A Como lo conoscevano per il suo impegno verso i migranti e i meno abbienti: così è morto il prete Don Roberto Malgesini.

Don Malgesini 15 settembre 2020

Non era un parroco Don Roberto Malgesini, 51enne residente a Como, non possedeva ne gestiva una sua chiesa: tuttavia, il prete era sempre in prima linea quando si trattava di assistere i bisognosi. Per questo motivo, la comunità locale ed in particolare i volontari della Caritas che lo conoscevano bene sono ancora increduli di fronte alla tragedia che è costata la vita all’uomo, ucciso a coltellate mentre portava – come era sua abitudine fare – la colazione ad alcuni senzatetto. La dinamica dei fatti è ancora da chiarire: ciò che è certo è che l’omicidio si è consumato attorno alle 7 di mattina proprio al centro di Como dove il prete si era recato per portare da mangiare ad alcuni senzatetto che vivono sotto il porticato della ex chiesa di San Francesco – riferisce Il Corriere della Sera – quello stesso edificio finito alla ribalta delle cronache alcuni giorni fa per il caso dell’assessore che è stato ripreso mentre toglieva la coperta ad un migrante che dormiva sul posto. Don Malgesini è stato aggredito da un senzatetto di origini tunisine che conosceva bene a coltellate: numerosi fendenti che purtroppo non hanno lasciato scampo al prete. L’uomo si è costituito presso la caserma dei Carabinieri che sono giunti sul posto ed hanno ritrovato l’arma del delitto immersa in una pozza di sangue: il movente resta da chiarire ma secondo gli investigatori – riporta Il Giorno – non è da escludere che l’uomo che soffre di problemi psichici sia stato preso da un raptus dovuto alla sue fragili condizioni psicologiche e si sia scagliato sull’uomo che cercava solo di aiutarlo.

La comunità religiosa di Como ricorda il prete come un uomo misericordioso e caritatevole che era anche stato multato dai Vigili Urbani per la sua decisione di continuare ad assistere le persone che vivono sotto il porticato di San Francesco senza alcun tipo di assistenza o tutela: “La chiesa manifesta enorme dolore per la perdita di un uomo che ha dedicato la sua esistenza agli ultimi”, ha detto il vesovo Omar Cantoni. Sgomento anche tra le persone che Don Malgesini assisteva regolarmente: “Non è possibile che sia il Don, non può essere”, ha urlato incredulo uno dei migranti a cui il prete portava regolarmente la colazione, shoccato dalla notizia.

Il direttore della Caritas locale Francesco Bernasconi ha voluto ricordare così il Don – riferisce La Stampa: “Era una persona che ha dedicato la sua vita ai più deboli. Il suo è un vero e proprio martirio”. Bernasconi non si è esentato da critiche verso la gestione del comune che a sua detta non ha mai fatto nulla per migliorare le condizioni di vita dei tanti senzatetto che si affollano sotto il porticato di San Francesco ed ha abbandonato gli attivisti, costringendoli ad operare da soli e con pochi mezzi: “Malgesini era consapevole che la sua missione non era priva di rischi. Questo delitto avviene in un quadro di indifferenza, se non smettiamo di odiarci e di essere divisi, tragedie come queste non possono che ripetersi”. Il caso dell’efferato omicidio di Don Malgesini è tragicamente simile a quanto avvenuto a San Gallo alcune settimane fa dove una donna è stata picchiata a morte da un giovane: anche in quel caso, l’assassino aveva problemi psichiatrici e non è stato possibile trovare un vero movente alla base delle sue azioni. Questa sera, alle ore 20:30, la comunità di Como si raccoglierà in preghiera per dare l’ultimo saluto a quello che in città era conosciuto come “il prete degli ultimi”.

Fonte: Il Giorno, Il Corriere della Sera, La Stampa

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