Il premier Conte sta già usando la crisi di Governo per creare un suo partito

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Fonti ed evidenze: Quotidiano, Corriere della Sera

Stando ai sondaggi, se il Premier Giuseppe Conte decidesse di presentarsi con una sua lista, a rimetterci sarebbero proprio i partiti che lo sostengono.

lista conte
Getty Images/ Augusto Casasoli

Crisi di Governo aperta senza se e senza ma. Due ministri e un sottosegretario di Italia Viva hanno dato le dimissioni e l’ex primo cittadino fiorentino ha alzato troppo l’asticella: ora nessuno vuole più sedere ai tavoli e scendere a compromessi. Ma la matematica non è un’opinione e alla Maggioranza mancano i numeri. Infatti il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte – a caccia di voti e di “responsabili” tra le fila renziane – è già corso al Quirinale comunicando l’intenzione di fare la conta in Parlamento. L’ipotesi di nuove elezioni a giugno non è più così improbabile e non piace a nessuno. Eppure – sondaggi alla mano – il Premier non avrebbe da perderci, anzi. Agli italiani la figura dell’avvocato del popolo è sempre piaciuta e molti continuerebbero a sostenerlo. Unica condizione? Dovrebbe dire addio a Dem e grillini e scendere in campo con una lista tutta sua. Ipotesi poi non così improbabile visto che il Primo Ministro – deciso a non dimettersi – ha già profilato ai senatori ancora incerti se cambiare casacca l’idea di una sua lista che chiamerebbe Insieme, un partito liberale, ambientalista ed europeista. E, a quanto pare, il Premier si sarebbe portato avanti e avrebbe già depositato nome e marchio di questo nuovo Movimento politico presso un notaio romano. Con largo anticipo rispetto alla naturale fine della legislatura che avverrà nel 2023.

Una lista Conte – spiega Antonio Noto sul Quotidiano –  capitalizzerebbe un buon numero di consensi a scapito dei partiti con i quali è attualmente al Governo. Secondo le intenzioni di voto degli italiani, una ipotetica lista Conte farebbe precipitare il PD da 19% al 13%. Penalizzato anche il Movimento Cinque Stelle che perderebbe un punto passando dal 14 al 13%, mentre Liberi e Uguali perderebbe solo mezzo punto. Il partito di Conte d’altro canto, rappresenterebbe la salvezza per la coalizione in quanto, con il suo 12%, la farebbe crescere spingendo ad andare a votare quell’elettorato incerto che altrimenti non andrebbe alle urne. Quella fetta di elettorato, insomma, che non è né di Centrosinistra né di Centrodestra ma che, semplicemente, apprezza la figura del Premier.

Nulla cambierebbe, invece, per il Centrodestra. Forza Italia – che ora è al 7,5% –  nel caso di una lista Conte scenderebbe di un solo punto  e arriverebbe al6,5%. Nessuna variazione per Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni che resterebbe al 17% né per la Lega di Matteo Salvini che si riconfermerebbe primo partito in ordine di preferenza con il 24% guadagnerebbe il 17%, mentre la Lega il 24%. Lista Conte o no, dunque, il Centrodestra supererebbe ugualmente il 50% in caso di nuove elezioni.  Ma, paradossalmente, non ne uscirebbe troppo male nemmeno Italia Viva di Matteo Renzi che passerebbe dall’attuale 3,5% al 3% scendendo, quindi, solo di mezzo punto. Nonostante sia stato Renzi ad aprire la crisi e, quindi, ad aprire la porta alla possibilita di nuove elezioni, la lista Conte penalizzerebbe molto di più i sostenitori del Premier che non i suoi “nemici”.

 

 

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