“Se sfiduciate Bonafede mi dimetto”, dice Conte. E Matteo Renzi salva il Governo

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Italia viva ha votato no contro la mozione di sfiducia per il Ministro Bonafede, salvando così il Governo Conte che aveva annunciato, in caso contrario, le dimissioni. 

renzi bonafede - Leggilo

Due in un colpo solo. Italia Viva di Matteo Renzi ha votato contro la sfiducia del Ministro Alfonso Bonafede, salvando così il Governo guidato da Giuseppe Conte. Intervenuto per le dichiarazioni di voto in Aula al Senato, ha annunciato il voto contrario alle mozioni di sfiducia pervenute contro il ministro della Giustizia. “Se votassimo oggi secondo il metodo che il ministro della Giustizia ha usato nella sua esperienza parlamentare contro i precedenti governi, lei oggi dovrebbe andare a casa”, ha detto Renzi, richiamando alla memoria Alfano, Guidi, Boschi, Lupi, Lotti, De Vincenti. “Ma noi non siamo come voi. Essere additati ingiustamente, andare sui giornali, costringere le proprie famiglie a subire l’onta di un massacro mediatico fa male”, ha proseguito il leader di Italia Viva, informa Fanpage.

Renzi ha poi ricordato le parole del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte il quale ha affermato che, in caso di voto di parte della maggioranza contrario all’operato di Bonafede, ne avrebbe tratto le conseguenze politiche. Renzi ha spiegato, di conseguenza, che non voterà la sfiducia per evitare la crisi di governo, perché “in un Paese che vede il debito pubblico andare verso il 160% e la disoccupazione prevista a fine anno del 15%” è necessario rispettare ciò che dice il presidente del Consiglio, se si fa parte della Maggioranza di governo. Renzi – che sull’operato di Conte ha avuto spesso da ridire durante la crisi da Covid-19 –  di aver dato negli ultimi giorni dei segnali importanti sull’Irap, sulla regolarizzazione al fianco del ministro Bellanova, sulle riaperture. Quindi, c’è ancora molto da fare. Poi, l’appello a Bonafede, colpevole di non aver ascoltato Italia Viva, a Febbraio, su ciò che il partito aveva previsto sulle scarcerazioni. “Non si fa politica pensando alla legge del taglione: certe sue espressioni sul giustizialismo ci hanno fatto male”, ha proseguito Renzi. Poi la conclusione: “Faccia il ministro della Giustizia e non dei giustizialisti e vedrà che ci avrà al suo fianco”.

Matteo Renzi in diretta dal Senato

Il mio intervento al Senato

Pubblicato da Matteo Renzi su Mercoledì 20 maggio 2020

I motivi della sfiducia

Le mozioni di sfiducia nei confronti del Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, informa SkyTg24, sono state due: da una parte l’opposizione del centrodestra – Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia; dall’altra +Europa di Emma Bonino, appoggiata da Azione di Carlo Calenda.  Le mozioni di sfiducia nei confronti di Alfonso Bonafede sono nate dopo le polemiche per la scelta del ministro della Giustizia di affidare la direzione del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria a Francesco Basentini al posto del Magistrato antimafia Nino Di Matteo. La scelta sarebbe stata originata in seguito alle proteste dei boss contro il magistrato antimafia. Bonafede è stato inoltre criticato per le scarcerazioni di boss e detenuti di alta sicurezza, decise a seguito delle rivolte nei penitenziari nate a causa dell’emergenza sanitaria Coronavirus.

Secondo Emma Bonino, Bonafede si è reso promotore e responsabile di una “costante manomissione dell’imparzialità della giustizia, dei diritti dei cittadini e dei principi del giusto processo” e non ha mantenuto gli impegni promessi, in quanto dopo più di un anno di annunci, non ha ancora calendarizzato il disegno di legge di riforma del processo penale che avrebbe dovuto precedere “la soppressione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio”. Il Dipartimento affari penitenziari non avrebbe inoltre predisposto adeguate misure di prevenzione sanitaria per evitare disordini nelle carceri. Un quadro, secondo +Europa, di carenze e insufficienze, uniti alla negligenza, confusione e contraddittorietà.

Il centrodestra ha invece criticato l’operato complessivo di Bonafede, il cui culmine del fallimento è stato raggiunto nella vicenda del capo del Dap. Nel testo della mozione viene ricordata la mancata nomina di Nino Di Matteo a favore del magistrato Francesco Basentini “che non poteva vantare specifiche competenze ordinamentali in materia penitenziaria e antimafia”. Basentini si è poi dimesso a seguito delle polemiche sulle scarcerazioni dei boss a causa dell’epidemia di coronavirus. Per il centrodestra le rivolte nelle carceri erano “finalizzate ad alimentare la discussione su indulti, amnistie e provvedimenti che avrebbero potuto alleggerire il carcere anche per gli uomini della criminalità organizzata”. Il Ministro Bonafede sarebbe colpevole di aver iniziato ad “avanzare ipotesi di interventi normativi volti incredibilmente ad accogliere le richieste dei rivoltosi”.

Fonte: Matteo Renzi Facebook, Fanpage, SkyTg24

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