“La vita dei migranti è più importante delle conseguenze: entro in acque italiane”

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Carola Diakete, comandante della Sea Watch 3, si è detta pronta a sbarcare ugualmente a Lampedusa, facendosi carico delle conseguenze a suo carico. La condizione a bordo, infatti, 

comandante pronta ad entrare in acque italiane - Leggilo

Chiedono aiuto i migranti a bordo della Sea Watch 3. Non ce la fanno più, sono esausti, stanchi e gridano, disperatamente, di toccare terra. Lo fanno in un video, condiviso dal Forum Lampedus Solidale, in cui dicono: “Non ce la facciamo più, siamo come in prigione. Immaginate come deve sentirsi una persona che è scappata dalle carceri libiche e che ora si trova sui, costretta in uno spazio angusto, seduta o sdraiata senza potersi muovere. Inevitabilmente rischia di sentirsi male”. Poi, denunciano l’impossibilità di muoversi, su una barca piccola e in un piccolo spazio. Loro, invece, sono tanti. “L’Italia non ci autorizza a sbarcare, chiediamo il vostro aiuto, chiediamo l’aiuto delle persone a terra. Pensateci perché qui non è facile. Manca tutto, non possiamo fare niente, non possiamo camminare. Per favore non ci lasciate qui così, non ce la facciamo più”, continuano.

Pubblicato da Forum Lampedusa Solidale su Lunedì 24 giugno 2019

L’appello alla Corte Europea dei diritti di Strasburgo sembra essere stato un buco nell’acqua. Sono passati tredici giorni, l’imbarcazione umanitaria della Ong tedesca è bloccata al largo delle coste di Lampedusa e Carola Rackete, capitana tedesca della nave, sembra non avere altra scelta che sbarcare, pur con le conseguenze – con l’applicazione del Decreto Sicurezza bis – a cui andrà incontro. “Io voglio entrare. Entro nelle acque italiane e li porto in salvo a Lampedusa”, ha affermato Rackete in un’intervista a Repubblica, conscia che verrà accusata di favorire l’immigrazione clandestina,di associazione a delinquere e che la sua nave verrà multata e confiscata. “Lo so, ma io sono responsabile delle 42 persone che ho recuperato in mare e che non ce la fanno più. Quanti altri soprusi devono sopportare? La loro vita viene prima di qualsiasi gioco politico o incriminazione. Non bisognava arrivare a questo”, ha aggiunto.

Le condizioni a bordo, intanto, continuerebbero a peggiorare: “L’Italia mi costringe a tenerli ammassati sul ponte, con appena tre metri quadrati di spazio a testa. Qualcuno minaccia lo sciopero della fame, altri dicono di volersi buttare in mare o tagliarsi la pelle. Non ce la fanno più, si sentono in prigione. Ci sono anche minorenni, continua la capitana. Tre ragazzi di appena 11, 16 e 17 anni. In Libia hanno subito abusi.  Il 14 giugno ho fatto richiesta al Tribunale dei minorenni di Palermo perché prendesse in carico il loro caso. Non mi ha risposto nessuno”, continua Rackete che, imperterrita, ogni giorno cerca di mettersi in contatto con le autorità competenti, a loro volta con “le mani legate dal Ministero dell’Interno”.

E se Salvini chiede che l’Olanda e la Germania si facciano carico della situazione, Rackete risponde sottolineando quanto sarebbe ridicolo dover circumnavigare l’intera Europa e denuncia la situazione libica:Non è colpa nostra se il Libia c’è la guerra, ci dicono. Non è colpa nostra se in Africa sono poveri, continuano. Siamo circondati dall’indifferenza dei governi nazionali. La mia vita è stata facile, ho potuto frequentare 3 università, a 23 anni mi sono laureata. Sono bianca, tedesca, nata in un Paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto, ho sentito un obbligo morale di aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità”.

Linardi: “Condizioni critiche a bordo”

Intanto, in un tweet della Sea-Watch Italy, la portavoce Giorgia Linardi denuncia la criticità della situazione. Su La7, ospite in collegamento a Tagada, ha parlato di come sia “sempre più difficile la gestione delle persone rimaste a bordo, che chiedono se lo sbarco avvenga su base razziale o fino a che punto bisogna sentirsi male per essere sbarcati. È una situazione che non possiamo sostenere a lungo, stiamo ricorrendo ai rimedi interni e internazionali che la legge mette a disposizione. Dopodiché, se nemmeno questi saranno sufficienti il comandante non avrà altra scelta che prendere le proprie decisioni”.

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Nach 19 ungewissen Tagen freuen wir uns, dass unsere Gäste endlich Land erreichten. Ihre Freude dringt durch die Scheibe. Wir kämpfen für ein EUropa, in dem die Räume für sie nicht begrenzt und überwacht werden. Wir wünschen ihnen alles Gute für die Zukunft. — After 19 uncertain, agonizing days, we feel happy for our guests, who finally reached land. Their joy speaks through windows and across spaces. We strive for a EUrope where spaces for them would not be confined and policed. We wish them all the best for their future. 📸 Chris Grodotzki #United4Med #ApriteiPorti #DefendSolidarity #SeenotrettungistkeinVerbrechen #Seenotrettung #searescue #searescueisnotacrime #safepassage #rechtaufflucht #togetherforrescue #right2rescue #noborders #refugeeswelcome #SeaResistance #refugees #humanrights #menschenrechte #searchandrescue #sar #noborder #openborders #mediterraneansea #malta #rescue #europe #window #sea

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Giorgia Linardi denuncia le violazioni dei diritti umani da parte dello Stato e anche l’assurdità di Salvini “che abusa della propria posizione per permettersi di insultare dei liberi cittadini, che indagini di diverse procure della Repubblica italiana hanno dimostrato non colludere in alcun modo con l’attività dei trafficanti”. Portare i migranti in Germania o Olanda, dice la portavoce, sarebbe stato fattibile se solo lo sbarco fosse stato autorizzato dal Ministro dell’Interno. Ma il leader del Carroccio, prosegue Linardi, nel continuare ad intimare alla nave di sbarcare in Olanda “evidentemente non conosce il diritto del mare che prevede che le persone soccorse debbano essere condotte e sbarcate nel posto sicuro più vicino. Navigare fino in Olanda non avrebbe alcun senso e ne avrebbe anche meno nell’ipotesi di una condivisione delle responsabilità a livello europeo dove queste persone possono essere facilmente sbarcate e poi trasferite in un altro Paese”

” Il livello del ministero degli Interni rimane infimo: c’è una società civile che mostra un sistema condiviso di accoglienza, se ciò non avviene è per colpa del governo italiano, ma anche degli altri governi europei: è ridicolo che si ritiene la più grande minaccia per la sicurezza nazionale una nave che trasporta migranti disperati”, prosegue Linardi che, su Radio CRC, ha denunciato nuovamente le condizioni critiche a bordo: “Le persone sono sempre più debilitate, sono da due settimane a bordo, la temperatura durante il giorno è alta, le persone sono sul ponte al caldo, la notte dormono sul ponte: non siamo su una nave da crociera. È preoccupante lo stato psicologico di queste persone, scoraggia molto: hanno capito questi migranti di non esser voluti. Il nostro Paese li sta trattando come bestie: e lo sta facendo anche l’Europa. Arrivano da queste persone storie irripetibili, non raccontiamo tutto perché sono esperienze terribili e che non vogliono esser condivise”.

 

Chiara Feleppa

Fonte: Repubblica, Forum Lampedusa solidale Facebook, Sea-Watch Italy Twitter, Radio CRC, La7

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