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Curiosità

Perché d’estate non si va più in campeggio? Eppure negli anni Settanta lo facevano tutti

Per decenni il campeggio ha rappresentato una delle vacanze estive più amate dagli italiani.

Negli anni Settanta e Ottanta intere famiglie caricavano tende, fornelli e sacchi a pelo sull’auto per partire verso il mare, la montagna o i laghi. Era un rito collettivo, un simbolo di libertà e semplicità che coinvolgeva milioni di persone. Oggi, invece, il campeggio tradizionale sembra aver perso gran parte del suo fascino, soprattutto tra i più giovani, che preferiscono hotel, appartamenti in affitto o viaggi brevi organizzati online.

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Le ragioni di questo cambiamento sono molteplici e raccontano l’evoluzione della società italiana. Negli anni del boom economico il campeggio era innanzitutto una soluzione economica. Consentiva di trascorrere settimane di vacanza spendendo poco e offriva un forte senso di comunità. I campeggi erano luoghi vivi, pieni di famiglie, bambini che giocavano fino a tarda sera e amicizie che spesso duravano nel tempo. Bastava una tenda canadese e qualche attrezzatura essenziale per sentirsi in vacanza.

Oggi il contesto è completamente diverso. Le nuove generazioni sono abituate a standard di comfort più elevati e difficilmente accettano l’idea di rinunciare a climatizzazione, bagno privato o connessione internet stabile. Il campeggio tradizionale, fatto di docce comuni e sistemazioni spartane, viene percepito come scomodo più che avventuroso. Inoltre, il turismo è cambiato radicalmente: i social network hanno trasformato anche il modo di vivere le vacanze, spingendo verso esperienze più “instagrammabili” e strutture curate nei dettagli.

Anche i costi hanno inciso su questa trasformazione. Paradossalmente, campeggiare oggi non sempre è economico come un tempo. Molti campeggi moderni offrono bungalow, piscine, ristoranti e animazione, avvicinandosi sempre più ai villaggi turistici. Di conseguenza, i prezzi sono aumentati e spesso una vacanza in campeggio può costare quanto un soggiorno in appartamento o in hotel low cost prenotato online.

Dal campeggio spartano al glamping: come è cambiato il turismo all’aria aperta

Nonostante il calo del campeggio classico, il desiderio di contatto con la natura non è scomparso. Si è semplicemente trasformato. Negli ultimi anni infatti si è diffuso il fenomeno del glamping, termine nato dall’unione di “glamour” e “camping”. Si tratta di una forma di vacanza all’aria aperta che unisce il fascino della natura ai comfort di una struttura alberghiera. Tende di lusso, lodge immersi nel verde e case sugli alberi stanno attirando una nuova fascia di turisti, soprattutto coppie e famiglie giovani.

Questo cambiamento dimostra che il problema non è il campeggio in sé, ma il modo in cui viene percepito. Le persone cercano ancora esperienze autentiche, ma vogliono viverle senza rinunciare alle comodità quotidiane. La società moderna, sempre più veloce e digitalizzata, ha ridotto la capacità di adattarsi a situazioni semplici e spartane che un tempo erano considerate normali.

Esiste poi una componente culturale. Negli anni Settanta il campeggio rappresentava uno spirito di avventura e condivisione. Oggi prevale invece un turismo più individuale, orientato al comfort e alla personalizzazione dell’esperienza. La vacanza non è più soltanto un momento di evasione, ma anche un modo per mostrare uno stile di vita. Esperienze quelle di una volta che ritrovate nella storia Joppolo ’76 di Paolo Ferrillo.

Eppure il fascino del campeggio autentico continua a sopravvivere in una nicchia di appassionati. Dormire sotto le stelle, cucinare all’aperto e svegliarsi immersi nella natura restano esperienze che nessun resort potrà davvero sostituire. Forse il campeggio non è sparito: si è semplicemente adattato ai tempi moderni, perdendo però quella spontaneità collettiva che aveva reso indimenticabili le estati di un’intera generazione.

Pubblicato da
Antonio Papa

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