Tribunale di Bologna, parla il giudice che si dimise: “Minori tolti alle famiglie in tutta Italia”

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Era il 2013 quando Francesco Morcavallo dava le dimissioni come Magistrato presso il Tribunale dei Minori di Bologna. Il motivo? La facilità con cui troppo spesso i servizi sociali strappano i figli ai propri genitori per mandarli in case famiglie. Le sue denunce sugli abusi di potere nelle cause degli affidi erano state un grido d’allarme che oggi, quando il caso Bibbiano invade giornali e opinione pubblica, sembrano esserne un preavvertimento. 

Non è sorpreso l’ex Giudice del Tribunale dei minori di Bologna Francesco Morcavallo, dallo scandalo sugli affidi che ha gettato ombre anche sull’operato del PD. Oggi avvocato, Morcavallo non si stupisce perché quanto accaduto l’aveva predetto anni fa, denunciando i metodi con cui i bambini venivano tolti dai servizi sociali, su richiesta dei Tribunali per i minori, alle loro famiglie. “Non sono vicende né nuove né limitate. In Val d’Enza c’è stata la particolarità che una Procura solerte ha indagato, ma questo problema è nazionale” ha raccontato a Radio città del Capo. “Bastano frettolosi o addirittura interessati Giudizi determinati su famiglie a disagio per indurre i giudici minorili a disporre l’affido dei bimbi“, ha detto l’avvocato analizzando in linea generale l’operato dei servizi sociali italiani e dei Tribunali. Il fatto che i bimbi escano dalle loro famiglie determina gravi conseguenze: affidamenti agli amici, compravendite, adozioni mascherate con affidamenti ed altre pratiche lesive per la tutela del minore. “Per situazioni di disagio non si allontano i figli dalle famiglie. Quanti sono quelli allontanati dalle famiglie per fatti concreti e quanti per motivi di disagio?”, si chiede. Domande a cui ha già risposta.

Sul “meccanismo perverso” e sul più “osceno business italiano” – a suo dire Morcavallo ha provato a fare luce denunciando la semplicità e facilità con cui si svolge l’iter di affidamento dei minori. Percorsi che iniziano con la sottrazione alle famiglie e finiscono con quello che lui definisce l’“internamento” negli istituti e nelle comunità governati dai servizi sociali. Un sistema che, da Magistrato, ha tentato di correggere. Ma invano. L’allontanamento dei minori a fronte di abusi o comportamenti sconvenienti dei genitori nasconde spesso un considerevole giro di denaro. I luoghi che accolgono i bambini sottratti alle proprie famiglie, hanno infatti un costo, per lo Stato, che varia dai 100 ai 400 euro a bambino al giorno, come faceva notare Il Giornale.

Morcavallo, assegnato al Tribunale dei Minori di Bologna, si rende conto della mole di procedimenti aperti e delle lacune negli iter burocratici. Nella sua ottica, il bene del bambino è costituito dal restare all’interno del nucleo familiare – tesi sostenuta anche dalla Corte Costituzionale e dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo. Una linea diversa, sostiene l’ex giudice, da quella assunta dal Presidente del Tribunale dei Minori di Bologna, il dottor Millo. Morcavallo dopo aver denunciato abusi, incongruenze e illeciti ed è stato colpito da esposti. Così ha cambiato vita dopo non aver trovato un riscontro tra la pratica e i suoi ideali. Morcavallo ha dato le dimissioni come Magistrato a soli 34 anni, il 6 maggio 2013 denunciando che “le motivazioni con cui i servizi sociali scelgono di allontanare i figli dalle famiglie di origine appaiono molte volte lacunose e contraddittorie”. Dopo l’addio alla toga c’è stata per lui l’avvocatura a Roma, nello studio paterno, dove si è occupato di società e successioni.

“Uno scandalo tutto italiano”

In un’intervista a Panorama, Morcavallo ha ricordato che al suo arrivo a Bologna, nel 2009, c’erano circa 25 mila procedimenti aperti. “Noi giudici togati eravamo in sette. Poi c’erano 28-30 giudici onorari, psicologi, medici, sociologi, assistenti sociali. I collegi giudicanti, come previsto dalla legge, avrebbero dovuto essere formati da due togati e da due onorari: scelti in modo automatico, con logiche neutrali, prestabilite”, ha spiegato. In pratica, tuttavia, regnava un’apparente confusione e i quattro “decisori” venivano scelti per far prevalere l’impostazione dei servizi sociali, sempre e inevitabilmente favorevoli all’allontanamento del minore. Quanto ai casi, nella maggior parte si trattava di allontanamenti dalle famiglie per motivi economici o perché i genitori venivano ritenuti “inadeguati”. Un presupposto spesso senza fondamento.

Ad complicare il quadro, c’è anche l’inappellabilità degli atti del Tribunale, in quanto formalmente provvisori e quindi, per legge, non possono oggetto di una richiesta d’appello. Tra le cause di allontanamento, spesso, ci sono anche denunce di abusi sessuali in famiglia. “A Bologna molti casi si aprivano irritualmente a causa di lettere anonime, ma non c’era nessuna prova. Una denuncia anonima dovrebbe essere cestinata e invece bastava a giustificare l’affido”, ha spiegato ancora l’ex Magistrato. Ciò che si alimenta, insomma, è il business e un gran giro di soldi e di conflitti di interesse. “In Italia sono almeno 50 mila i minori affidati: credo costino 1,5 miliardi l’anno. Forse di più. Io davo fastidio e sono stato invitato a non rompere le scatole”, spiega l’avvocato che parla dei casi di affidi come di “uno scandalo tutto italiano“.

Fonte: Panorama, Radio Città del Capo, Il Giornale

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