Covid, altri 421 morti. E quasi due milioni di famiglie non possono pagarsi le cure

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Fonti ed evidenze: Ministero della Salute, TPI

L’indice IPS elaborato da Demoskopika evidenzia la spaccatura del nostro Paese tra Nord e Sud per quanto riguarda qualità delle cure e disponibilità economiche per garantirle. 

Covid nuovi poveri
Getty Images/Aizar Raldes

Il Ministero della Salute informa che i casi totali – attualmente positivi, morti e guariti – sono saliti di 12.715 unità e portano il totale a 2.541.783. Nelle ultime ventiquattro ore 421 morti che fanno salire le vittime a 88.279 e 16.764 guariti che raggiungono quota 1.990.152. Da ieri 298.010 tamponi.

I casi attualmente positivi scendono a 463.352, -4472 rispetto a ieri. I ricoverati sono 20.098, – 299 mentre nelle terapie intensive 2218 assistiti, -52 da ieri.

Covid: sempre più poveri che non possono curarsi

Le conseguenze economiche dell’emergenza Coronavirus in Italia rischiano di essere disastrose. Le chiusure imposte a molti settori per contenere la diffusione dei contagi stanno danneggiando decine di migliaia di attività, con moltissime persone che si sono ritrovate, improvvisamente, a dover rinunciare a quelle entrate economiche su cui contavano per andare avanti. Gli indicatori che evidenziano la gravità della situazione sono numerosi: dall’impennata di utenti che si recano alle mense della Caritas all’aumento di fenomeni legati alla malavita come l’usura, passando per le statistiche che raccontano una crescita esponenziale di nuovi poveri nel nostro Paese.

A ulteriore conferma dell’emergenza in corso, arrivano ora i dati elaborati dall’Istituto Demoskopika – gruppo italiano per le ricerche di opnione e di mercato – che evidenziano come oltre 1,6 milioni di famiglie italiane abbiano dovuto rinunciare a curarsi per ragioni economiche, con un incremento dell’area del disagio pari al 2,3 per cento – corrispondente in valori assoluti a oltre 36mila nuclei familiari in più – rispetto all’anno precedente. Una ricerca che evidenzia ancora una volta anche la grande divisione che – in campo sanitario – esiste tra il Nord ed il Sud del Paese: nel 2019, ad esempio, sono stati 314 mila i viaggi di persone che dal Meridione si sono spostati per sottoporsi a cure in altre Regioni, generando un roso nei bilanci per oltre 1,2 miliardi di euro.

Ancora una volta, l’IPS evidenzia come le Regioni caratterizzate da sistemi sanitari ben funzionanti siano tutte concentrate nel Nord del Paese: se l’Emilia Romagna totalizza 107,7 punti e precede di appena un decimale il Trentino-Alto Adige – con 107,6 – al terzo posto si piazza il Veneto con 105,6 punti, seguito da Umbria – 105,5 – Lombardia – 104,9 – e Marche, che con 104,8 punti chiudono il gruppo delle Regioni virtuose. Nel secondo raggruppamento troviamo 9 Regioni, i cui servizi sanitari vengono definiti come “influenzati” dall’istituto di ricerca. Si tratta della Toscana, che totalizza 104,2 punti, del Friuli-Venezia Giulia che ne ottiene 104,0 punti, del Lazio – 103,7 punti – seguite poi dai 102,8 punti del Piemonte, dalla Valle d’Aosta con 100,8, dalla Liguria – 100,0 – dalla Sardegna – 99,4 -, dall’Abruzzo, che totalizza 98,1 punti e, infine, dalla Basilicata con 97,9 punti.

Nella terza fascia, quella che raggruppa le Regioni con i sistemi sanitari maggiormente in affanno e che vengono definiti “malati” dall’indice IPS, troviamo invece soltanto Regioni del Sud Italia: guida il gruppo la Puglia, con 97,4 punti, seguita dai 97,1 punti del Molise, dalla Sicilia – 93,0 – dalla Calabria con 90,9 e, fanalino di coda, dalla Campania, che si ferma a 88,6 punti. Nel presentare il report, il presidente di Demoskopika Raffaele Rio ha lanciato un appello affinché l’opportunita rappresentata dai fondi in arrivo dall’Unione Europea per rispondere alla crisi in corso vengano sfruttate nel migliore dei modi: “Regioni e Governo approfittino delle ingenti risorse finanziarie del dispositivo Next Generation EU della maggiore flessibilità della programmazione 2021-2027 per ridurre il disequilibrio dell’offerta sanitaria italiana“, ha ammonito Rio.
Ad aggravare ulteriormente il quadro, la rilevazione segnala come la gran parte delle famiglie che ha dovuto rinunciare a cure per motivazioni economiche risieda proprio nel Meridione: su un totale di 1,6 milioni di nuclei, ben 923 mila famiglie in condizioni di disagio provengono dal Sud. A denunciare problematiche di questo tipo sono soprattutto nuclei in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania. Anche in questo caso, la tendenza si inverte completamente se si osservano i valori relativi alle Regioni del Nord, con Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia che ottengono i punteggi migliori: in queste realtà, la quantità di famiglie costrette a rinunciare alle cure per ragioni economiche si attesta attorno al 2%.

 

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