Covid, 501 morti e 23.649 nuovi casi. “Il virus muta, i vaccini non ci proteggeranno per sempre”

Un gruppo di ricerca internazionale ha scoperto che un farmaco già impiegato per altre terapie, potrebbe fermare il Covid.

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Getty Immages/Pietro Cruciatti

Il Ministero della Salute informa che i casi totali – attualmente positivi, morti e guariti – sono saliti di 23.649 unità e portano il totale a 3.607.083.  Nelle ultime ventiquattro ore 501 morti che fanno salire le vittime a 109.847 e 20.712 guariti che raggiungono quota 2.933.757. Totale persone vaccinate: 3.192.623.

I casi attualmente positivi tornano a salire e arrivano a 563.479, +971 rispetto a ieri. I pazienti ricoverati scendono a 28.949, -231 mentre in terapia intensiva 3681 assistiti, -29 da ieri.

Covid: un farmaco potrebbe bloccare il virus

La domanda che tutti – ogni giorno o quasi – ci poniamo da oltre un anno è: quando finirà la pandemia di Covid 19? Quando potremo tornare alla normalità del nostro ufficio o a mangiare una pizza al ristorante con gli amici? La risposta, per ora, nessuno può darcela. I vaccini rappresentano una grande opportunità nella lotta al virus ma, come l’Istituto Superiore della Sanità ha ribadito di recente, nessun vaccino può garantirci dal rischio di contrarre o ri-contrarre il Covid. Soprattutto ora che nel nostro Paese circolano diverse varianti sulle quali i vaccini sembrano non funzionare. E, infatti, sono già diversi i casi di persone che si sono reinfettate anche dopo aver ricevuto entrambe le dosi del farmaco.

Ma ecco che una buona notizia arriva dal mondo della ricerca. Secondo i risultati di uno studio coordinato dai genetisti Giuseppe Novelli – Università di Tor Vergata, Università del Nevada – e Pier Paolo Pandolfi – Università di Torino, Università del Nevada – è possibile intrappolare il virus impedendogli di uscire dalle cellule infettate e, quindi, di diffondersi a tutti i tessuti del corpo. Come farlo? Grazie ad un composto naturale: l’ I3C o Indolo-3 Carbinolo. Nei primi test in provetta si è dimostrato capace d’ inibire gli enzimi che favoriscono l’evasione del virus dalle cellule infette. Ma non è tutto. Il prodotto è già stato utilizzato sugli esseri umani per altri trattamenti e ha dimostrato di essere ben tollerato

Allo studio – che ha ottenuto la pubblicazione sulla rivista Cell Death & Disease – hanno collaborato anche l’Ospedale Bambino Gesù di Roma, l’Istituto Spallanzani e l’Università San Raffaele di Roma, l’Università di Toronto, diverse istituzioni americane – Harvard, Yale, Rockfeller, NIH, Mount Sinai, Boston University e le francesi INSERM Parigi e Hopital Avicenne. I ricercatori hanno identificato una classe di enzimi che servono al Covid per uscire dalle cellule infettate e diffondersi a tutti i tessuti dell’organismo. Ma test in vitro hanno dimostrato che questo processo può essere bloccato con il composto I3C, il quale può essere usato come antivirale da solo o in combinazione con altre terapie.

Il passo successivo sarà passare dai test in laboratorio agli studi clinici sui pazienti Covid. Ma questo passaggio potrebbe avvenire rapidamente in quanto il farmaco è già impiegato per il trattamento di altre patologie. Uno degli scienziati coinvolti nella ricerca, il dottor Novelli, ha spiegato: “Dobbiamo pensare a lungo termine, i vaccini, pur essendo molto efficaci, potrebbero non esserlo più in futuro, perché il virus muta, e quindi è necessario disporre di più armi per combatterlo. Avere opzioni per i pazienti che non possono essere vaccinati, è di fondamentale importanza per salvare sempre più vite umane e contribuire a una migliore condizione e gestione della salute pubblica“. Inoltre – hanno spiegato gli esperti – questo composto è formato da proteine che non sono del virus, ma nostre e, quindi, non risentirebbero delle variazioni del Covid.

 

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