Imprese, per il default bastano 500 euro: attività e alberghi rischiano di non riaprire più

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Fonti ed evidenze: Republica, Today

La crisi che ha travolto il settore terziario minaccia gli alberghi italiani ma non solo: anche bar e locali rischiano di non riaprire. E le banche adottano nuove politiche.

Attività e alberghi rischiano 24_12_20 Leggilo.org
Getty Images/Stephanie Keith

Una crisi catastrofica quella che colpirà – e che in alcuni casi ha già colpito – alberghi, bar, ristoranti e tutte quelle attività del settore terziario che si sono trovate in “stand by” per mesi o che hanno lavorato a regime ridotto a causa del lockdown prima e delle chiusure dovute al coprifuoco anti Covid dopo. Il Governo del premier Giuseppe Conte avrà il suo bel da fare nel riassestare la situazione drammatica in cui versano molte attività italiane che adesso rischiano seriamente di non riaprire e che si trovano a dovere cifre considerevoli a banche ed affittuari, pur avendo incassato pochissimo denaro rispetto al solito nell’ultimo anno. Questa crisi riguarda in particolar modo hotel e alberghi, come spiega l’imprenditore e Presidente di Federarbeghi Bernabò Bocca, elencando i problemi di tali attività, in primis, il pagamento di mutuo e affitto: Parte degli albergatori ha ceduto al proprietario delle mura il credito d’imposta che il governo ha concesso e questo ha permesso di ridurre una spesa così rilevante. Quando però il proprietario non ha accettato, gli albergatori si sono ritrovati con l’affitto da rinegoziare. Le posso assicurare che non è un momento facile”, spiega Bocca, aggiungendo che gli alberghi sono particolarmente a rischio perchè quasi tutti gli albergatori italiani pagano un mutuo.

Inoltre, ci sono le spese di gestione – vigilanza, manutenzione e via dicendo – che si aggirano tra i 40.000 ed i 50.000 a struttura in media. Il Decreto Ristori ha salvato la situazione ma solo nel breve periodo perchè presto, le banche inizieranno a notare la risalita dei crediti in sofferenza: “E’ evidente che molti albergatori per non fallire hanno bisogno di risorse finanziarie di lungo periodo, almeno a 10 anni, a tassi d’interesse i più bassi possibile: siamo convinti che una garanzia pubblica sia necessaria”, denuncia Bocca.

Le banche hanno già iniziato ad adottare una nuova politica per la riscossione dei debiti: tutte le attività che sono in arretrato da almeno tre mesi sui pagamenti saranno infatti tenute a segnalare il proprio stato di default alla soglia dei 500 euro, ridotta a 100 per le piccole aziende con debiti inferiori al milione di euro. La situazione più grave come era prevedibile riguarda la Lombardia, regione più duramente colpita dal virus e di conseguenza dalle misure restrittive: “L’occupazione delle camere nei pochi alberghi aperti oscilla tra il 5 e il 10% e le strutture ricettive registrano crolli di fatturato per il 2020 di oltre l’80%”, denuncia il sindacato Confcommercio Lombardia, annunciando senza tanti giri di parole che centinaia di strutture rischiano di chiudere per non riaprire mai più i battenti. Nessuno è ancora in grado di prevedere con precisione come si evolverà questa crisi di alberghi e attività del settore terziario: lo scenario peggiore – previsto dal Presidente della vigilanza BCE Andrea Enna – vedrebbe le banche chiudere il credito, penalizzando le piccole ricapitalizzazioni. La conseguenza più grave di questo scenario vedrebbe risalire il deterioramento dei crediti europei fino a 1.400 miliardi di euro. Si tratta di una crisi disastrosa che va immediatamente arginata per evitare conseguenze devastanti sull’intero sistema economico del nostro paese.

 

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