Il “modello Italia” non dà scampo: nel 2020 oltre 5 milioni di nuovi poveri

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Fonti ed evidenze: Repubblica, Fanpage
Le conseguenze economiche della pandemia rischiano di far schizzare il numero di persone che, nel nostro Paese, vivono al di sotto della soglia di povertà. Dall’Istat al Censis, passando per la Caritas, il messaggio è preoccupante: il 2020 lascerà in eredità oltre 5 milioni di nuovi poveri. 
La crisi non dà scampo: nel 2020 oltre 5 milioni di nuovi poveri
Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri/Filippo Monteforte, Getty Images
L’Italia si affaccia sull’emergenza povertà. A preoccupare è in particolare la situazione di 1,9 milioni di famiglie: inserite fino allo scorso anno dall’Istat subito al di sopra della soglia di povertà, rischiano oggi – dopo un 2020 terribile – di andare incontro ad un downgrading che le farebbe scivolare più in basso, raggiungendo gli oltre 3 milioni di nuclei che – secondo i dati pubblicati alla fine del 2019 – in povertà già ci vivono. Parliamo di persone che non riescono a sostenere le spese essenziali: pasti, affitti, mezzi di trasporto.
Altrettanto preoccupante è la situazione di chi viene definito a rischio di povertà relativa: secondo le previsioni fin qui effettuate, l’anno che sta per concludersi lascerebbe in eredità al nostro Paese un totale di altri 5,5 milioni di cittadini in difficoltà economiche – tra povertà assoluta e relativa – che, aggiungendosi agli 8,8 milioni della scorsa rilevazione, porterebbero ad un totale di 14 milioni: quasi un quarto della popolazione.

I più piccoli

Sempre più numerosi i minori che vivono in condizioni di indigenza. Se l’anno scorso venivano calcolati in un milione e 137 mila, i più piccoli costretti a vivere facendo la fame, quasi completamente privi di istruzione e sanità, alla fine di quest’anno il numero complessivo potrebbe quasi raddoppiare: secondo Save the Children sono infatti quasi un milione i nuovi, giovanissimi poveri. Un dato su cui, inevitabilmente, la pandemia incide in maniera diretta. Per i bambini in modo ancor più netto: pensiamo, per esempio, alla chiusura delle scuole e alla didattica a distanza, che impone una dotazione tecnologica – pc, connessione internet – che non tutte le famiglie sono in grado di permettersi. Chi non ce l’ha, resta più indietro. A questo si aggiunga che spesso, le condizioni di lavoro dei genitori – già complesse – siano ulteriormente peggiorate, rendendo incerta anche la possibilità di godere di un pasto completo per nutrirsi.

I “nuovi poveri”

A certificare l’impennata di “nuovi poveri” è la Caritas, che nel proprio Rapporto 2020 evidenzia come quasi la metà di chi ha chiesto aiuto, da gennaio ad oggi, non lo avesse mai fatto in precedenza. Solo dodici mesi fa, nel 2019, i nuovi utenti rappresentavano meno di un terzo del totale. Nei mesi compresi tra aprile e maggio, si legge ancora nel Rapporto, le richieste di aiuto da parte di famiglie in crisi sono state 446 mila, più del doppio – 105% in più – rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il dato si fa poi ancor più allarmante se si concentra sul sud, dove la crescita registrata è addirittura del 153%.

Il lavoro nero

Anche perché, a fronte di oltre 100 miliardi messi in campo dal Governo, rimane esclusa dai cosiddetti ristori tutta quella parte di popolazione che, magari da anni, magari per mancanza di alternative, lavora completamente in nero. O in “grigio“. Dati confermati dal rapporto annuale del Censis, che prevede per 5 milioni di italiani un Natale in bianco. E non nel senso delle tanto dibattute vacanze sulla neve. “Il mondo del sommerso, del lavoro informale, ai margini, riguarda 2 milioni di famiglie, con almeno un lavoratore irregolare“, spiega Massimiliano Valeri, direttore generale dell’istituto di ricerca.
Nunzia De Capite, sociologa e coautrice del Rapporto 2020 di Caritas, sottolinea poi un’ulteriore elemento di novità rispetto al passato: “Quasi i due terzi dei beneficiari sono italiani, un dato capovolto rispetto all’ordinario“. Tra questi, moltissimi lavoratori messi in cassa integrazione, o in attesa dei bonus che – in alcuni casi – ancora tardano ad arrivare dalla scorsa primavera. Ma la platea di chi, in questo maledetto 2020, ha chiesto il sostegno della Caritas è ampia ed eterogenea: autonomi, lavoratori stagionali o intermittenti, precari. C’è chi un lavoro regolare magari ce l’ha, ma la paga non basta più per sostenere le spese, e chi non arriva più a pagare la rata del mutuo, o dell’affitto.
Un’emergenza nell’emergenza, una crisi nella crisi che non si può e non si deve ignorare. La paura è che questa condizione si trasformi ora in normalità. Che una bufera come quella che stiamo affrontando spazzi via le poche certezze su cui in molti contavano, lasciando a milioni di persone una nuova quotidianità, piena – ancor più di prima – di difficoltà: “Chi nel pre-Covid era in una condizione di criticità, vedrà aggravata la sua condizione di partenza. A questi si aggiungerà chi per effetto della pandemia inizierà a sperimentare gravi deprivazioni“, mette in guardia don Francesco Soddu, direttore della Caritas.

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