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Prigioni libiche, si muove Papa Francesco: “Liberateli e portateli qui”

Papa Francesco ha lanciato un nuovo disperato appello per spingere l’Europa a prendersi cura dei migranti, specie dopo il caos in Libia che aggrava ancor di più le loro condizioni. 

Sono giorni di conflitto, in Libia, dove ormai è possibile parlare di una vera e propria guerra civile in corso. L’offensiva che il generale Haftar sta conducendo contro il Governo di Tripoli ha messo nei guai Fayez Serraj, che fatica ad essere positivo sui probabili risvolti della faccenda e non ha intenzione di scendere a compromessi. In più, oltre ad essere scattato l’allarme terrorismo, la situazione, in termini di morti, è disastrosa. Così, Papa Francesco ha lanciato un nuovo appello per aiutare i migranti – o sarebbe meglio dire “persone migranti”, in nome del “politically correct” – e salvarli dall’inferno.

“Vi invito ad unirvi alla mia preghiera per i profughi che si trovano nei centri di detenzione in Libia, la cui situazione, già molto grave, è resa ancora più pericolosa dal conflitto in corso. Faccio appello perché specialmente le donne, i bambini e i malati possano essere al più presto evacuati attraverso corridoi umanitari”, ha detto il Papa al termine del “Regina Coeli” recitato dalla finestra del suo studio, nel Palazzo Apostolico, come riportato da Agensir. La comunità internazionale dovrebbe infatti agire affinché i migranti che attualmente si trovano prigionieri nei centri di detenzione in Libia, in condizioni disumane, possano trovare altre vie, attraverso i corridoi umanitari, e mettersi in salvo.

Insomma, Papa Francesco vuole i migranti ma non ha nessuna intenzione di aprire le porte del Vaticano. Diverse volte Bergoglio aveva denunciato la necessità, per l’Europa, di occuparsi della faccenda umanamente, e ieri è arrivata l’ultima proposta.  Attraverso l’Obolo di San Pietro, l’istituzione caritatevole della Santa Sede che finanzia le opere di beneficenza del Vaticano, il Vescovo di Roma ha donato mezzo milione di dollari per assistere i migranti al confine tra Usa e Messico, offrendo così beni di prima necessità e cibo a quanti si trovano nell’impossibilità di poter avanzare verso gli Stati Uniti.

Fonte: Agensir

Pubblicato da
Chiara Feleppa

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