La crisi del Governo Conte potrebbe risolversi a favore del premier: basterebbe trovare i numeri in Parlamento per reagire all’affondo di Italia Viva. 

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Getty Images/Andreas Solaro

Dopo lo svolgimento del Consiglio dei Ministri che anticipava la crisi di Governo ora ad un passo dal non ritorno dopo le dimissioni delle ministre Bellanova e Bonetti il Premier Giuseppe Conte – si è detto pronto ad andare fino in fondo. Conte ha infatti lasciato intendere di essere pronto ad andare ai numeri del Senato per risolvere una situazione che mette in serio pericolo la stabilità del Governo in un momento delicatissimo per l’Italia: esiste un precedente nella storia della Repubblica italiana in cui un Governo è ricorso ad una misura simile per evitare la caduta e risale al 2010, quando l’allora premier Silvio Berlusconi del PDL cercò l’aiuto dell’Opposizione in Senato per reagire alla fuoriuscita dell’ala della Maggioranza unitasi sotto la guida di Gianfranco Fini. Tuttavia, non tutti sono convinti che Conte possa riuscire a portare a termine questa mossa per arginare la crisi. E non tutti nel Movimento sono convinti che, politicamente, sia la scelta giusta. L’ex Ministro Danilo Toninelli si è espresso in questi termini “I responsabili spesso sono stati il male della storia repubblicana, hanno ricattato i governi per ottenere vantaggi personali“. Ed ha aggiunto, malinconico “ora vi sognate persone perbene come noi”.

Al premier servirebbero almeno dieci o meglio ancora dodici voti per poter garantire al Presidente della Repubblica la tenuta del Governo. Fonti vicine a La Repubblica assicurano che Conte non ha ancora trovato metà dei cosiddetti “responsabili” tra le file dell’Opposizione. Questo significa che la sua manovra è destinata a fallire? Non secondo l’ex DC Clemente Mastella che ha commentato la crisi del Governo con queste parole: “i Responsabili sono come i vietcong, spuntano quando meno te l’aspetti”, lasciando intendere che il Presidente potrebbe incontrare il tanto sperato sostegno dell’Opposizione anche quando tutto sembra ormai perduto. Nel frattempo, il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi – proprio l’autore del reclutamento dei responsabili nel 2010 – fa sapere che il suo partito non intende appoggiare ufficialmente questa manovra. Le possibilità che dallo schieramento azzurro si stacchino alcuni responsabili sono intorno al 30%, fanno sapere dal Senato.

Ciononostante, alcuni alleati di Conte hanno parlato chiaro, rivolgendosi direttamente a Matteo Renzi che è accusato neanche tanto implicitamente di aver “tradito” la Maggioranza nel momento più delicato per il paese; è il caso di Vito Crimi del Movimento Cinque Stelle che ha assicurato copertura politica al premier che aveva dato man forte all’avvocato, nella speranza di invertire il percorso intrapreso da Renzi o, almeno, di rallentarlo “Esiste un limite a tutto. Se ora, nelle condizioni in cui siamo, qualcuno si chiama fuori e saluta la compagnia –aveva detto – per noi è fuori e resta fuori definitivamente”. Dal canto suo, Conte ha afferma di non avere paura di andare alla conta dei numeri al Senato. La situazione potrebbe risolversi in due modi, entrambi con un prezzo alto da pagare: il premier riesce a raccogliere i responsabili mancanti ed il suo Governo si trova comunque esposto ad accuse di trasformismo e incoerenza oppure fallisce, scatenando il caos in tutti gli schieramenti politici. Altra ipotesi è il voto anticipato, ipotesi che non piace al Partito Democratico.

 

 

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