“Fra dieci minuti muori” un testimone conferma la frase detta al paziente Covid

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Fonti ed evidenze: Repubblica Agenzia Italia

Emergono nuove testimonianze sull’Ospedale Moscati di Taranto, teatro di presunte azioni illecite avvenute nella cornice dell’emergenza Covid-19.

A nurse at the critical patient 11/12/20 Getty Leggilo.org
Getty Images/Martin Bernetti

“Suo padre non collabora, non vuole mettersi la maschera Cpap, fra dieci minuti morirà, preparatevi”. Sono queste le parole che Angela Cortese, una delle vittime dei numerosi, presunti episodi di malasanità denunciati all’Ospedale Moscati di Taranto dice di essersi sentita rivolgere poco prima che suo padre spirasse all’età di 78 anni, tra i reparti per curare il Covid della struttura. Su questo ed altri episodi preoccupanti intende fare luce l’intervista esclusiva pubblicata su La Repubblica, rilasciata da una persona che lavorava nella struttura in quel periodo: “Posso documentare tutto. In quella struttura messa su dal 118 al di fuori del Moscati ho visto cose difficili da raccontare“, così inizia il racconto della persona in questione – rimasta naturalmente anonima – con la solennità di un militare che torna da una terribile guerra. I pazienti all’interno dell’Ospedale Moscati e alle strutture provvisorie circostanti venivano lasciati in condizioni incredibili – spiega l’anonimo – ammassati nei reparti con i fogli dei ricoveri alla rinfusa e spesso compilati con nomi e cognomi errati: “Perché di fatto non erano ricoverati, la cartella clinica la fai al momento del ricovero e i pazienti non erano ufficialmente ricoverati”, è la spiegazione in merito. I dirigenti della struttura si erano difesi di fronte alle accuse di malasanità, parlando di un modello efficace e ben organizzato: ma a quanto pare, le file c’erano eccome e anche i ritardi nell’assistenza dei pazienti. Un caso analogo si era già verificato al San Camillo di Roma, un altro ospedale messo letteralmente in ginocchio dal flusso di pazienti malati di Covid-19.

Tuttavia, la persona in questione ci tiene a difendere l’operato dei suoi colleghi, negando categoricamente i maltrattamenti. Quando gli viene chiesto un parere in merito alle accuse rivolte da famiglie come quella di Angela Cortese, lui replica: “Se tu lavori per due turni di fila potrai mai essere riposato e lucido? Se fai due turni bardato per 12 ore, visto che già dopo tre ore con quelle tute cominci ad andar fuori di testa in un ambiente saturo di Covid, cosa vuoi che vada bene?”, racconta l’anonimo, rilasciando dettagli incredibili: medici lasciati senza le mascherine FP3, a rischio della loro stessa incolumità, costretti ad indossare indumenti ricavati dalla plastica dei sacchetti e a tenere le tute per anche 12 ore di fila. Un sovraffollamento di pazienti che ha letteralmente travolto i medici e gli operatori sanitari che – ad un certo punto – hanno realmente raggiunto i limiti della sopportazione umana, con una conseguente perdita di lucidità. Il problema sembra essere stata l’eccessiva concentrazione dei pazienti da parte delle istituzioni: “Per un paziente che se ne andava ne arrivavano quattro. L’errore è stato mandare tutti lì, anche persone che magari potevano essere curate in casa”, rivela la persona intervistata. Insomma, all’Ospedale di Taranto le vittime sono stati tanto i pazienti quanto i medici incaricati di curarli. Sembra pensarla così anche il Presidente dell’ordine dei medici di Taranto, Cosimo Nume: “Non pretendo una preventiva assoluzione di quanti dovessero porre in essere comportamenti o atti contrari alla scienza e all’umanità. Ma che si evitino preventive condanne per episodi sui quali è giusto e doveroso che faccia luce l’autorità giudiziaria”, afferma in fatti il rettore dell’ordine, promettendo accertamenti ufficiali sull’accaduto.

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