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La Ue vuole ricollocare i migranti di Sea Watch, la comandante forza il blocco

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:39
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Era stato preannunciato ed era quasi inevitabile. Dopo aver tentato ogni possibile via legale e dopo il no della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo la Sea Watch 3, l’imbarcazione dal 12 giugno  al largo di Lampedusa, ha finalmente il blocco ed è entrata in acque italiane. E’ diretta verso l’isola siciliana. Carola Rackete, lo aveva confermato e ora lo sta facendo. L’obiettivo è quello di far sbarcare i 42 immigrati a bordo in Italia: no a Tripoli, no a Tunisi, no a Malta. Una sfida verso l’Italia studiata a tavolino e portata alle estreme conseguenze, quella delle Ong, che decide di andare allo scontro totale dopo 14 giorni di stallo.

Il blocco navale viene forzato quando la Ue aveva cominciato finalmente a muoversi dicendo di essere pronta a gestire il ricollocamento dei migranti a bordo.Una soluzione di “basso profilo” che evidentemente non è piaciuta agli attivisti della Ong. In forza del Decreto sicurezza-bis, la nave battente bandiera olandese rischia il sequestro, mentre la comandante, Carola Rackete si espone a gravi conseguenze penali, conseguenze cercate dalla stessa Ong che, evidentemente, ha messo in secondo piano la concreta possibilità di perdere la nave. “Ho deciso di entrare in porto a Lampedusa. So cosa rischio ma i 42 naufraghi a bordo sono allo stremo. Li porto in salvo“, ha la comandante.

La determinazione a forzare il blocco navale era stata confermata in precedenza, nei fatti, anche dai legali della Ong: “Siamo tutti con lei. A questo punto è nella responsabilità del comandante portare in salvo i naufraghi“. Così avevano scritto, poche ore fa, dopo il rigetto del ricorso da parte della Corte Europea. Avevano parlato di “profondo sconcerto” per un verdetto giudicato “contraddittorio e problematico dal punto di vista dell’effettività della tutela dei diritti fondamentali e della dignità dell’uomo“. Ieri la Rackete, intervistata da Repubblica aveva affermato che l’idea di entrare nelle acque territoriali italiane era all’ordine del giorno e, di fatto, imminente.

Nella mattinata di mercoledì 26 giugno, le ultime parole di Sea Watch sono state un appello via Twitter per ottenere donazioni, in vista di possibili, imminenti spese legali: “Se il nostro capitano Carola porta i migranti salvati dalla Sea Watch 3 in un porto sicuro, come previsto dalla legge del mare, affronta pene severe in Italia“. Quindi l’invito a a donare al fondo per l’assistenza legale di Sea Watch “per aiutare Carola a difendere i diritti umani“. Lo scontro tra la ong battente bandiera olandese e lo Stato italiano giunge dunque ad un livello mai raggiunto prima.

 

Dopo la decisione della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo di respingere il ricorso presentato da alcuni dei migranti a bordo dell’imbarcazione al fine di sbarcare subito in Italia, la capitana della Sea Watch 3, dunque, ha deciso intorno alle 13.50 circa di forzare il blocco ed entrare in acque italiane

La notizia è stata confermata dal profilo Twitter della ong attraverso un post in cui si sottolineava che la comandante non aveva altra scelta.

 

La capitana Carola Rackete  aveva confermato in un’intervista a la Repubblica la sua intenzione di arrivare in Italia una volta appreso il responso della Corte di Strasburgo.

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