Domani migliaia di ristoranti sfidano Conte e riaprono: “Lavorare è un diritto. Dobbiamo vivere”

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Fonti ed evidenze: Repubblica, Gazzettino

Venerdì 15 gennaio scatta la protesta di #ioapro, che porterà migliaia di ristoranti a riaprire i battenti in tutta Italia, nonostante le restrizioni anti-Covid.

I ristoranti contestano il Governo e riaprono: "Lavorare è un nostro diritto"
Vittorio Zunino Celotto/Getty Images

La data è fissata: il 15 gennaio decine di migliaia di ristoranti apriranno i battenti, incuranti delle restrizioni antiCovid, per protestare contro le misure che, da marzo in avanti, hanno fortemente penalizzato le loro attività. L’iniziativa, lanciata nei giorni scorsi, sta raccogliendo approvazioni ed adesioni in tutta Italia e potrebbero essere almeno 30 mila le attività che sabato decideranno di prendervi parte, sulla scorta dell’hashtag #ioapro1501.

Il programma della protesta è semplice e si può facilmente sintetizzare in uno degli slogan adottati dai ristoratori: “Io apro per non chiudere più“. Poche parole capaci di sintetizzare in maniera lampante la crisi che attraversa un settore – quello della ristorazione – che dà lavoro e fonte di guadagno a centinaia di migliaia di persone in Italia. Non l’unico colpito duramente dalle restrizioni – si pensi ai lavoratori dello spettacolo, o a chi sia impegnato presso palestre o piscine – ma sicuramente quello che, nelle ultime settimane, è apparso più combattivo.

La volontà di chi protesta, fanno sapere i promotori dell’iniziativa, è soltanto quella di “riprendere ad attuare quello che è un nostro diritto, lavorare, esattamente come viene sancito nella nostra Costituzione“. Una posizione piuttosto semplificata, di fronte ad una situazione la cui complessità è evidente. Ma anche comprensibile: dopo mesi di stop forzato, i conti non tornano e lavorare è indispensabile.

La protesta, covata per mesi, è iniziata ad organizzarsi e a divampare nei giorni scorsi, quando un post Facebook del ristoratore cagliaritano Maurizio Stara ha innescato una reazione di massa. “Non spengo più la mia insegna, io apro. La nostra è una protesta pacifica volta a dimostrare il nostro senso di responsabilità e la nostra capacità di rispettare e far rispettare le regole di prevenzione del Covid-19“, si legge nell’appello di Stara, rimbalzato sui dispositivi di tutta Italia. Una protesta dalla quale è nato il “movimento” che si propone, ora, di mettere in scacco le limitazioni governative.

Siamo solo dei ristoratori che si sono uniti perché stanchi dell’attuale situazione. Non c’è voglia di fare la guerra nei nostri intenti, l’unico vero motivo alla base della nascita del movimento è la pura necessità di andare avanti, perché i ristori promessi dallo Stato non arrivano e attualmente la liquidità non abbastanza“, spiega Yuri Naccarella, referente della protesta #ioapro1501. A peggiorare le cose, poi, il continuo rincorrersi di voci ed ipotesi circa il contenuto del prossimo Dpcm, la cui entrata in vigore è fissata proprio per il giorno successivo alle annunciate riaperture, che dovrebbe prevedere ulteriori limitazioni – rivolte soprattutto ai bar. Se a questo si aggiunge che il Decreto Ristori 5 avrà bisogno di qualche settimana per essere approvato – manca ancora l’ok allo scostamento di bilancio che dovrà finanziarlo, e la crisi di Governo potrebbe ulteriormente rallentare il processo – il malcontento del settore diventa più che comprensibile.

Non mancano, però, le voci di contrarietà anche dal mondo della ristorazione. Sono in molti, infatti, a contestare la scelta di riapertura fatta dai colleghi e a sostenere tra le altre cose che, a causa del rischio di incorrere in sanzioni, saranno ben pochi i clienti che sceglieranno di recarsi in ristoranti aperti in spregio alle norme vigenti. “Noi ci aspettiamo una grande affluenza di clientela, molti cittadini ci capiscono e ci sostengono“, assicurano da #ioapro. “Abbiamo già ricevuto molte prenotazioni e ringraziamo le persone che hanno scelto di stare al nostro fianco. Ci aspettiamo anche un grande appoggio da parte delle forze dell’ordine, perché la nostra è una disobbedienza gentile, ancor più che civile“.

Una riapertura che avverrà, sottolineano gli organizzatori, nel pieno rispetto delle normative anti-Covid: “Non siamo negazionisti e ci teniamo a dirlo“, fanno sapere, precisando che, in vista delle riaperture, un piccolo vademecum contenente le modalità di azione comuni è stato fatto circolare: “distanza tra i tavoli doppia rispetto a quanto stabilito dalla legge, osservanza rigida delle norme anti Covid-19, conti al tavolo entro le 21,45“. E poi, sottolineano, il “rispetto nei confronti delle forze dell’ordine con cui avremo eventualmente contatti“, accompagnato da una condanna preventiva di eventuali episodi di violenza, tensione o nervosismo che dovessero registrarsi nei giorni che verranno. “Abbiamo già dichiarato che non appoggeremo in alcun modo questi episodi. La nostra nasce come una disobbedienza civile e pacata e così resterà“.

 

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