Dura vita dei fratelli Bianchi in carcere: sputi nel cibo e chiodi nel dentifricio

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Fonti ed evidenze: HuffingtonPost, Open

Il carcere non è di certo un hotel, e se ne stanno rendendo conto a loro spese i fratelli Bianchi colpevoli dell’omicidio di Willy Monteiro Duarte, che lanciano un appello disperato “vogliono accoltellarci”

Fratelli Bianchi
I fratelli Bianchi/Facebook

Quando l’idealizzata vita da “bad boy” tra feste, gioielli e locali si scontra con la realtà della prigione anche i più “forti” soffrono. Se ne sono resi conto i fratelli Bianchi, in carcere per l’omicidio di Willy Monteiro Duarte il 21enne di Colleferro in provincia di Roma, massacrato dai due fratelli con l’aiuto di Mario Pincarelli perché si era azzardato a difendere un amico. Piangono e si lamentano da dietro le sbarre ora che si sono resi conto di quanto possa essere duro il carcere. Ancora più duro quando gli altri detenuti non ti “rispettano”, anzi ti ricordano ogni giorno chi sei e quello che hai fatto; questo perché ci sono due tipologie di “giustizia” che colpiscono tutti coloro che finiscono dietro le sbarre: quella che vive nelle aule di tribunale, e quella che regna dietro le sbarre, la quale spesso può essere molto più dura della prima.

Dalle intercettazioni dal carcere di Rebibbia i due fratelli raccontano ai loro familiari la vita in carcere tra sputi nei piatti, chiodi nel dentifricio e minacce continue; raccontano che ora devono pensare a cucinarsi da soli, a lavare i propri vestiti e a tagliarsi i capelli da soli. Una normale routine per chiunque ma non per i “gemelli di Artena” che evidentemente non hanno mai dovuto occuparsi di tali questioni, e che ora sembrano davvero preoccupati per la loro vita; “ci stanno i bravi e ci stanno quelli non bravi, le merde” racconta Marco al fratello Alessandro, probabilmente riferendosi agli altri detenuti. Sta sempre da solo Marco, che ormai non si fida di nessuno e aspetta che gli altri detenuti rientrino nelle loro celle per uscire; questi lo chiamano infame e gli dicono di impiccarsi, lo minacciano e probabilmente, da quel poco che si può sentire dalle intercettazioni, lo hanno anche picchiato. C’è da dire che le risse non sono eventi strani per i due fratelli, conosciuti alle forze dell’ordine per essere dei soggetti violenti anche prima di aver ucciso Willy, e che, non appena arrivati in carcere, si sono scontrati con gli altri detenuti e per questo sono stati isolati in un braccio diverso, il “braccio degli infami”.

La madre dei due fratelli è preoccupata e, riferendosi a Marco, ha detto a Gabriele “L’ho trovato con la barba lunga, i capelli lunghi, con il topo dentro la stanza” e poi gli confida “so spariti tutti quanti – gli amici – se tenemo venne – ci dobbiamo vendere – le macchine, tutto, perché c’è rimasto più niente”. Insieme a loro in carcere per concorso in omicidio Mario Pinciarelli, che ha detto al padre di aver pensato al suicidio spesso in questi mesi, ed è scoppiato in un pianto talmente disperato da richiedere il soccorso di un medico. Insomma i tre ragazzi sembrano  essersi resi conto che la vita da criminale non paga, e ora forse si stanno davvero pentendo.

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