Commissioni parlamentari, il Movimento manda all’aria gli accordi. E chiede le dimissioni dei vertici

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L’elezione dei presidenti delle commissioni ha aperto un nuovo banco di prova all’interno del M5s, tanto che alcuni parlamentari grillini chiedono le dimissioni dei vertici.

L’elezione dei presidenti delle commissioni ha fatto scattare l’ennesimo banco di prova all’interno del Movimento 5 stelle, tanto che diversi parlamentari grillini chiedono le dimissioni dei vertici. L’accordo di maggioranza, riporta l’HuffPost, dopo un mese di riunioni tra i capigruppo ed oltre 70 ore di colloqui, è saltato e si sono rilevati inutili i contatti tra i capi partito del PD, M5s, Italia Viva e Leu. Ma andiamo con ordine. Le due commissioni del Senato, quelle di Agricoltura e Giustizia, sono rimaste in mano alla Lega. Il voto segreto ha confermato alla guida della prima il leghista Gianpaolo Vallardi, che ha battuto il pentastellato designato Pietro Lorefice con una votazione di 12 a 10. Ma il centrodestra aveva a disposizione solo dieci voti: ciò significa che due voti della maggioranza sono andati al candidato leghista. Fonti di maggioranza parlano di “agguato autoprocurato dal Movimento”, ma nel segreto dell’urna non è dato saperlo. Altre fonti sostengono che abbiano giocato un ruolo determinante i tre senatori del gruppo Misto.

In commissione Giustizia alla Camera, invece, è stato eletto Cateno Vitiello di Italia Viva, ma la presidenza era destinata ai 5Stelle. Una mossa tattica, quella dei grillini che dando la presidenza della Giustizia a Italia Viva erano convinti di poter eleggere uno loro alle Finanze al posto di Marattin. Ma il partito renziano lo ha capito: Vitiello si dimette rifiutando di stare ai giochi. Alla fine viene eletto Marattin alle Finanze e il grillino Perantoni diventa presidente della commissione Giustizia, come da accordo iniziale. Prima, però, i vertici grillini hanno cacciato in extremis dieci deputati dalla commissione Finanze, tutti coloro che nel segreto dell’urna si sarebbero potuti ribellare alla scelta di eleggere il renziano Marattin. Nella commissione Esteri, i deputati grillini hanno espresso il loro unanime dissenso sull’accordo che prevede la cessione della presidenza.  Quanto alla commissione Giustizia del Senato, doveva essere eletto Pietro Grasso di Leu e invece è stato confermato il leghista uscente Andrea Ostellari. Per questa ragione il ministro della Salute Roberto Speranza ha lasciato il Consiglio dei ministri in segno di protesta.

Di fatto, nel giorno in cui i membri delle Commissioni si sono riuniti per rinnovare gli uffici di presidenza, è emerso tutto il malcontento dei grillini per la gestione della trattativa. “A quanto pare Misto e Autonomie regalano la Commissione alla Lega, che così continuerà a bloccare leggi importanti come lo stop al consumo del suolo e la mia sulla canapa industriale”, dice all’Adnkronos il senatore M5S Matteo Mantero, membro della Commissione Agricoltura. Sotto accusa sono finiti i vertici e c’è chi invoca le dimissioni di Vito Crimi e dei capigruppo, chiedendo l’aiuto di Luigi Di Maio. Per tutto il giorno il M5s si è ribellato all’intesa di massima raggiunta dai capigruppo. Alla fine, ha certificato il suo dissenso, votando in maniera difforme rispetto alle indicazioni e appoggiando gli ex colleghi di governo leghisti. Le commissioni diventano quindi terreno di scontro interno al mondo pentastellato, che al momento non ha una guida ma un reggente e che a breve deve eleggere il nuovo capo politico.

Fonte: Adnkronos, HuffPost

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