Dal “tutto esaurito” al deserto il Governo ha portato al collasso 400 mila bar e ristoranti

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Fonti ed evidenze: Ansa, Corriere della Sera

I numeri del 2020 sulla crisi del settore della ristorazione non lasciano spazio alle interpretazioni. E il 2021 non sembra avere premesse migliori.

Dpcm contro il Covid, ma 400 mila imprese rischiano la chiusura
Filippo Monteforte, Getty Images/Archivio

La ristorazione è uno dei settori maggiormente danneggiati dalle chiusure imposte dai Dpcm che a partire da marzo sono stati varati dal Governo. Una situazione di grave crisi che era già stata testimoniata da una indagine effettuata nel mese di ottobre 2020 da Unioncamere e presentata a novembre in Parlamento, dalla quale emergeva che quasi i due terzi delle attività impegnate nel campo della somministrazione avrebbero fatto registrare importanti cali nel giro d’affari. Con il passare dei mesi la situazione è peggiorata. Le chiusure imposte a dicembre hanno contribuito ad allargare la voce delle perdite, visto che le misure restrittive hanno riguardato soprattutto i giorni delle festività natalizie.

Una crisi che ha colpito in maniera particolarmente forte, arrivando a coinvolgere  locali particolarmente famosi e blasonati. A Milano ha chiuso i battenti lo storico ristorante Paper Moon, nei pressi di Piazza San Babila, la cui apertura risaliva al 1977. Stessa sorte è toccata allo chef Filippo La Mantia che ha dovuto arrendersi con il suo Oste e cuoco, in Piazza Risorgimento, e alla star tedesca Heinz Beck, che aveva puntato sull’espansione del quartiere City Life con il suo Attimi. E se è vero che si tratta di locali con costi di gestione solitamente molto alt iè altrettanto certo che le attività sopra citate sono abituate al tutto esaurito. Le difficoltà sono state impossibili da superare anche per loro.

Situazione non più rosea per attività meno famose ma diffuse ovunque sul territorio. Secondo l’Osservatorio permanente sull’andamento dei consumi, elaborato da Confimprese-Ey, il settore della ristorazione è quello che ha pagato lo scotto della crisi con il prezzo più caro. A dicembre 2020 il crollo del giro d’affari è arrivato al 66,8% rispetto al mese precedente e al -46% sulla media annuale. Peggio della ristorazione e della somministrazione ha fatto soltanto il settore “travel”, con una perdita del 67,2% nel mese di dicembre e del 58,7% in tutto l’anno.

In cifre assolute: la ristorazione avrebbe perso 23,4 miliardi di euro nei primi 9 mesi del 2020. Nell’ultimo trimestre dell’anno, la contrazione del fatturato è stata pari al 16,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Gli ultimi dati Istat raccontano una realtà avvilente: 73.000 imprese chiuse, circa il 7,2% del totale. A queste si aggiungono quasi 400 mila imprese a rischio chiusura. Secondo Confcommercio nel 2021 rischiano la chiusura definitiva oltre 390 mila imprese del commercio non alimentare, a fronte di un numero quasi irrisorio di nuove aperture.

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