Dopo la leader di +Europa Emma Bonino, sulla questione Russia-Ucraina, interviene anche la senatrice a vita Liliana Segre.
Parole come no-violenza ed equità stanno venendo meno in Parlamento dove diversi esponenti – da sempre a favore di uguaglianza e non violenza – stanno prendendo posizioni nette e rigide. Dopo la leader di +Europa Emma Bonino – che ha incitato il Governo Draghi ad inviare armi all’Ucraina – ad esporsi ora è la senatrice a vita Liliana Segre.
Segre ha insistito per mesi affinché venisse istituita una commissione “anti odio“: per contrastare la violenza anche verbale che spopola sui social e, talvolta, può incitare a comportamenti fisicamente violenti anche nella vita vera. Per Segre tutti siamo uguali e in quanto uguali dobbiamo essere tutelati e rispettati. Eppure, in questa situazione di conflitto tra Russia e Ucraina, restare equi sarebbe una grandissima ingiustizia secondo la senatrice a vita sopravvissuta ai campi di concentramento. “Non è concepibile nessuna equidistanza. Se vogliamo essere fedeli ai nostri valori, dobbiamo sostenere il popolo ucraino che lotta per non soccombere all’invasione, per non perdere la propria libertà” – ha asserito Segre, ospita del Congresso nazionale dell’Associazione Nazionale Partigiani.
La senatrice a vita non ha mancato di tirare in ballo la nostra Costituzione nella quale viene riconociuto – all’articolo 52 – il diritto di ogni popolo a difendere la propria patria, la propria sovranità nazionale: “La resistenza del popolo invaso rappresenta l’esercizio di quel diritto fondamentale di difendere la propria patria, che l’articolo 52 prescrive addirittura come ‘sacro dovere'” – ha sottolineato. Tuttavia, in quanto paladina dell’anti odio, Segre ha anche precisato che sostenere gli ucraini non significa inimicarsi il popolo russo che non è colpevole delle scelte del Premier Vladimir Putin. A differenza di Emma Bonino, Segre non parla – non esplicitamente almeno – di inviare armi ma ricorda il ruolo fondamentale della diplomazia in questi casi, l’importanza di affidarsi all’Onu per trattative ad oltranza, il ristabilimento di una pace autentica basata sulla giustizia e il rispetto dei diritti dei popoli. Ma, dalle dichiarazioni di italiani che vivono in Russia, è evidente che il popolo russo appoggia il proprio Premier.
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