò anche una norma che introduce l’arresto e il rito direttissimo per tutti i reati commessi nei centri con violenza alle persone e sulle cose“.

Immigrazione e coronavirus

A complicare ulteriormente la situazione, già spinosa, relativa all’accoglienza è sopraggiunta anche l’emergenza legata al coronavirus, con i centri che in alcuni casi hanno rappresentato luoghi di diffusione del contagio: “Non è stato semplice organizzare la quarantena in sicurezza per gli immigrati che sono sbarcati sulle nostre coste e predispone migliaia di tamponi: con 5 navi traghetto, siamo riusciti a decongestionare l’hot spot di Lampedusa e gli altri centri in Sicilia“. Lamorgese sottolinea poi la collaborazione con la Regione Sicilia, dopo un periodo di forti tensioni con il Presidente Musumeci, e ricorda il grande impegno profuso in estate per affrontare la questione: “Sono stati chiusi i centri ritenuti inadeguati e molti migranti sono stati trasferiti in regioni diverse da quelle di arrivo. Dopo due visite in Tunisia, ho ottenuto che riprendessero i due voli a settimana per i rimpatri nei medesimi numeri stabiliti in periodo pre-Covid. In aggiunta, il nuovo governo guidato da Hichem Mechichi si è impegnato per questo mese di ottobre ad autorizzare un certo numero di voli straordinari“,  spiega il Ministro.

La scorsa settimana, alcune Ong hanno denunciato il trasferimento di diversi immigrati, con regolare permesso di soggiorno, dal Cas di Roma alla nave-quarantena Allegra. Una decisione presa, spiega Lamorgese, per garantire che venissero applicate le misure di isolamento fiduciario che chiunque risulti positivo al Covid deve seguire, anche al fine di tutelare la salute degli altri migranti presenti nel centro, oltre che del personale di servizio.

Ius soli o Ius culturae

Il Ministro spiega poi la sua posizione anche su un altro tema al centro del dibattito politico, quello relativo alla riforma delle regole sulla cittadinanza – tornato recentemente a far parlare anche per il caso di Danielle Madam, a Pavia. Secondo Lamorgese “una riforma della cittadinanza, capace di stabilizzare in una cornice di diritti e di doveri tante famiglie presenti da anni stabilmente in Italia, è un tema strategico per il Paese. Deve maturare in Parlamento e necessita di un’ampia maggioranza per poter produrre una legge condivisa e duratura. Personalmente“, conclude il Ministro “ritengo che i tanti ragazzi e giovani-nati da genitori stranieri residenti da tempo in Italia, e che frequentano le nostre scuole, abbiano diritto ad avere una risposta dalla politica, sentendosi parte della nostra comunità“.

Le regole per la sicurezza urbana

Il nuovo decreto prevede anche interventi sulle norme relative alla sicurezza urbana, ispirate in particolare a fatti di cronaca che hanno particolarmente scosso il paese negli ultimi mesi: “La brutale aggressione di gruppo costata la vita a Willy Monteiro Duarte, ma anche l’omicidio a freddo di don Roberto Malgesini sono episodi gravissimi” dice il Ministro. Con le nuove norme, assicura, le questure potranno proibire la frequentazione dei locali pubblici, oltre che delle aree limitrofe, anche a chi sia stato oggetto di condanna soltanto in un grado d giudizio, o di denuncia per atti violenti o spaccio di droga.

Lorenzo Palmsciano

Fonte: Avvenire

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