Macchinario manomesso per produrre di più. Così la figlia di Laila, 5 anni, è rimasta senza madre

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Fonti ed evidenze: Fanpage, Rainews

Per la Procura di Modena, la fustellatrice impiegata nell’azienda dove lavorava Laila el Harim è stata modificata rispetto al manuale d’uso.

Gli infortuni sul lavoro sono una piaga sociale che ha devastato l’Italia negli ultimi anni. Solo qualche giorno fa, ad Udine, un ragazzo è stato vittima di un infortunio mortale durante l’alternanza scuola-lavoro. Parliamo di Lorenzo Parelli, studente di soli diciott’anni, che ha perso la vita lavorando all’azienda Burimec di Lauzacco. Udine. Ebbene, Lorenzo non è l’unica persona coinvolta in un serio incidente sul lavoro nelle aziende italiane.

Parliamo del caso di Laila El Harim, rimasta incastrata e uccisa nella fustellatrice impiegata nell’azienda di Bombonette di Camposanto, a Modena. Il caso risale allo scorso agosto. La fustellatrice sarebbe stata modificata senza tener conto del manuale d’uso. Questo è quanto la Procura di Modena contesta al datore di lavoro della donna e al delegato alla sicurezza dell’azienda. Agli atti delle indagini è stata messa in risalto la presenza di alcuni pareggiatori in gomma da regolare manualmente, che non erano previsti originariamente. Oltre a ciò, vi era anche l’assenza di una protezione, che era invece prevista. Sembra che Laila abbia cercato di regolare i pareggiatori con il macchinario acceso, al fine di eseguire un cambio del formato che era in lavorazione.

La donna di 40 anni, di origini marocchine, viveva in Italia da 20 anni, con una figlia di 5 anni ed il suo compagno. Al datore di lavoro di Leila, Fiano Setti, nonché al delegato alla sicurezza, Jacopo Setti, viene contestata l’aggravante consistente nella violazione delle norme antinfortunistiche. L’azienda è invece indagata come soggetto giuridico, con le associazioni di risparmio di tempi di lavorazione nonché risparmio economico. Le indagini sono state ufficialmente chiuse.

La pm, Maria Angela Sighicelli, ha evidenziato che gli indagati non avrebbero valutato il rischio di contatto con organi in movimento durante l’uso delle fustellatrici. Tra questi rischi, anche quello che avrebbe riguardato l’infortunio mortale di Leila. I due indagati avrebbero anche messo a disposizione dei dipendenti delle attrezzature non adeguate rispetto ai requisiti di sicurezza. Gli indagati, inoltre, non avrebbero inviato l’operaia alla visita medica preventiva al fine di constatare l’assenza di controindicazioni alla mansione alla quale era destinata. Inoltre, Laila non sarebbe stata avviata alla formazione in materia di sicurezza e salute. Sembra che la donna sarebbe entrata nella fustellatrice per regolare i ‘pareggiatori’, rimanendo incastrata nella macchina, tra la barra fissa posteriore e una ‘barra di pinza’.

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