Natale, arrivano le nuove chiusure, ma i soldi non ci sono: ristori non prima di gennaio

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Fonti ed evidenze: Huffington Post, La7

Dopo quattro decreti ristori, finanziati con oltre 18 miliardi di debito, i soldi sono finiti. Questo significa che eventuali sussidi per le chiusure imminenti che il Governo sta preparando in vista del Natale non arriveranno prima di gennaio 2021.

Nuove chiusure, ma i soldi non ci sono: ristori non prima di gennaio
Giuseppe Conte/Facebook Palazzo Chigi – Presidenza del Consiglio dei Ministri

I soldi sono finiti. Questo è il dato di fatto con cui l’Italia, e in particolare il Governo in carica, devono confrontarsi alla vigilia di quello che probabilmente sarà una nuova, durissima stretta alle restrizioni in vista del Natale. E se ancora a fine ottobre la promessa politica fatta dal Premier Giuseppe Conte – quella di far procedere di pari passo chiusure e ristori – poteva essere mantenuta, oggi le cose non stanno più così: i nuovi aiuti – indipendentemente dalla durezza dei nuovi provvedimenti – non potranno arrivare prima del nuovo anno.

A questo, poi, si aggiunga che il disagio economico, già diffuso prima dell’inizio della pandemia, in questi mesi di crisi è cresciuto costantemente, arrivando ora ad una situazione limite. Questo, in effetti, è uno dei dilemmi che attanagliano l’Esecutivo, schiacciato tra la necessità di scongiurare una terza ondata e la consapevolezza che nuove chiusure potrebbero essere fatali per tante attività. A testimoniare la portata dell’emorragia ci sono gli oltre 18 miliardi stanziati nel quadro dei quattro decreti ristori, arrivati a stretto giro di posta nell’arco di poco più di un mese: una serie di interventi che, nonostante le criticità, sono riusciti quantomeno a tamponare una situazione complicatissima e ad agire in tempi rapidi.

Ora però la situazione sembra essere arrivata al punto in cui non è più possibile spingersi oltre. Almeno dal punto di vista economico. Perché, al contrario, l’irrigidimento delle misure per fronteggiare i contagi sembra essere certo, dopo la preoccupazione fatta trapelare negli ultimi giorni dal Governo e dal Comitato Tecnico Scientifico. Certo che nuove restrizioni, proprio nel periodo delle spese natalizie, rischierebbero di gravare in modo enorme su una grandissima quantità di attività: secondo Fipe-Confcommercio, infatti, soltanto i pranzi di Natale e Capodanno valgono circa 720 milioni per la ristorazione. Se si prende in considerazione l’intero mese di dicembre, poi, il conto cresce esponenzialmente: 7,9 miliardi. Una montagna di soldi che rischia di essere bruciata e che equivale, numeri alla mano, a circa il 20% del fatturato di un intero anno per i ristoratori.

Uscendo dal campo della ristorazione, e andando a prendere in considerazione la chiusura anche per tutte le altre attività al dettaglio “non indispensabili“, la questione si aggraverebbe ulteriormente: chiudere il Natale significa, inevitabilmente, dare un nuovo e pesante colpo ad un’economia già devastata da un 2020 drammatico. Anche perché, i danni riguarderebbero l’intero sistema: oltre alle attività di vendita verrebbero danneggiate tutte quelle che si trovano dietro le quinte, nella filiera produttiva. E, soprattutto, un rallentamento nei consumi danneggerebbe l’intera catena economica, con ricadute sui conti pubblici e – di conseguenza – su un Pil già dato in caduta libera, magari con il rischio di compromettere qualsiasi speranza di rimbalzo nel nuovo anno.

Ma, come detto in apertura, i soldi che servirebbero per scongiurare questa ipotesi non ci sono: già per garantire il quarto decreto ristori si è reso necessario un nuovo scostamento di bilancio e portando il deficit al 10,8%. Un ulteriore intervento – con la creazione di nuovo debito – è già stato previsto per gennaio: una scelta obbligata per evitare un ulteriore impatto sui conti dell’anno in corso, ma che fa sì che ora non vi sia la possibilità di finanziare alcun intervento di ristoro a sostegno delle categorie che verranno danneggiate dalle nuove restrizioni.

E se il progressivo ritorno della gran parte delle Regioni in zona gialla aveva fatto ripartire l’economica e lasciato intravedere una speranza per moltissime attività, ora l’ipotesi di nuove chiusure arriva come un macigno insostenibile. Soprattutto perché, a fronte di un giro di chiave che arriverà a breve e che andrà a sottrarre i guadagni di un mese strategico come dicembre, bisognerà attendere almeno un mese per l’arrivo di qualsiasi forma di sostegno economico.

 

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