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Debiti per centinaia di migliaia di euro per Casapound

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:42
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Il movimento politico di Destra, nel corso degli anni dell’occupazione dello stabile romano, avrebbe contratto centinaia di migliaia di debiti per il mancato pagamento delle utenze. Ora si è scoperto che nello stabile risiedevano anche 8 dipendenti pubblici.

Recentemente la Procura di Roma ha disposto il sequestro della sede capitolina del movimento politico Casapound. L’occupazione dello stabile situato in via Napoleone III è durata circa 16 anni e, secondo la Corte dei Conti, sarebbe costata al comune la bellezza di 4,6 milioni di euro a causa della mancata disponibilità dell’immobile.

Già nel 2018- riportava l’Espresso – sempre la Corte dei Conti aveva stimato un debito che superava i 210.000 euro nei confronti della municipalizzata Acea dovuto al mancato pagamento delle bollette dell’energia elettrica. Nonostante nel febbraio del 2016 la multiutility romana avesse chiuso i contatori, nello stabile occupato, inspiegabilmente, la luce non è mai venuta meno.  Una sorta di mistero visto che – sulla base della Legge Lupi del 2014 – chi occupava abusivamente non poteva fare richiesta né di residenza né di allacciamento utenze. L’ipotesi più probabile è quella di un allacciamento abusivo. Reato per il quale Casapound era già stata denunciata nel 2004 senza, tuttavia, che la luce venisse mai staccata. Per recuperare, almeno in parte, quanto dovuto si era cercato di fare ricorso a enti verso i quali Casapound risultava creditrice: due istituti bancari (uno a Milano e uno a Roma), la cooperativa Isola delle tartarughe e 17 Comuni in giro per l’Italia.

Tuttavia ora il mistero degli allacci della luce mai staccati potrebbe essere ad un punto di svolta. Infatti – spiega Il Fatto Quotidiano – sembra che, con il passaggio al sistema elettronico di fatturazione, le bollette siano state – erroneamente – emesse a carico di Miur. E, addirittura, una dell’importo di euro 238,93  addirittura essere stata pagata dal ministero il 14 dicembre 2018. E non è tutto. Tra gli abitanti abusivi della sede di Casapound figurano ben 8 dipendenti pubblici – Comune, Regione e Ministero del Tesoro che, pur risultando in “emergenza abitativa” percepiscono stipendi regolari.

Ora, a esultare per il sequestro dell’edificio la Sardina Jasmine Cristallo che – dal suo profilo Facebook – ha commentato: “E’ finita la pacchia”. Tuttavia, qualche mese fa, anche le Sardine, per la loro prima riunione ufficiale scelsero proprio uno stabile occupato nel cuore di Roma.

Com’era quello slogan ?
Ah, sì!
È finita la Pacchia.

Fonte: L’Espresso, Il Fatto Quotidiano, Jasmine Cristallo Facebook

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