Maria Chiara, vittima dell’eroina. La scuola era al corrente di tutti i pericoli che correva

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Fonti ed evidenze: La Repubblica, Il Giornale

Terni ricorda Maria Chiara Previtali, la giovane morta a 18 anni per overdose di eroina. La scuola era al corrente dei pericoli che la ragazza correva.

Terni Maria Chiara 17 ottobre 2020

E’ morta a Terni per l’eroina a 18 anni appena compiuti Maria Chiara Previtali, una fine drammatica che – a detta degli insegnanti e degli amici della ragazza – si poteva forse evitare: “Argomenti come la droga e la dipendenza non vengono mai nominati fin quando non ci scappa il morto”, commenta una ragazza che ha partecipato alla cerimonia tenutasi a Terni per ricordare Maria Chiara. Sono in molti a pensare che la ragazza sia stata lasciata da sola di fronte ad un “enorme vuoto” fino al tragico epilogo avvenuto pochi giorni fa.

A detta della preside del Liceo scientifico Donatelli, la scuola frequentata dalla ragazza – colpita non molto tempo fa da un’altra tragedia legata alla droga – Maria Chiara aveva già dato segnali preoccupanti – riferisce Repubblica: “C’erano già state comunicazioni tra gli insegnanti e la famiglia riguardo una situazione problematica. Ho la sensazione che questa ragazza sia andata davvero allo sbando, aveva un vuoto impossibile da riempire davanti”.

A sentire la scuola, tragedie come questa non sono un deterrente sufficiente per altri ragazzi che intendono fare uso di sostanze pericolose: “Di fronte al dramma che ha colpito Flavio e Gianluca, alcuni ragazzi si sono fatti delle domande. Ma altri no”, continua la preside. Ma non tutti concordano con queste dichiarazioni: “Gli amici e la famiglia possono aiutarti fino a un certo punto. Ma sta soprattutto a te decidere“, commenta un’altra ragazza.

Il suo fidanzato Francesco resta sotto accusa

Al centro di questa oscura e triste storia c’è la figura di Francesco, il fidanzato di Maria Chiara Previtali che – a sua detta – le avrebbe fornito la dose fatale: “Lei voleva assolutamente provare l’eroina per il compleanno. Se non le avessi dato io una dose, si sarebbe comunque drogata con altre persone”, ha dichiarato in sua difesa il giovane dopo essere stato accusato dai familiari di Maria Chiara di averla praticamente uccisa dopo averla portata “sulla cattiva strada”. L’avvocato e criminologo Elisabetta Aldrovandi afferma che la dichiarazione del ragazzo non lo solleva dalle responsabilità legali per l’accaduto – riporta Il Giornale.

A detta del legale infatti, se il ragazzo avesse davvero iniettato la dose alla fidanzata, sarebbe perseguibile penalmente: “Qualora venisse accertato che Francesco ha iniettato materialmente l’eroina alla giovane, anche con il consenso di lei, sarebbe passibile di denuncia per omicidio preterintenzionale a cui si aggiunge l’omissione di soccorso per il ritardo di due ore nella chiamata ai soccorsi”, le parole del criminologo. Due ore in cui il giovane avrebbe provato inutilmente a rianimarla, stando alla sua deposizione. L’eroina – a detta dell’avvocato – può causare effetti ancora più disastrosi in persone che non ne hanno mai fatto uso prima in quanto il loro fisico non è ancora assuefatto alla sostanza: “Se Maria Chiara ha assunto l’eroina da sola, ci sono comunque altri reati per cui il ragazzo potrebbe essere incriminato ma aspettiamo l’autopsia prima di parlare”.

Alla domanda fatale: “Francesco potrebbe aver indirizzato Maria Chiara verso la droga?”, Aldrovandi esprime la sua personal opinione per cui è stata a tutti gli effetti la relazione “tossica” a portarla a chiedere dell’eroina in dono per il proprio compleanno: “Non conto i casi che ho toccato con mano di gente che cerca di far uscire un compagno o un amico da una dipendenza per finire vittima della stessa droga”. Infine, il legale ritiene che la difesa del ragazzo non stia in piedi: “‘L’avrebbe fatto comunque’ è una giustificazione che non può essere accettata. Tanto più che anche a detta dei familiari della ragazza, è stato proprio Francesco a indirizzarla verso l’uso di droghe: Maria Chiara non aveva mai provato sostanze prima di conoscerlo”. Ci sono ancora diversi punti oscuri nel racconto del giovane: gli esami tossicologici e l’autopsia potranno forse chiarire la dinamica dei fatti.

Manfredi Falcetta

Fonte: La Repubblica, Il Giornale

 

 

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