Pavia, puniscono i figli per i brutti voti: i giudici condannano i genitori a risarcirli con 10mila euro a testa

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Fonti ed evidenze: Repubblica, Open

Punivano i figli ogni volta che i ragazzi prendevano brutti voti. I giudici hanno condannato la coppia.

Non è la prima volta che i giudici danno ragione ai figli che portano in Tribunale i genitori. Nei mesi scorsi diverse sentenze hanno dato ragione ai minori che, contro la volontà di mamma e papà, volevano vaccinarsi. Addirittura in Olanda un dodicenne ha denunciato il padre per ottenere l’autorizzazione a farsi somministrare il vaccino anti Covid.

ANSA/ALESSANDRO DI MEO/ARCHIVIO

Di tutt’altro genere quanto accaduto a Pavia. I giudici anche questa volta hanno dato ragione ai figli – un ragazzino di 16 anni e una bambina di 12 – ma il vaccino non c’entra nulla. I due adolescenti venivano puniti da madre e padre – una coppia indiana – ogni volta che prendevano brutti voti a scuola. Le punizioni non consistevano in castighi, divieti di uscire con gli amici, niente televisione o telefonino. No: i due minori, ogni volta che tornavano a casa con un voto ritenuto inadeguato  venivano picchiati con una scopa o frustati con il cavo della corrente elettrica. I genitori sono stati condannati   a 4 mesi per abuso di mezzi di correzione. Inoltre i giudici hanno stabiliti che i due ragazzini dovranno essere risarciti per le violenze subite con 10mila euro a testa. I fatti risalgono a tre anni fa. Erano stati gli stessi figli a denunciare i soprusi subiti dai genitori. La vicenda è stata seguita anche dal Tribunale per i minorenni di Milano, che ha disposto l’allontanamento dei due ragazzi dalla famiglia.

In realtà – come hanno spiegato durante l’udienza gli avvocati che rappresentavano i due ragazzini – sia il 16enne sia la 12enne avevano sempre avuto voti al di sopra della sufficienza. Ma per i due genitori, evidentemente, i figli non soddisfacevano le loro aspettative. D’altro canto il legale che difendeva il padre e la madre ha già annunciato che farà ricorso in appello in quanto – ha sostenuto – in questi tre anni i suoi assistiti si sono impegnati a ricostruire un rapporto sano ed equilibrato con i propri figli.

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