Covid e lockdown, le famiglie non riescono più a pagare il mutuo, migliaia di immobili all’asta

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Fonti ed evidenze: Corriere della Sera, SkyTg24

I dati del rapporto semestrale sulle aste immobiliari evidenziano ancora una volta la gravità della crisi economica che l’Italia sta attraversando.

Covid e lockdown, le famiglie non riescono più a pagare il mutuo
Carlos Alvarez/Getty Images/Archivio

La crisi economica morde: dopo un anno di pandemia – e di chiusure più o meno rigide per moltissime attività – la sofferenza di chi, negli ultimi dodici mesi, ha perso il lavoro o ha lavorato a ritmo ridotto inizia a diventare insostenibile. L’ennesima conferma delle gravissime difficoltà economiche che l’Italia sta attraversando arriva dal rapporto semestrale sulle aste immobiliari del Centro Studi Sogea – presentato in Senato – che evidenzia come sempre più famiglie stiano perdendo la propria casa perché non più in grado di pagare il mutuo. E tra gli immobili venduti all’asta, oltre ad abitazioni private, sono in crescita esponenziale anche alberghi, castelli e – addirittura – conventi. L’ottimismo di un anno fa, quando all’inizio del lockdown la parola d’ordine nazionale era diventata “andrà tutto bene” e gli italiani si davano appuntamento dai balconi per cantare, pare appartenere ormai al passato.

Ora serve un sostegno vero per chi non riesce più a pagare il mutuo e vuole mantenere la sua prima casa“, spiega Sandro Simoncini, presidente di Sogea e direttore del Centro studi. Che lancia una proposta: “Un fondo di garanzia che consenta alle famiglie di avere un preammortamento di due anni senza pagare il capitale ed il prolungamento della durata residua del mutuo (raddoppiare o triplicare), in modo da diminuire drasticamente la rata mensile“. Un intervento indispensabile – alla cui realizzazione devono concorrere tutte le parti in causa, dalla politica alle banche – per evitare che migliaia di famiglie, già alle prese con gravissime difficoltà economiche, vedano precipitare definitivamente la situazione.

Il maggior numero di immobili finiti all’asta è localizzato nel Nord del Paese, con una crescita del 27,7% rispetto ai precedenti dati. A guidare questa spiacevole graduatoria è la Lombardia, con 2.100 immobili in vendita, seguita dal Lazio che – con i suoi 1.727 immobili  – fa registrare una impennata del 118% rispetto al semestre precedente. Ancor più eclatante è la crescita di case all’asta in Sicilia: +250%. E se anche le isole piangono, migliora invece la situazione in Veneto, Liguria e Molise.

I dati dimostrano come sia sempre la fascia di reddito medio-bassa a pagare il tributo più rilevante alla crisi: il 66% delle abitazioni all’asta ha un prezzo inferiore ai 100.000 euro, percentuale che sale addirittura fino all’89% se si prendono in esame anche gli immobili appartenenti alla fascia tra 100.000 e 200.000 euro“, spiega ancora Simonini. Una dinamica tristemente nota, sulla base della quale chi affronta la crisi partendo da una situazione di svantaggio è destinato a pagarne le conseguenze più gravi.

Lockdown, chiusure e restrizioni però colpiscono quasi tutti i settori, producendo effetti negativi nei campi più disparati: all’asta sono finiti infatti anche 4 castelli, 15 ospedali e 8 teatri e 17 conventi. Dati che evidenziano, secondo Simoncini, “come il drastico quadro nazionale sia indirizzato verso quelle difficili condizioni da cui, in questo momento, nessuno può fuggire“. Particolarmente danneggiato il settore alberghiero, rallentato dalla quasi totale interruzione dei flussi turistici: gli hotel finiti in vendita nelle aste immobiliari sono aumentati del 7%, ma anche bed&breakfast, motel, campeggi non se la passano meglio. Anche in questo caso, tra quelli finiti all’asta un immobile su tre è al Nord, ma è il Lazio ad avere il primato delle strutture in vendita con 16 alberghi.

Ad aggravare ulteriormente il quadro della situazione, c’è la considerazione che, in momenti di grave crisi come questa, a trarre vantaggio della situazione possa essere chi – magari anche in conseguenza di illeciti proventi – disponga di una buona liquidità: alcuni studi hanno evidenziato come la malavita organizzata stia cercando di penetrare nel settore della somministrazione di cibi e bevande, acquistando bar e ristoranti in crisi. Un fenomeno pericoloso che potrebbe riguardare anche alberghi e strutture ricettive, così come coinvolgere famiglie che, in difficoltà, potrebbero vedersi costrette a chiedere in prestito denaro a tassi usurari.

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