Taranto, le parole di un medico ai familiari del malato Covid: “Tra dieci minuti muore”

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Fonti ed evidenze: Fanpage, Leggo

I parenti di alcuni pazienti deceduti per Covid dopo il ricovero presso l’ospedale Moscati di Taranto denunciano il furto dei beni personali dei propri cari. Intanto, la madre di un uomo segnala il comportamento di uno dei medici dell’ospedale: “Tra dieci minuti muore”, avrebbe urlato al telefono. 

Taranto, medico ai parenti di malato Covid: Tra dieci minuti muore
Reparto di terapia intensiva/Filippo Monteforte, Getty Images

Due storie spiacevoli e sulle quali occorre fare chiarezza arrivano oggi dalla Puglia, in particolare da Taranto. Siamo all’ospedale Moscati, dove numerosi parenti di pazienti deceduti per Covid dopo essere stati ricoverati presso la struttura hanno denunciato di non aver ricevuto indietro alcuni degli effetti personali dei propri cari. In particolare fedi nuziali, orologi, telefoni cellulari. Insomma, le cose di maggior valore, sulle quali c’è ora il sospetto che siano state rubate.

I familiari, intenzionati a chiarire ogni aspetto della vicenda, si sono uniti nel gruppo “Per i nostri parenti” e, in alcuni casi, hanno sporto denunce sulla base delle quali è stata aperta un’inchiesta. Parallelamente, anche la Asl di Taranto ha avviato un’indagine interna finalizzata ad accertare che tutto si sia svolto in modo regolare. Intanto, l’azienda ha però diramato un comunicato ufficiale volto a smentire la notizia trapelata. Secondo quanto si legge nella nota, nelle unità operative che compogtono i percorsi di assistenza “sono custoditi e repertati numerosi piccoli oggetti di valore ed altri effetti personali“. Nel caso dell’ospedale tarantino, prosegue la Asl, gli oggetti di maggior pregio e valore sarebbero stati depositati “nella cassaforte allocata nel Punto di primo intervento del 118 del presidio ospedaliero San Giuseppe Moscati” , mentre altri effetti personali – valigie, telefoni e relativi carica batterie –  “sono conservati in aree dedicate del reparto“, si legge ancora nel comunicato.

Un altro aspetto denunciato dai parenti delle vittime, riguarda alcuni dei telefonini dei degenti, che sarebbero stati restituiti soltanto dopo un attento lavoro di cancellazione di tutti i file in memoria. Elemento, questo, che desta sospetti: si teme che tutto il materiale memorizzato nei dispositivi possa essere stato eliminato per far sparire le tracce di comportamenti non ortodossi tenuti, magari, da qualche membro del personale ospedaliero. Ad alimentare timori di questo genere c’è la denuncia di una donna di Bari, Angela Cortese, che ha recentemente perso il padre – ricoverato proprio all’ospedale Moscati – a causa del Covid.

Secondo quanto raccontato dalla donna al quotidiano La Repubblica, il padre di Angela sarebbe stato ricoverato nella notte tra il primo ed il 2 novembre e, nei continui contatti telefonici con la famiglia, avrebbe chiesto ai propri parenti di andarlo a prendere al più presto, perché spaventato dalla prospettiva che presto sarebbe morto. Preoccupata, la donna ha deciso di contattare un medico dell’ospedale, il quale le avrebbe riferito che il paziente non collaborava: “Non vuole mettersi la maschera Cpap, fra dieci minuti morirà, preparatevi!“, scandisce il medico. Parole prive di tatto che hanno colpito Angela, anche perché dette con forza, urlando e in modo aggressivo e davanti ad un paziente perfettamente lucido, come confermato dal medico alla figlia dell’uomo.  “Sembrava una bestia inferocita, contro di noi e mio padre“, racconta la donna. “Ho avuto solo la forza di chiedere della saturazione e per tutta risposta ho ricevuto altre urla: non c’è saturazione, vedrete che fra poco muore!“. Pochi minuti dopo, richiamata dal medico, Angela avrebbe ricevuto la notizia della morte dell’uomo.

 

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