Il Premier corre ai ripari ed è disponibile ad un nuovo Governo, guidato da Giuseppe Conte

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Fonti ed evidenze: Repubblica, Messaggero
La verifica di Maggioranza annunciata dal Premier Giuseppe Conte potrebbe portare ad una modifica degli assetti interni al Governo, con un rimpasto sempre più probabile. Renzi, intanto, porta avanti la sua partita che punta ad un obiettivo molto ambizioso. 
Adesso Conte corre ai ripari: sì alla verifica di Maggioranza
Giuseppe Conte/John Thys, Getty Images
La morsa di Matteo Renzi sul Governo e sul Premier Giuseppe Conte non accenna a diminuire. Anzi, con il passare dei giorni l’iperattivismo del leader di Italia Viva, che tra dichiarazioni e interviste minaccia ormai apertamente di far cadere l’Esecutivo, sembra addirittura intensificarsi, in un pressing al quale il Presidente del Consiglio pare ormai intenzionato a concedere almeno qualche apertura. Non a caso ieri, a margine di un Consiglio Europeo segnato dalle parole di Renzi – che al quotidiano spagnolo El Paìs ribadiva di essere pronto ad aprire la crisi – Conte ha spiegato di essere disposto ad un confronto interno, una verifica di Maggioranza che va incontro alle richieste dell’ex sindaco di Firenze.
Certo, le regole d’ingaggio adottate dal numero uno di Italia Viva sono poco ortodosse  – visto che le dichiarazioni rilasciate al più autorevole quotidiano spagnolo proprio in concomitanza con un vertice cruciale per l’Unione non possono essere casuali – e, oltre a rasentare lo sgarbo istituzionale, suonano quasi come una dichiarazione di sfiducia, pronta, all’occorrenza, ad essere tradotta in voti parlamentari.
Inevitabile, quindi, l’apertura di Conte, intenzionato a far calmare le acque anche a costo di concedere quel rimpasto che da Italia Viva viene chiesto con insistenza ormai da mesi, nonostante le continue smentite circa l’interesse renziano all’accrescere il numero di incarichi ricoperti all’interno dell’Esecutivo. La verifica di Maggioranza è un primo passo in questa direzione. L’esito potrebbe portare, ipotizzando la soluzione meno traumatica, ad un Conte ter, del quale potrebbe far parte lo stesso Matteo Renzi. Ma non è detto.
Il tempo a disposizione di Conte non è molto, visto che l’ex sindaco di Firenze ha fretta di ottenere qualcosa o, in alternativa, di sgambettare il Governo. E il momento migliore, per Italia Viva, potrebbe arrivare proprio a fine anno, subito dopo l’approvazione della Legge di Bilancio. Evidente, in questo contesto, che il Premier abbia bisogno di una mossa decisa, che gli permetta di gestire la crisi, invece che di subirla. Subito via alla verifica, quindi, con Conte che riunirà “nelle prossime ore e nei prossimi giorni le singole forze politiche di maggioranza” prima di fissare un ulteriore appuntamento collegiale. Il tutto entro un paio di settimane.
Ma aprire una trattativa con gli alleati più riottosi significa, inevitabilmente, accordare loro qualche concessione. E se appare scontato che, tra le altre cose, Conte debba rinunciare alla tanto contestata delega ai Servizi – mai andata giù né a Renzi, né al Pd – non è chiaro quali potranno essere le altre richieste avanzate da largo del Nazareno: improbabile un ingresso nel Governo del segretario Nicola Zingaretti, mentre sembra ben più plausibile l’ipotesi che i dem passino all’incasso attraverso nuovi Ministeri e un vicepremier. Sembra invece essere una sola la condizione pretesa dal Premier: che a chiedere il rimpasto siano gli alleati. “Pubblicamente, in modo trasparente, assumendosene la responsabilità”.
La certezza è che, in un momento di grande caos, in cui all’interno della Maggioranza ognuno cerca di mantenere coperte le proprie carte, un solo elemento mette d’accordo tutti. La necessità, più o meno esplicitata, di evitare il voto anticipato, che pure potrebbe diventare uno strumento di minaccia in mano a Conte, qualora nel corso della verifica emergesse la volontà dei partiti di mandare avanti la legislatura con un altro Premier.
Una volontà che sicuramente è forte in Italia Viva e in parte del Partito Democratico – quella, per intenderci, che fa riferimento al capogruppo al Senato Andrea Marcucci, da sempre vicino alle posizioni renziane. Di più: la prima scelta di Renzi è proprio quella di raggiungere un accordo tra le forze di Maggioranza per un nuovo Governo che faccia a meno di Conte – guidato magari da Zingaretti, o Franceschini, se non addirittura da Di Maio. Solo in seconda istanza, qualora questa ipotesi dovesse dimostrarsi irrealizzabile, l’ex sindaco di Firenze aprirebbe alla prospettiva di un Conte ter.

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