Vaccinare le persone fragili non è servito e non serve. Continueranno a morire di Covid, dice Andrea Crisanti

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Fonti ed evidenze: Ministero della salute, AdnKronos

Il professor Andrea Crisanti, microbiologo dell’Università di Padova, espone un punto di vista sui vaccini un po’ diverso rispetto a quello a cui siamo abituati.

Il Ministero della Salute informa che nelle ultime ventiquattro ore i casi totali di Covid sono saliti di 77.621 unità. Da ieri 170 morti. I ricoveri salgono di 131 unità mentre in terapia intensiva -6 assistiti da ieri.

Vaccinare i soggetti fragili – anziani, sotto chemioterapia – è stata la priorità in questi due anni di pandemia di Covid. Infatti, con ogni dose di vaccino, si è partiti proprio da loro. Forse non è stata la scelta migliore.

Il professor Andrea Crisanti – ordinario di Microbiologia presso l’Università di Padova – è sicuramente uno dei più grandi sostenitori dei vaccini: assolutamente certo della loro sicurezza ed efficacia. Ora, tuttavia, dopo che il 90% circa della popolazione ha ricevuto due se non tre dosi, il suo punto di vista è un po’ cambiato. “La priorità resta proteggere i vulnerabili che, però, vulnerabili rimangono anche se vaccinati. Continuare con le dosi non cambia moltissimo. Se sei fragile, fragile rimani. Infatti tutte le centinaia di morti che contiamo ogni giorno sono persone vaccinate ma fragili” – le parole dell’esperto. Crisanti, dunque, smonta uno dei pilastri sostenuti dal Governo e dai suoi colleghi: il vaccino tutela dal decesso.

Ciò è certamente vero nella maggior parte dei casi ma non sempre. Se un soggetto è fragile – per età o per patologie – anche dopo infinite dosi di vaccino può morire con il Covid se lo contrae. Recentemente lo stesso istituto Superiore della Sanità ha ammesso che il 97% dei morti di Covid erano soggetti con più di 80 anni vaccinati. Crisanti si schiera anche contro le misure restrittive che ancora permangono come Green Pass e mascherine: a questo punto, a suo dire, non hanno più senso. Oramai – spiega l’esperto – il Covid è diventato contagioso quanto il morbillo e, quindi, nessuna restrizione può frenare l’ascesa dei contagi: “Oggi il Covid ha un indice d’infettività che va da 12 a 15, tipo il morbillo. Con numeri di questo tipo non c’è misura di contenimento che funzioni. Quindi tanto vale non adottarle” – ha concluso il microbiologo patavino.

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