Silvia uccide un uomo in casa con un fendente al cuore, assolta

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Fonti ed evidenze: La Repubblica, Il Messaggero

É arrivata per Silvia Rossetto la sentenza della Corte d’Appello di Torino, la donna aveva ucciso il compagno durante l’ennesima aggressione, assolta per legittima difesa

triunale Torino
Valerio Pennicino/Getty Images

Torino, ieri la Corte d’Appello ha assolto Silvia Rossetto 51 anni per l’omicidio del compagno Giuseppe Marcon perché si è trattato di legittima difesa in quanto l’uomo la stava aggredendo e le aveva puntato un coltello alla gola. Era il 2 settembre 2018 quando tra Silvia e il compagno Giuseppe scoppia l’ennesima lite. I due si erano conosciuti in comunità e soffrivano entrambi di disturbi psicologici, inoltre Marcon era un alcolista e quel giorno aveva già bevuto parecchio. Rossetto decide allora di uscire per schiarirsi le idee, ma quando torna nel suo appartamento nei palazzoni a Nichelino, in via Juvarra, gli animi si scaldano velocemente e la situazione precipita: il compagno ubriaco si scaglia contro di lei e dopo averla aggredita apre il cassetto della cucina prende un coltello e glielo punta alla gola. La donna a quel punto fa lo stesso, mette una mano nel cassetto ancora aperto, afferra la prima lama che le capita a tiro e lo trafigge al cuore.

Il 65enne muore quella sera e per Silvia inizialmente il procuratore chiede 9 anni per omicidio colposo, come se non si trattasse di legittima difesa soltanto perché avvenuta nel contesto domestico. Nonostante la richiesta il giudice Stefano Vitelli assolve la donna in primo grado per “le condizioni psicopatologiche dell’imputata, acuite da ansia e angoscia dovute a un’aggressione in atto” riconoscendo il suo gesto come l’unica possibilità per la donna di salvarsi. A testimoniare l’accaduto, e a chiamare le Forze dell’Ordine quella sera, la madre di Rossetto che era stata chiamata dalla figlia proprio durante la lite e si era sentita chiedere aiuto disperatamente; poi una seconda chiamata dopo l’omicidio “mamma ho in mano il coltello, gli ho piantato il coltello” le aveva detto Silvia in lacrime.

Per Silvia la procura generale, guidata dal sostituto pm Nicoletta Quaglio, aveva fatto ricorso in appello per eccesso colposo di legittima difesa, motivato dal racconto poco coerente della donna, che spesso durante gli interrogatori forniva versioni che non combaciavano. L’avvocato di lei, Sergio Bersano parla di mancato femminicidio e afferma “non è immaginabile che Rossetto, già malata e per giunta in preda a un’ansia distruggente perché picchiata e minacciata con un coltello da un uomo ubriaco che le aveva già usato violenza in passato, potesse valutare che forse il compagno non avrebbe affondato la lama” e il giudice gli da ragione.

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