Ci diceva che eravamo sovrappeso, così l’abbiamo uccisa, ha detto una delle figlie di Laura Ziliani

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Fonti ed evidenze: SkyTg24, Fanpage

La confessione di Mirto Milani ha qualcosa di incredibile. Perché è incredibile che le due figlie e il fidanzato di una di esse possano aver usato tanta crudeltà nell’uccidere Laura Ziliani.

Mirto Milani, uno dei tre imputati per l’omicidio della vigilessa bresciana Laura Ziliani, ha rotto il silenzio dopo mesi. L’uomo ha spiegato nei dettagli il modo in cui lui assieme alle due figlie della donna – Silvia e Paola Zani – hanno ucciso la donna.

ANSA/Filippo Venezia

Le abbiamo dato i farmaci, poi le abbiamo messo un sacchetto in testa e lo abbiamo chiuso ma Laura non moriva. Così io e Silvia le abbiamo stretto le mani al collo” – le parole di Milani. E’ incredibile cotanta violenza nei confronti della propria madre. Laura Ziliani è stata trovata morta l’8 agosto del 2021 ma era sparita l’8 maggio. Paola e Silvia Zani si sono giustificate sostenendo che la madre, sportiva e in perfetta forma fisica, le faceva sentire inadeguate in quanto in sovrappeso. La vigilessa aveva anche una terza figlia che, per il momento, ha preferito chiudersi in un rigoroso silenzio in attesa dell’inizio del processo. Il trio mirto-Paola-Silvia ha confessato di aver pianificato e ucciso la donna. Una decisione che arriva dopo la chiusura delle indagini e che potrebbe consentire ai tre di richiedere, tramite i loro legali, di essere giudicati con rito immediato.

La terza sorella, assieme alla nonna – mamma della vittima – hanno deciso di costituirsi parte civile e di chiedere il risarcimento. Lo ha spiegato il legale che le assiste, l’avvocato Piergiorgio Vittorini. Proprio la terza figlia e la nonna sono state due figure chiave per una svolta nelle indagini. La terza delle sorelle – Lucia – infatti, avrebbe raccontato di un rapporto ostile tra le sorelle e la madre. Un rapporto confermato anche dalle due figlie agli inquirenti che, durante l’interrogatorio in cui hanno ammesso le loro responsabilità, hanno raccontato dei continui rimproveri della madre. Da qui, la decisione di attuare un piano per ucciderla. Il movente dei rimproveri per il sovrappeso, però, sembra non convincere del tutto gli inquirenti i quali restano convinti ci siano ragioni di natura economica dietro la decisione di uccidere la vigilessa.