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“Sono straniera, ho polemizzato con Salvini. E ora non mi fanno più lavorare”

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Elizabeth Arquinigo Pardo è la 28enne peruviana che nei mesi scorsi si è fatta conoscere per aver scritto al Vicepremier Matteo Salvini in seguito al rallentamento dell’iter burocratico per ottenere la cittadinanza. Ora ha perso il lavoro. 

Elizabeth Pardo ha perso il lavoro

Elizabeth Arquinigo Pardo è la nuova “vittima” del Vicepremier Matteo Salvini. La ragazza, 28enne di origine peruviana, vive in Italia da oltre 18 anni. Ma ora ha perso il lavoro e la colpa, neanche a chiederlo, è del Ministro dell’Interno. La ventottenne si era rivolta mesi fa a Matteo Salvini per cercare di ottenere la cittadinanza italiana, dopo che il Decreto Sicurezza ne aveva rallentato l’iter. Ora il problema è un altro: la perdita del lavoro.

Elizabeth lavorava fino al mese scorso come interprete alla Questura di Milano, grazie ad un contratto di collaborazione con un’agenzia europea stipulato attraverso una cooperativa che faceva da intermediaria, e che aveva ricevuto l’appalto per fornire il servizio di traduzione. Elizabeth traduceva i colloqui dei richiedenti asilo. Il 14 febbraio il licenziamento del tutto inaspettato è arrivato come una doccia fredda. “Sono stata contattata fuori dall’orario lavorativo dalla mia responsabile, e mi è stato detto che dal giorno dopo non avrei dovuto più recarmi in Questura. Anzi mi è stato detto esplicitamente che se mi fossi presentata mi sarebbe stato impedito di entrare“, dice la ragazza.

Pare che l’esonero dall’incarico sia arrivato con una segnalazione dal Ministero degli Interni. Il giorno dopo Elizabeth si è comunque recata in ufficio, non essendo il suo contratto ancora scaduto ma, come annunciato, le è stato impedito di entrare e non le è stata fornita alcuna spiegazione. Nessuno, in sostanza, conosce la nota arrivata dal Viminale ma Elizabeth sembra avere qualche spiegazione. Crede infatti che l’accaduto sia riconducibile alla sua esposizione di questi mesi. Infatti, la ventottenne ha scritto per tre volte al Vicepremier, cercando di segnalare la situazione di difficoltà vissuta da lei e da altri stranieri in seguito all’applicazione del Decreto, cercando di sensibilizzare le istituzioni con un libro: “Lettera agli italiani come me”.

Non ho mai ho violato il codice di condotta che ho firmato, e che tutti gli interpreti sono tenuti a rispettare. Nessun abuso mi è stato contestato, né mi sarei mai permessa di violare la privacy dei migranti e la riservatezza richiesta dal mio incarico: in pubblico, fuori dall’ufficio, mi sono solo occupata della mia situazione, che non ha nulla a che vedere con i casi che trattavo al lavoro”, ha detto la ventottenne che lega il licenziamento al suo attivismo politico. I suoi colleghi, in Questura, avrebbero poi firmato – proprio nel giorno del suo licenziamento – una dichiarazione sostitutiva,  contenente dei punti cruciali, nella quale il dipendente dichiara di non far parte di nessuna associazione, movimento o gruppo, che possa ritenersi incompatibile con il suo ruolo; di non essere legato in alcun modo a gruppi politici; di non aver preso parte a iniziative politiche che possano essere ritenute in conflitto d’interesse con la posizione ricoperta.

Forse il suo attivismo, forse l’appello al Ministro Salvini, forse il suo essere straniera: ma non c’è niente di certo, per ora. Solo accuse ingiustificate e prive di fondamento. La perdita del lavoro, fa notare Elizabeth, potrebbe avere conseguenze sulla cittadinanza, visto che per poterla avere è richiesto un reddito di 10mila euro all’anno, percepito in modo continuativo, per 3 anni.

Il legale della ragazza, Andrea Maestri, ha dichiarato intanto di voler fare ricorso al Tribunale di Como e chiedere il risarcimento del danno non patrimoniale, biologico ed esistenziale, per lesione della dignità umana e professionale della lavoratrice: “Faremo una causa civile antidiscriminatoria per eliminare quella che riteniamo essere un’odiosa discriminazione che Elizabeth ha subito sul luogo di lavoro”, dice l’avvocato che si è poi lamentato dell’utilizzo dei social network per provvedimenti amministrativi. “In questo caso non abbiamo né una nota scritta né un addebito: abbiamo solo un recesso unilaterale dal contratto di collaborazione, che non si sorregge in alcun modo dal punto di vista giuridico”, dice Mestri. “Poi, certo, come è accaduto con le vicende degli sbarchi, il Ministero potrebbe rispondere che non esiste alcun atto formale. Ma sarebbe un vero e proprio strappo allo Stato di diritto del nostro Paese”.

Intanto, Elizabeth continua a sentirsi vittima delle ire del Vicepremier ma in Italia non è l’unica. Ha una lunga scia di seguaci che, come lei, si sentono discriminati senza fondamento.

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